Suore in fuga convento, ex badessa Aline rompe il silenzio e denuncia la caccia senza prove
Una vicenda interna che ha scosso la comunità religiosa trevigiana e ha portato a provvedimenti istituzionali culminati in un commissariamento. Tra ispezioni contestate, accuse di maltrattamenti e un progressivo dissolversi della vita in clausura, la storia del monastero cistercense di Vittorio Veneto continua a fare discutere a distanza di un anno dai fatti di fine aprile 2025. A ricostruire dinamiche, passaggi legali e scelte successive è Madre Aline Ghammachi, ex badessa, che riapre il caso con una narrazione dettagliata e una posizione netta rispetto alle accuse.
monastero cistercense di vittorio veneto: la “fuga” di fine aprile 2025
La vicenda si intreccia con un’uscita repentina dalla clausura. In fine aprile 2025, alcune religiose varcano la soglia del monastero cistercense di Vittorio Veneto senza portare con sé denaro o indumenti di ricambio. Il motivo indicato è un’unica urgenza: allontanarsi da un contesto divenuto insostenibile.
La ricostruzione mette in evidenza come, nel quadro complessivo, il passaggio decisivo sia la rimozione della badessa e il conseguente cambio di assetto della struttura. Otto giorni dopo l’allontanamento, prende forma anche l’uscita di altre consorelle, descritta non come una reazione organizzata, ma come una fuga dettata dal timore.
madre aline ghammachi: origini, clausura e nomina a badessa nel 2018
Madre Aline Ghammachi, originaria del Brasile, ha 42 anni. La vocazione viene descritta come maturata in età giovanissima: ingresso in clausura in Italia nel 2006, con una scelta definita “totale e radicale” avviata a partire dai 15 anni. Dopo anni di vita monastica ritenuta stabile, arriva la nomina a badessa nel 2018.
Il punto di rottura, secondo la protagonista, si colloca a partire dal 2023, quando il monastero inizierebbe a subire verifiche considerate anomale.
accuse interne, ispezioni e commissariamento: la versione di madre aline
ispezioni considerate “anomale” dal 2023
Madre Aline riferisce che in due anni sarebbero state effettuate sette ispezioni. La religiosa le descrive come estranee a una comunità di clausura, sottolineando che si sarebbero tradotte in domande continue sulla vita personale e comunitaria e in un clima molto pesante.
denunce di quattro consorelle e contestazione delle accuse
Secondo quanto riportato, alla base delle verifiche vi sarebbero state denunce di quattro consorelle che avrebbero accusato la badessa di maltrattamenti fisici, psicologici e manipolazione. Madre Aline respinge integralmente tali ricostruzioni: definisce l’immagine diffusa una falsa rappresentazione e afferma che, in una comunità composta da 23 persone, diverse consorelle avrebbero sempre smentito la versione riportata.
La religiosa sostiene inoltre che quanto contestato emergerebbe anche negli atti consultabili dopo un ricorso. Nel suo racconto, il commissariamento sarebbe scaturito da una singola relazione redatta da un visitatore, indicata come incongruente e priva di elementi di prova concreti.
allontanamento della badessa e uscita delle consorelle tra timore e obbedienza
In primavera 2025 si consuma l’epilogo istituzionale: il decreto di rimozione viene notificato a Madre Aline in un giorno dal forte significato simbolico, il Venerdì Santo, imponendo l’uscita dalla struttura il 21 aprile. Madre Aline precisa che non si sarebbe trattato di una scelta, ma di un allontanamento.
La religiosa riferisce di essersi trasferita prima dai genitori e successivamente a Milano per sottoporsi a cure mediche.
Nel frattempo, il monastero di Vittorio Veneto viene commissariato e affidato alla guida di una religiosa straniera. In questo nuovo assetto, l’esodo matura: otto giorni dopo l’espulsione della badessa, il 29 aprile cinque suore abbandonano la clausura.
Secondo la versione riportata, la partenza non sarebbe stata guidata da un’idea di ribellione serena, ma da un timore crescente. Viene richiamato un contesto in cui, anche davanti a situazioni percepite come ingiuste, sarebbe stata richiesta una obbedienza assoluta. La decisione, nel racconto della protagonista, si colloca tra due possibilità: cedere o ricominciare.
vie legali avviate: segnatura apostolica, sacra rota e diffamazione
Madre Aline dichiara di voler ripristinare la verità dei fatti e di rifiutare che quanto accaduto resti coperto dal silenzio. Per farlo, avvia un percorso legale su più piani.
- impugnazione del decreto di rimozione alla Segnatura Apostolica
- causa presso la Sacra Rota Romana
- esposto per diffamazione alla Procura della Repubblica di Treviso sul versante civile
Nella narrazione della religiosa, emerge anche la consapevolezza di sentirsi coinvolta in un “sistema” che talvolta tende a proteggere se stesso. Allo stesso tempo viene esclusa una contrapposizione con la Chiesa, definita come parte integrante della sua vita e della sua esperienza spirituale.
nuova vita a san vendemiano: comunità, attività e ricostruzione spirituale
Oggi, le religiose indicate come “fuggitive” descrivono un nuovo equilibrio fisico e spirituale. Il gruppo trova ospitalità in una casa a San Vendemiano (Treviso) donata da un benefattore e resa utilizzabile grazie a una struttura inizialmente vuota. Nel nuovo contesto, le donne diventano dodici, tra suore e oblate.
La comunità opera in stretta osservanza della propria vocazione originaria, pur precisando di non avere attualmente un riconoscimento formale come struttura ecclesiastica ufficialmente riconosciuta. La giornata è scandita da preghiera, accoglienza di persone bisognose di ascolto e lavoro manuale, con produzione di biscotti, miele e succo di aloe.
Il percorso viene presentato come un tentativo di ripartire: la nuova fase viene riassunta come un ritorno alla gioia dopo gli eventi che hanno spezzato la continuità della vita comunitaria.
madre aline ghammachi e le figure citate nella ricostruzione
La narrazione ruota attorno a Madre Aline Ghammachi, indicata come protagonista principale. All’interno del racconto compaiono anche le consorelle coinvolte nelle fasi di contestazione e uscita dalla clausura, descritte in forma numerica e collettiva.
- Madre Aline Ghammachi
- quattro consorelle citate come promotrici di denunce
- cinque suore indicate come parte dell’uscita del 29 aprile


