Stretto di hormuz bloccato: allarme fao sulla sicurezza alimentare mondiale

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Stretto di hormuz bloccato: allarme fao sulla sicurezza alimentare mondiale

Una crisi prolungata nello Stretto di Hormuz rischia di innescare un’emergenza che va ben oltre la sfera geopolitica, fino a una catastrofe agroalimentare globale. L’allarme arriva dalla Fao, che mette in evidenza la natura urgente del problema: l’accesso regolare delle navi ai corridoi marittimi necessari al trasporto di beni agricoli essenziali.

La Fao descrive una situazione di crisi di approvvigionamento che potrebbe tradursi in inflazione dei prezzi alimentari entro la fine dell’anno, con conseguenze particolarmente gravi per i Paesi più vulnerabili. Secondo l’organizzazione, oggi tra il 20 e il 45% delle esportazioni di input agroalimentari fondamentali dipende proprio dal passaggio attraverso lo Stretto, includendo fertilizzanti, pesticidi, carburanti e spray chimici.

stretto di hormuz e approvvigionamento agroalimentare globale

La Fao collega la possibile interruzione al funzionamento di filiere già fragili. Vengono segnalate distorsioni nel sistema agroalimentare che aumentano la dipendenza delle comunità dai mercati e rafforzano dinamiche in cui alcuni Paesi diventano principali fornitori di materie destinate all’esportazione o a grandi produzioni indirizzate agli allevamenti intensivi.

Il rischio, secondo l’organizzazione, è quello di generare effetti a catena analoghi a quelli osservati dopo l’emergenza legata al Covid-19, con un impatto che, ancora una volta, colpirebbe in modo più netto le economie meno resilienti.

insicurezza alimentare in crescita e pressione sui prezzi

La gravità dello scenario è stata ribadita anche da vertici istituzionali internazionali. In conferenza stampa, la direttrice generale del Fondo Monetario Internazionale, Kristalina Georgieva, ha affermato che l’impatto della guerra in Medio Oriente ha prodotto insicurezza alimentare per altri 45 milioni di persone o più a causa delle interruzioni nei trasporti.

Nel complesso, la Fao stima che nel mondo soffrano la fame oltre 360 milioni di persone. Il dato può peggiorare nel tempo, soprattutto per effetto dei prezzi elevati dei fertilizzanti e della conseguente dinamica sui costi agricoli.

Per il mese di marzo, l’indice dei prezzi alimentari della Fao risulta relativamente stabile grazie a una disponibilità ampia della maggior parte dei prodotti, in particolare dei cereali. La previsione, però, indica che la pressione aumenterà ad aprile e si intensificherà a maggio.

fao: tempo limitato e possibili conseguenze macroeconomiche

Maximo Torero, capo economista della Fao, evidenzia che l’obiettivo prioritario riguarda l’evitare riduzioni dei raccolti e un incremento dei prezzi di materie prime, con conseguente crescita dell’inflazione alimentare nel prossimo anno.

Qualora la dinamica dei prezzi si aggravasse, la Fao ritiene probabile l’adozione di politiche per ridurre i prezzi alimentari interni. Questo, a sua volta, potrebbe comportare un aumento dei tassi di interesse e quindi un possibile rallentamento della crescita economica a livello globale.

onU e commissione europea: navigazione libera e quadro di intervento

Sul tema dello Stretto di Hormuz è intervenuto anche il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, sottolineando che tutte le parti coinvolte devono rispettare la libertà di navigazione. L’interruzione delle forniture di fertilizzanti e beni correlati, secondo quanto riportato, aggrava l’insicurezza alimentare per milioni di persone vulnerabili.

Parallelamente, la Commissione europea risulta impegnata in consultazioni con gli Stati membri per raccogliere pareri su un quadro mirato e temporaneo destinato a fronteggiare gli effetti della crisi su settori particolarmente esposti, tra cui agricoltura, pesca, trasporto su strada e marittimo a corto raggio all’interno dell’Unione europea.

il nodo dei fertilizzanti e l’urea dal medio oriente

La priorità indicata dalla Fao riguarda i fertilizzanti. L’organizzazione evidenzia due fattori principali: la chiusura di fabbriche e l’aumento dei costi legati al gas, che hanno inciso in modo generalizzato sui prezzi della produzione.

Secondo quanto riportato, il prezzo dell’urea proveniente dal Medio Oriente è aumentato del 70% in poche settimane. L’urea è descritta come il concime chimico più diffuso al mondo, con una composizione in cui il 46% di azoto sostiene la crescita delle foglie verdi, insieme ad altri componenti come ammoniaca e fosfati.

Per l’organizzazione, in molte aree del mondo l’urea contribuisce a garantire raccolti abbondanti di grano e cereali. I Paesi del Golfo sono inoltre grandi esportatori di fertilizzanti azotati. Da quanto indicato, Qatar e Iran risultano tra le principali aree di provenienza, con una quota rilevante della produzione mondiale di urea derivata da gas naturale. Attualmente, circa un terzo del commercio di urea risulta fermo, con impianti che avrebbero sospeso o ridotto la produzione negli Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Iran, Giordania e Qatar.

assenza di riserve strategiche e sospensione dei contratti

La Fao spiega che, a differenza del settore petrolifero, quello dei fertilizzanti non dispone di riserve strategiche coordinate a livello internazionale. Inoltre, diversi contratti stipulati prima della guerra per regolare i prezzi risultano sospesi: i produttori avrebbero invocato la “forza maggiore” per giustificare l’interruzione.

previsioni sui prezzi dei fertilizzanti e tempi di rientro

Secondo le stime riportate, la Fao prevede che i prezzi globali dei fertilizzanti possano aumentare in media del 15-20% nella prima metà del 2026. Torero afferma che una riduzione significativa richiederebbe probabilmente 4-8 settimane dopo la riapertura, necessarie per l’aumento della produzione e per la riprogrammazione delle spedizioni.

La previsione sottolinea anche che il ritorno a livelli paragonabili a febbraio 2026 sarebbe improbabile prima del terzo trimestre del 2026, con possibilità che si estenda fino a fine dell’anno.

decisioni agricole e raccolti non più recuperabili

Un’eventuale riapertura immediata dello Stretto di Hormuz, interpretata come ripresa del movimento delle navi insieme a un cessate il fuoco, avrebbe un impatto significativamente positivo, anche se non completo e con effetti disomogenei.

La Fao segnala che gli agricoltori dovranno scegliere se modificare le colture in base alla disponibilità di fertilizzanti oppure se piantare meno e destinare maggiori risorse a biocarburanti, in un contesto in cui i prezzi del petrolio risultano elevati. Una simile strategia ridurrebbe però l’offerta globale di prodotti alimentari.

calendario delle colture e aree dove è “troppo tardi”

Viene indicata una differenza tra Paesi legata alle stagioni: nell’emisfero nord la coltivazione è già in corso, così i raccolti non potrebbero essere recuperati. Torero parla esplicitamente di un ritardo irreversibile in India, Bangladesh, Pakistan, Sri Lanka, Sudan, Kenya, Somalia, Turchia e Giordania, tutti considerati fortemente dipendenti dai fertilizzanti del Golfo e associati a problemi di insicurezza alimentare.

Per l’Asia, l’organizzazione indica la possibilità che i secondi raccolti rimangano ancora salvabili se i fertilizzanti arrivassero entro 4-6 settimane. Se invece lo stallo nello Stretto non si risolve rapidamente, la Fao prevede la necessità di intervenire anche tramite misure di supporto finanziario.

finanziamenti multilaterali e strumenti per shock alimentari

La Fao propone di chiedere alle istituzioni multilaterali di fornire finanziamenti ai Paesi a rischio di perdere l’accesso ai fertilizzanti di base, poiché le semine sarebbero già avviate. Torero richiama la possibilità di utilizzare i meccanismi di compensazione della bilancia dei pagamenti del Fondo Monetario Internazionale e la “Finestra per gli shock alimentari”.

La finalità indicata riguarda l’ottenimento rapido dei fertilizzanti oggi necessari, evitando di innescare una competizione distorta sui sussidi.

priorità della fao basata sul calendario delle colture

La Fao elabora una priorità per i Paesi fondata sul calendario delle colture, così da definire quando e in quali quantità servono i fertilizzanti. Nelle ore considerate, viene citato il coinvolgimento di Fondo monetario internazionale, Agenzia internazionale dell’energia e Banca mondiale, con una valutazione dell’impatto della guerra definito sostanziale, globale e fortemente asimmetrico, poiché colpisce in modo sproporzionato i Paesi importatori di energia, in particolare quelli a basso reddito.

personaggi e rappresentanti citati

  • David Laborde, direttore della divisione di economia agroalimentare della Fao
  • Maximo Torero, capo economista della Fao
  • Kristalina Georgieva, direttrice generale del Fondo Monetario Internazionale
  • Antonio Guterres, segretario generale dell’Onu
“Rischio catastrofe alimentare globale se continua la crisi nello stretto di Hormuz”. L’allarme della Fao che teme effetti simili al post Covid

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