Saviano stoccata a Salvini e difesa di Gomorra: non sono un problema per Napoli
Roberto Saviano, ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa, affronta il tema dell’assoluzione legata alla querela presentata da Matteo Salvini e sviluppa una riflessione sulla narrazione pubblica che coinvolge Gomorra e la camorra. Le sue parole mettono al centro la relazione tra potere politico, critica culturale e spazio pubblico, contestando l’idea secondo cui raccontare il fenomeno criminale possa diventare una causa di ulteriore criminalità.
assoluzione querela salvini e contestazioni sul piano politico
Roberto Saviano descrive la situazione dopo l’assoluzione ottenuta rispetto alla querela presentata da Matteo Salvini, definito dallo scrittore “ministro della MalaVita”. Secondo Saviano, l’azione avrebbe avuto caratteristiche che lui ritiene non conciliabili con un corretto confronto tra istituzioni e lavoro intellettuale.
Nel corso del confronto, Saviano afferma che Salvini intendeva querelarlo di nuovo, ma che non sarebbe stato possibile farlo per una legge che egli stesso avrebbe voluto. La ricostruzione dello scrittore si concentra poi su un punto specifico: portare scrittori, intellettuali e giornalisti in tribunale su impulso di un ministro sarebbe, nella sua visione, un gesto connotato da autoritarismo.
scrittura, critica e “firma” come unica leva
Saviano lega il proprio ragionamento alle dinamiche degli anni precedenti, quando, secondo lui, le pagine utilizzate contro la sua figura avrebbero reso “ordinario” l’attacco del potere politico verso chi non dispone di altri strumenti se non parole, firma e lettori. La vittoria, continua lo scrittore, avrebbe aperto la strada a una difesa della possibilità di criticare in modo radicale il potere politico.
gomorra e la contestata accusa di “creare” nuovi criminali
Uno snodo centrale delle dichiarazioni riguarda la critica alla narrazione secondo cui Gomorra avrebbe contribuito a formare o alimentare nuovi criminali. Saviano contesta l’attribuzione di un ruolo causale ai racconti, sostenendo che l’organizzazione criminale esiste da prima dell’arco storico richiamato nel dibattito.
Lo scrittore si sofferma su un’immagine complessiva: come può essere considerato un “problema di Napoli” ciò che viene raccontato attraverso il suo lavoro, soprattutto se vengono richiamate idee secondo cui Gomorra avrebbe permesso ai giovani di sparare. Saviano ribadisce che la camorra è un’organizzazione preesistente, già presente sotto i Borbone, e quindi non riconducibile, nella sua lettura, all’influenza del racconto.
perché si associa la narrazione al reclutamento criminale
Saviano afferma che sarebbe inaccettabile pensare che Gomorra abbia “armato i ragazzini”. Prosegue sostenendo che l’associazione, nella forma con cui viene proposta, servirebbe a collegare in modo velenoso chi descrive il potere criminale a una presunta promozione dello stesso potere.
l’attesa del cambiamento e la delusione dello sguardo pubblico
Secondo Saviano, il proprio lavoro nasceva anche dalla convinzione che “illuminare l’ombra” potesse costringere la politica a intervenire in modo più deciso: davanti ai fatti, sostiene, non sarebbe stato possibile restare fermi. La linea di pensiero include anche un passaggio sull’opinione pubblica: una volta acquisita piena conoscenza della situazione, a suo giudizio, non dovrebbe prendersela con il “messaggero”.
La realtà descritta dallo scrittore, invece, si discosta da quella aspettativa. Saviano racconta che, quando il messaggio è divenuto insopportabile per una certa parte dell’ambiente, avrebbe cominciato a cogliere uno sguardo nei propri confronti, segno di una reazione collettiva che non coincideva con quella auspicata.
personaggi e ospiti presenti
- Roberto Saviano
- Fabio Fazio
- Matteo Salvini