Sanzioni disciplinari e contenziosi tra presidi e docenti, gilda chiede un terzo organismo giudicante
Le sanzioni disciplinari nel mondo della scuola possono diventare un terreno delicato, capace di incidere su lavoro, tutele e persino sul senso stesso del ruolo docente. In Puglia sono emersi casi concreti che raccontano contestazioni arrivate da parte dei dirigenti scolastici e gestite secondo percorsi amministrativi pensati, ma spesso percepiti come sbilanciati. Sullo sfondo, emerge la richiesta di un cambiamento strutturale: la creazione di un organismo terzo, con funzioni di valutazione superiori, in grado di esaminare le contestazioni alla luce di regole condivise.
casi disciplinari in puglia: sanzioni, richiami e “censure”
Un episodio riguarda una docente 66enne della scuola dell’infanzia a Bari, colpita da una sanzione disciplinare motivata dal fatto che non si alzava dalla sedia. Nella stessa regione, in una scuola primaria, a una maestra è stato rivolto un richiamo scritto legato alla pubblicazione sui social di considerazioni generiche sulla scuola. In un istituto professionale, inoltre, un professore è stato oggetto di censura per una festa di compleanno non autorizzata svolta durante l’intervallo.
Questi episodi sono indicati come solo tre esempi tra centinaia di casi che i sindacati devono affrontare ogni anno. La cornice descritta è quella di un sistema in cui il dirigente scolastico assume il ruolo di pubblico ministero e anche di giudice nella gestione delle contestazioni.
procedura disciplinare nella scuola: norme, tempi e tipologie di sanzione
Il quadro regolatorio richiamato poggia su Decreto Legislativo 165/2002, contratto nazionale e sul codice di comportamento disciplinare dei dipendenti dell’Amministrazione dello Stato. La sanzione può assumere diverse forme: richiamo verbale, richiamo scritto o censura; inoltre possono essere applicate misure come sanzioni pecuniarie con trattenuta dallo stipendio, fino a sospensione dal servizio, sospensione dalla retribuzione e da carta docente, arrivando al licenziamento.
contestazione d’addebito e difese: dieci giorni per reagire
La legge prevede che l’insegnante riceva una contestazione d’addebito tramite comunicazione scritta dei fatti contestati. Entro dieci giorni possono essere presentate difese scritte oppure può essere richiesta un’audizione alla presenza di un’organizzazione sindacale o di un legale di fiducia. Successivamente l’amministrazione decide e motiva la sanzione, che può essere impugnata davanti al giudice del lavoro oppure può essere richiesta una conciliazione.
assenza di terzietà nel ruolo del dirigente: nodo centrale della denuncia
Il punto critico indicato riguarda l’avvio del procedimento e la decisione: in sostanza, a farlo è solo il preside o, nei casi più gravi, il dirigente dell’ufficio scolastico provinciale. Nel sistema descritto non esiste una figura terza incaricata di valutare la contestazione in modo indipendente.
Al momento del ricorso, viene sottolineata anche una asimmetria: il preside risulta difeso dall’avvocatura di Stato, mentre il docente deve sostenere le spese di un legale. Questo meccanismo è indicato come elemento che porta spesso maestri e professori a rinunciare alla Giustizia e a subire le contestazioni trasferendosi o lasciando il proprio ruolo.
conseguenze sul personale: pensionamento anticipato e ostacoli agli atti
Un caso illustrato riguarda la docente dell’infanzia di Bari: con 66 anni, ancora in aula nonostante problemi fisici evidenti, di fronte alla lettera del preside ha scelto di andare in pensione prima del dovuto per chiudere la vicenda.
Per un’altra insegnante della primaria, la contestazione sarebbe nata dopo che la docente aveva espresso lamentele sulla Scuola sui social. In quella situazione, viene riferito che sia stato negato l’accesso agli atti. Anche quando il sindacato ha avviato un ricorso al difensore civico, nonostante il parere positivo di quest’ultimo, il dirigente avrebbe proseguito fino al provvedimento di censura. A quel punto sarebbero state indicate due possibili strade: ricorso al Tar per contestare la negazione della documentazione e ricorso al giudice del lavoro per il provvedimento relativo alla sanzione.
contestazione e “sorveglianza” in classe: il caso del professionale
Un ulteriore esempio riguarda un professore del professionale, ritenuto dal preside inadatto per quella funzione. La dinamica descritta riporta che il dirigente si sia presentato in classe chiedendo ai ragazzi se il docente sapesse insegnare e se assegnasse molti compiti. La punizione sarebbe poi arrivata in seguito a una torta mangiata durante l’intervallo. Secondo quanto riportato dal sindacato, in quella scuola durante la ricreazione gli studenti si facevano portare cibo dai bar.
proposta di riforma: consiglio superiore della docenza e organismo terzo
Per affrontare il problema della terzietà, viene indicata la volontà di cambiare il modello decisionale. Gilda Scuola decide di portare avanti una denuncia con l’obiettivo di arrivare alla creazione di un organismo terzo, definito come consiglio superiore della docenza. La proposta nasce dal coordinatore nazionale del sindacato Vito Castellana.
meccanismo di valutazione: contestazioni esaminate con codice deontologico
La richiesta mira a prevedere un organo nazionale in grado di esaminare le contestazioni emanate dai dirigenti alla luce di un codice deontologico della categoria. Il riferimento centrale è che l’insegnante non venga considerato alla stregua di un impiegato dello Stato, ma venga riconosciuto il diritto alla libertà d’insegnamento prevista dal contratto collettivo nazionale di lavoro, sempre nel rispetto dell’etica.
personaggi citati
- Vito Castellana
La sintesi complessiva del quadro descritto concentra l’attenzione su una gestione delle contestazioni che, secondo quanto riportato, non garantisce una valutazione indipendente e introduce differenze rilevanti tra chi contesta e chi difende. La proposta di un consiglio superiore della docenza rappresenta la direzione indicata per ribilanciare il procedimento, rendendolo più coerente con una visione del ruolo docente fondata su regole e garanzie specifiche.
