Riforma scuola Valditara meno e Manzoni oggi: licei domani e il rischio di deminutio

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Riforma scuola Valditara meno  e Manzoni oggi:  licei domani e il rischio di deminutio

Le nuove indicazioni nazionali scolastiche, ancora in attesa di definizione formale, stanno già delineando un quadro che suscita preoccupazione per le ricadute sulla formazione culturale del Paese. Tra i punti in evidenza emergono cambiamenti che incidono in modo diretto sulla durata dei percorsi e sulla struttura dell’insegnamento, con effetti immediati sul modo in cui vengono affrontati testi e autori. In questo contesto, l’area umanistica viene descritta come il terreno in cui si notano con maggiore chiarezza le trasformazioni, fino alla contrazione di contenuti considerati centrali.

contrazione dello studio della letteratura e ridisegno dei percorsi

Il quadro tracciato dalle indicazioni nazionali mette al centro una riduzione dei tempi dedicati a opere considerate fondamentali. Viene infatti segnalata la contrazione notevole dello studio della Commedia di Dante, passando da tre a due anni. A ciò si aggiunge la consigliata sostituzione del secondo anno: nel posto del capolavoro manzoniano I Promessi Sposi si prevedono letture alternative. Un’ulteriore modifica riguarda l’orientamento a riservare maggiore attenzione alla lettura dei testi, lasciando in secondo piano la dimensione poetica degli autori e le correnti letterarie collegate.

La combinazione di questi interventi viene presentata come un ridimensionamento brusco di elementi attribuiti alla letteratura mondiale, riducendo in modo netto la continuità con cui tali contenuti venivano affrontati. La preoccupazione espressa riguarda l’effetto complessivo: meno tempo, meno stabilità, una diversa gerarchia tra ciò che si studia e come si studia.

riforma 4+2 e riduzione di un anno: impatto sulla formazione

La portata dei cambiamenti viene letta attraverso il riferimento a una riforma indicata come 4+2, descritta come una scuola di 4 anni anziché 5. In questa prospettiva, l’idea di base economica di una società viene collegata alla sovrastruttura culturale, con la contrazione dei saperi interpretata come conseguenza di un’impostazione più ampia. Ne deriva la necessità, secondo la ricostruzione proposta, di prepararsi fin da ora con programmi ridotti e rabberciati, coerenti con una durata complessiva più breve del percorso.

accorpamenti e operazioni al ribasso: logica di deminutio intellettuale

La riduzione dei contenuti e gli scombiccherati accorpamenti di istituti vengono ricondotti a una stessa logica. Il filone interpretativo descritto collega questi provvedimenti a operazioni continuamente giocate al ribasso, considerate un segnale di deminutio intellettuale. L’argomentazione insiste su un meccanismo progressivo: si taglia sull’economia, poi sui saperi, fino a ridurre le possibilità residue di ulteriori interventi, innescando scenari descritti come poco rassicuranti per il Paese.

testo letterario come priorità assoluta rispetto all’autore e alla poetica

Un passaggio centrale riguarda la direzione didattica che invita a concentrare maggiormente l’attenzione sui testi piuttosto che sull’autore e sulla sua poetica. In questa impostazione il testo letterario viene descritto come trattato quasi come un’entità separata, mentre la relazione con la poetica dell’autore viene considerata un elemento strutturale dello studio. L’esegesi e lo studio della poetica dell’autore sono presentati come passaggi imprescindibili, con una trama di allusioni e scarti riconducibili anche alla produzione dell’autore nel suo complesso.

La priorità attribuita al testo, nel quadro della perdita di spessore formativo evocata, viene interpretata come un’intenzione di fondo: spostare il baricentro del lavoro didattico in modo da modificare l’esperienza culturale dello studente. Il nodo posto in evidenza è l’organizzazione dell’apprendimento, dove la connessione tra autore, poetica e comprensione complessiva dell’opera appare indebolita.

spersonalizzazione e “tutto indistinto”: rischio di uniformità dei testi

Nel ragionamento proposto, privilegiare il testo rispetto all’autore e alla sua poetica viene collegato a un’operazione definita alienante, con tendenza a spersonalizzare il rapporto con la letteratura. Viene stabilito un parallelo con logiche di impresa: se il sapere dovrebbe restare critico e libero, l’attenzione esclusiva al prodotto finito porterebbe a rimuovere la centralità del produttore. Trasposto al campo culturale, secondo questa lettura ciò che “conta” diventa il testo in quanto tale, mentre viene attenuato chi lo ha prodotto attraverso una specifica poetica e un profilo autoriale riconoscibile.

Da qui deriva un rischio: senza la poetica specifica del singolo autore, i testi tenderebbero ad apparire uguali, perdendo differenze che invece costituiscono parte integrante dell’identità letteraria e del modo di leggere.

abolizione distinzione tra licei e tecnici/professionali e messaggio di eguaglianza

La ricostruzione collega il tema dell’uniformità dei contenuti anche alla proposta indicata come abolizione in prospettiva futura della distinzione tra licei e istituti tecnici/professionali. Questa impostazione viene presentata come un modo per negare differenze di percorso: il liceo classico viene descritto come un’esperienza con un “menu” inevitabilmente diverso da quello di un professionale, senza che ciò implichi attribuzioni di merito superiori o inferiori tra i due percorsi. In parallelo, viene dichiarato che non sarebbe corretto sostenere che si è tutti uguali, poiché ognuno possiede una specificità e un proprio “marchio di fabbrica”.

La narrazione complessiva viene poi resa più complessa da un richiamo a un caso tornato al centro del dibattito: viene citata Nicole Minetti, descritta come soggetto a cui è concessa “grazia”, e il cui ritorno renderebbe più difficile integrare la linea comunicata come egalitaria con la realtà fatta di ingiustizie e privilegi, ritenuti elementi che minano il patto sociale.

personaggi citati

  • Nicole Minetti
Meno Dante e Manzoni oggi, via i licei domani: nella scuola di Valditara, un sintomo di deminutio
Categorie: Politica

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