Putin e netanyahu accusati di crimini di guerra: russia e israele senza premi alla biennale arte
La Biennale Arte 2026 entra in una fase di forte tensione simbolica e politica. La giuria della 61esima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia ha annunciato l’esclusione dai premi principali dei Paesi i cui leader risultano accusati dalla Corte Penale Internazionale per crimini contro l’umanità. La decisione riguarda, tra gli altri, Russia e Israele e si intreccia con il dibattito sull’etica, sui diritti umani e sul ruolo storico della manifestazione.
esclusione dai premi: paesi con leader accusati dalla corte penale internazionale
La giuria ha stabilito che non saranno presi in considerazione i Paesi i cui leader sono attualmente accusati dalla Corte Penale Internazionale per crimini contro l’umanità. Di conseguenza, la competizione per conquistare i Leoni d’oro e Leoni d’argento esclude anche Russia e Israele.
La valutazione per i massimi premi si terrà in vista della consegna prevista il 9 maggio. La misura chiarisce che l’esclusione riguarda la selezione dei premi, non la presenza dei padiglioni nazionali.
giuria biennale: presidenza e orientamento valoriale
La posizione è stata resa pubblica il 23 aprile, subito dopo la nomina di una giuria tutta al femminile. La presidenza è affidata a Solange Farkas, fondatrice di Videobrasil.
Nel documento diffuso, la giuria collega la propria scelta al ruolo storico della Biennale come piattaforma che mette in connessione l’arte con le urgenze del tempo. Il comunicato definisce inoltre l’orientamento valoriale indicando la difesa dei diritti umani come principio guida, in continuità con la visione della direttrice artistica Koyo Kouoh, scomparsa nel maggio 2025.
astensione dalla valutazione dei paesi interessati da procedimenti cpi
Il passaggio centrale della decisione stabilisce che la giuria si asterrà dal considerare quei Paesi i cui leader sono accusati dalla Corte Penale Internazionale per crimini contro l’umanità. Il provvedimento coinvolge due attori già da mesi al centro delle polemiche: Israele e Russia.
cpi e conflitti: perché sono coinvolti israele e russia
La giuria collega la propria scelta alla presenza, per entrambi i Paesi, di procedimenti in sede di Corte Penale Internazionale.
- Russia: nel 2023 è stato emesso un mandato di arresto nei confronti del presidente Vladimir Putin, in relazione alla guerra in Ucraina.
- Israele: nel 2024 un analogo provvedimento ha riguardato il primo ministro Benjamin Netanyahu per il conflitto nella Striscia di Gaza.
La giuria specifica che la propria azione non interviene sulla presenza dei padiglioni nazionali, limitandosi alla selezione dei premi principali, incluso il Leone d’Oro.
documento firmato: impegno sugli artisti per leoni d’oro e d’argento
Nel documento firmato dalla presidente Solange Farkas e da altri componenti si legge l’impegno della giuria internazionale legato al progetto della direttrice artistica Koyo Kouoh. La giuria dichiara l’intenzione di contribuire designando gli artisti per il Leone d’Oro e il Leone d’Argento, tra i centodieci artisti selezionati per la mostra.
La visione complessiva dell’edizione viene sintetizzata in un passaggio che invita a rifiutare lo spettacolo dell’orrore, a sintonizzarsi su sfumature più basse e a cercare oasi e isole in cui la dignità di tutti gli esseri viventi resti preservata.
composizione della giuria: nomi indicati nel documento
La firma del documento include: Solange Farkas, Chair Zoe, Butt Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi, insieme alla presidente della giuria.
pressioni e boicottaggi: clima polarizzato attorno a biennale arte
La scelta avviene in un contesto già segnato da forte polarizzazione. Negli ultimi anni i padiglioni di Russia e Israele sono stati al centro di proteste, appelli al boicottaggio e tensioni politiche. Le guerre in Ucraina e in Medio Oriente hanno trasformato la Biennale in uno spazio in cui l’arte diventa anche terreno di scontro simbolico.
Nelle settimane precedenti, diversi artisti e curatori della mostra principale “In Minor Keys” avevano pubblicato una lettera aperta che chiedeva misure considerate più drastiche. Nel testo si sostiene che esista una soglia oltre la quale la partecipazione alla Biennale non dovrebbe essere normalizzata.
La lettera richiama anche quanto avvenuto nel 2022, sostenendo che le condizioni attuali richiedano alla Biennale di escludere qualsiasi delegazione ufficiale di regimi coinvolti in crimini di guerra, citando Israele, Russia e Stati Uniti. La richiesta include dunque gli Stati Uniti, pur in assenza di procedimenti internazionali specifici nei loro confronti.
padiglione palestinese assente: contestazioni sulla disuguaglianza
Un altro aspetto centrale riguarda l’assenza di un padiglione palestinese ufficiale. Diverse organizzazioni artistiche denunciano una disuguaglianza strutturale dell’evento.
In un documento del collettivo Art Not Genocide Alliance viene indicato che questa situazione accentua la disuguaglianza legata alla presenza del padiglione israeliano. La questione è collegata al riconoscimento internazionale della Palestina: in Italia non è considerata Stato, quindi non può accedere allo status di padiglione nazionale ufficiale.
linea della biennale: inclusione delle rappresentanze statali riconosciute
Di fronte alle pressioni, la direzione della Biennale, presieduta da Pietrangelo Buttafuoco, ha ribadito la propria linea storica basata sull’inclusione delle rappresentanze statali riconosciute. L’istituzione sostiene di rifiutare ogni forma di esclusione o censura della cultura e dell’arte, separando la produzione artistica dalle responsabilità politiche dei governi.
padiglione russia e padiglione israele: scenari e motivazioni delle contestazioni
La presenza della Russia è tornata a far discutere dopo il ritorno del suo padiglione ai Giardini. Nel 2022 gli artisti Alexandra Sukhareva e Kirill Savchenkov avevano chiuso lo spazio espositivo definendo la guerra in Ucraina insopportabile. Nel 2024 la Russia aveva ceduto il proprio padiglione alla Bolivia.
Per il 2026, la Russia torna con una partecipazione diretta. Il padiglione è intitolato “The tree is rooted in the sky” e riunisce oltre cinquanta tra musicisti, poeti e filosofi. La proposta presenta una visione in cui la cultura è descritta come dimensione eterna, distinta dalle contingenze politiche.
padiglione israele: arsenale, ristrutturazione e proteste
Il padiglione israeliano non si trova nei Giardini ma all’Arsenale a causa di una ristrutturazione. Alcuni osservatori interpretano questa scelta come una strategia per attenuare possibili proteste, dopo che nel 2024 il padiglione era stato chiuso il giorno dell’apertura dall’artista Ruth Patir, in segno di protesta per la guerra e la questione degli ostaggi.
pressioni politiche europee e italiane sui finanziamenti e sui documenti
La dimensione politica della Biennale non si limita all’ambito culturale. Finlandia e Lettonia hanno annunciato la possibilità di boicottare l’inaugurazione nel caso di partecipazione russa. In parallelo, l’Unione Europea valuta la sospensione di finanziamenti per 2 milioni di euro, destinati a progetti per il cinema, in risposta alla presenza del padiglione russo.
Anche il ministero della Cultura italiano ha richiesto alla Biennale i documenti relativi alla presenza del padiglione russo. Finora, secondo quanto riportato, non sarebbero emerse criticità circa il mancato rispetto delle sanzioni imposte alla Federazione Russa in relazione alla guerra in Ucraina.
giuria e componenti citati: i nomi presenti nel documento
- Solange Farkas
- Chair Zoe
- Butt Elvira Dyangani Ose
- Marta Kuzma
- Giovanna Zapperi