Poesia di emily dickinson la rivoluzione oltre i cliché metafisici e la traduzione italiana
A metà dell’Ottocento, mentre negli Stati Uniti si consumano le guerre civili, prende forma una letteratura capace di parlare di democrazia e autenticità. In quel contesto emergono voci considerate nuove per forza espressiva e rapidità di sguardo: Emerson, Thoreau, Hawthorne, Whitman e Dickinson. La scrittura diventa coscienza di una nazione, intreccio tra scrittura e politica, fino a far percepire la poesia come luogo di pensiero e di azione.
La domanda che attraversa il discorso riguarda il modo in cui la poesia di Emily Dickinson è stata letta e interpretata in Italia: le sue inclinazioni vengono spesso ricondotte a una dimensione metafisica e a un orizzonte trascendente. In apparenza, la poetessa potrebbe sembrare cristallizzata, come in un’immagine fissa del passato, mentre il suo “trascendere” non appare come gesto mistico, bensì come un continuo porsi davanti all’enigma senza staccarlo dalla realtà.
Dickinson legge Brontë, Emerson, Darwin e la Bibbia; e, nel momento stesso in cui scrive, unisce l’esigenza lirica e l’
