Pnrr e sanità fondi europei a rischio solo il 4% delle case di comunità è attivo
Il Piano nazionale di ripresa e resilienza punta a rafforzare in modo concreto l’assistenza territoriale, ma l’avanzamento reale della riforma mette in evidenza criticità che diventano sempre più stringenti con il passare del tempo. Tra scadenze ravvicinate e operatività parziale, il rischio principale è che il Servizio sanitario nazionale incassi le risorse senza trasformarle in benefici percepibili per i cittadini, con effetti amplificati dalle disuguaglianze territoriali già presenti.
pnrr sanità: rischio restituzione e impatto sui target europei
Lo scenario più preoccupante riguarda la possibilità che l’Unione Europea richieda indietro i fondi del Pnrr. Il punto critico è il mancato raggiungimento dei target europei: in questo caso la conseguenza sarebbe la restituzione del contributo a fondo perduto, destinato a sostenere la ricostruzione della sanità pubblica, a lungo indebolita da anni di definanziamento.
Esiste anche una seconda ipotesi, meno favorevole ma comunque contemplata: l’Italia potrebbe centrare gli obiettivi solo grazie ai risultati ottenuti da alcune Regioni. Un esito di questo tipo finirebbe per cristallizzare e aggravare le differenze tra territori, già in grado di spaccare il Paese.
riforma assistenza territoriale: case e ospedali di comunità in ritardo
L’allarme arriva ancora dalla Fondazione Gimbe, con la scadenza del Pnrr fissata al 30 giugno. Portare a completamento le strutture e attivare tutti i servizi previsti dal Dm 77 rappresenta una corsa contro il tempo. Secondo Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione, si delineerebbe una situazione in cui, a fronte di un indebitamento trasferito alle future generazioni, ai cittadini resterebbero strutture non pienamente funzionanti e una digitalizzazione frammentata e incompleta.
dm 77 e obiettivo di funzionamento pieno: avanzamenti lontani
La riforma mira a rendere Case e Ospedali di comunità pienamente funzionanti, condizione considerata indispensabile per raggiungere i target europei. La situazione descritta risulta ancora lontana dall’obiettivo: non è previsto alcun slittamento temporale e gli avanzamenti risultano lenti, associati a diseguaglianze regionali inaccettabili.
Tra le cause indicate emergono ritardi strutturali, attivazione parziale dei servizi e carenza di personale sanitario, con particolare riferimento alla componente infermieristica. Viene segnalato anche il ritardo nel coinvolgimento dei medici di famiglia.
case della comunità: pochissime pienamente operative
Per le Case della comunità il quadro è delineato con numeri specifici. Su 1715 strutture previste, solo 66 (pari al 3,9%) risultano pienamente operative. Inoltre, 649 non hanno ancora alcun servizio attivo.
Guardando al dato al 31 dicembre 2025, erano 781 (il 45,5%) quelle che avevano attivato almeno un servizio. In molti casi però manca il personale necessario per un funzionamento reale, poiché non viene garantita la presenza stabile di medici e infermieri.
Le differenze territoriali risultano marcate: territori come Basilicata e Provincia autonoma di Bolzano non mostrano alcuna Casa della comunità attiva. Oltre metà delle 66 strutture pienamente operative si concentra in Lombardia (22) ed Emilia-Romagna (15).
Queste strutture dovrebbero costituire il perno della nuova sanità territoriale prevista dal Pnrr, con lavoro integrato tra medici di famiglia, infermieri, specialisti e servizi diagnostici di base. L’obiettivo dichiarato è avvicinare l’assistenza ai cittadini e ridurre la pressione su ospedali e pronto soccorso.
ospedali di comunità: bassa attivazione e nessun pieno standard
Gli Ospedali di comunità risultano ancora più indietro. Si tratta di strutture con posti letto, pensate per i pazienti che non richiedono un ricovero ospedaliero ma necessitano di assistenza sanitaria continuativa, ad esempio dopo una dimissione o per patologie croniche.
percentuali di attivazione e posti letto
Solo 163 ospedali su 594 (il 27,4%) hanno attivato almeno un servizio. Il totale indicato corrisponde a meno di 3mila posti letto. In ogni caso, nessuna delle strutture risulta pienamente operativa secondo gli standard del Dm 77.
I dati migliori sono riportati per Veneto (47 strutture attivate), Lombardia (30), Emilia-Romagna (24) e Toscana (17). Restano invece a quota zero Basilicata, Marche, Valle d’Aosta e Provincia autonoma di Bolzano.
personaggi coinvolti nell’allarme e nel commento istituzionale
Il quadro critico viene accompagnato da prese di posizione esplicite e da valutazioni legate alle tempistiche di completamento e attivazione previste dal Pnrr.
- Nino Cartabellotta
