Onde di calore record in europa e ghiacciai in ritirata nel 2025
Temperature pericolosamente elevate stanno interessando l’Europa in modo sempre più marcato, con impatti che attraversano dal freddo intenso dell’Artico fino alle coste del Mediterraneo. Siccità e ondate di calore, insieme a un rapido riscaldamento del continente, stanno riducendo in modo significativo copertura nevosa e glaciale. A questi segnali si sommano condizioni record negli oceani e un aumento della pressione su ecosistemi e biodiversità: il quadro descritto emerge dai dati del rapporto European State of the Climate 2025.
european state of the climate 2025: indicatori climatici e dati chiave
Il European State of the Climate 2025 raccoglie informazioni su alcuni tra i principali cambiamenti osservati per l’Europa. Il documento è stato prodotto dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine, che gestisce il Servizio relativo ai cambiamenti climatici di Copernicus, e dall’Organizzazione Mondiale della Meteorologia.
Nel 2025, almeno il 95% del continente ha registrato temperature annuali superiori alla media. La copertura nevosa è risultata invece pari a circa il 31% in meno rispetto alla media. Il rapporto si inserisce in un contesto più ampio di evidenze climatiche globali: pochi mesi prima era stato pubblicato il Global Climate Highlights, che a gennaio 2025 riportava come, per la prima volta, la temperatura media di un triennio avesse raggiunto 1,5° di riscaldamento rispetto ai livelli preindustriali.
La pubblicazione avviene in giornate in cui, in Colombia, si svolge la prima Conferenza internazionale sulla transizione oltre i combustibili fossili, collegata agli sforzi globali per contenere il riscaldamento a 1,5 gradi e rafforzare gli impegni internazionali sul clima. Per l’Italia, il percorso include il posticipo del phase-out delle centrali a carbone: il termine fissato al 2025 è stato spostato al 31 dicembre 2038, con un’estensione di 13 anni.
caldo record nelle regioni più fredde: artico e alpi sotto pressione
ondate di calore senza precedenti nel circolo polare artico
Il rapporto evidenzia che l’Europa si sta riscaldando più rapidamente rispetto ad altre aree e che gli effetti risultano già seri. Nel 2025, in particolare, la Norvegia, la Svezia e la Finlandia subartiche avrebbero sperimentato la peggiore ondata di caldo di sempre, con 21 giorni consecutivi e temperature superiori ai 30°C all’interno dello stesso Circolo Polare Artico.
riduzione delle giornate fredde e aumento dello stress termico
La dinamica di rapido riscaldamento coinvolge le aree più fredde del continente, includendo Artico e Alpi, dove neve e ghiaccio svolgono un ruolo chiave nel rallentare il cambiamento climatico. L’area europea in cui le giornate invernali presentano temperature sotto lo zero risulta in riduzione. Nel complesso, l’Europa ha registrato il numero più basso mai osservato di giorni di stress da freddo.
Sopra la media sono rimaste sia le temperature minime (per la maggior parte dell’anno) sia il numero di giorni con stress termico almeno “forte”. La Spagna meridionale e orientale avrebbe inoltre sperimentato fino a 50 giorni in più rispetto alla media con temperature percepite oltre 32°C.
perdita di neve e ghiaccio: copertura ridotta e bilanci di massa negativi
copertura nevosa in calo e terza estensione più bassa
Temperature superiori alla media e precipitazioni inferiori alla media hanno determinato una perdita significativa di copertura nevosa e glaciale. Nel mese di marzo 2025, l’area coperta da neve in Europa è stata di circa 1,32 milioni di chilometri quadrati, pari al 31% al di sotto della media. Tale valore equivale all’estensione complessiva di Francia, Italia, Germania, Svizzera e Austria.
Questa condizione rappresenta la terza estensione nevosa più bassa dall’inizio delle registrazioni nel 1983.
ghiacci perdeno massa: islanda, groenlandia e impatto sul livello dei mari
Il rapporto segnala anche una perdita netta di massa dei ghiacciai. L’Islanda avrebbe registrato la seconda maggiore perdita di massa di ghiaccio mai osservata. In aggiunta, la calotta di ghiaccio della Groenlandia avrebbe perso 139 miliardi di tonnellate di ghiaccio, circa 1,5 volte il volume immagazzinato in tutti i ghiacciai delle Alpi europee.
La perdita di ghiaccio contribuisce all’innalzamento del livello globale dei mari: ogni centimetro di aumento esporrebbe ulteriori 6 milioni di persone al rischio di inondazioni costiere.
mare più caldo di sempre: oceano atlantico europeo e ondate marine
quarto anno consecutivo di superficie marina record
Gli oceani globali assorbono circa il 90% del calore in eccesso dovuto alle emissioni di gas serra di origine umana. Nel 2025, la temperatura annuale della superficie del mare nella regione oceanica europea, affacciata sull’Oceano Atlantico, è stata la più alta mai registrata, segnando il quarto anno consecutivo di caldo record.
Il trend a lungo termine influisce negativamente su biodiversità, specie e habitat. Le ondate di calore marine possono anche coincidere con ondate di calore sulla terraferma, contribuendo a condizioni più estreme anche durante la notte, con effetti su recupero dallo stress da calore e sul sonno.
diffusione di ondate di calore marine in gran parte dell’europa
Nel 2025 le ondate di calore marine sarebbero state diffuse: la temperatura annuale della superficie del mare risulta la più alta di sempre e l’86% della regione avrebbe sperimentato almeno “forti” ondate di calore marino, mentre il 36% avrebbe raggiunto condizioni “intense” o “estreme”.
Per il Mar Mediterraneo, almeno un giorno con condizioni di ondate di calore marine “forti” si sarebbe verificato in ciascuno degli ultimi tre anni. Nel 2025, la temperatura media annuale della superficie del mare nel Mediterraneo risulta la seconda più alta mai osservata.
tra siccità e incendi boschivi: impatti su fiumi, suoli e aree naturali
portate ridotte dei fiumi e condizioni di siccità estese
In tutta Europa, le portate dei fiumi sono state inferiori alla media per 11 mesi dell’anno. Il rapporto indica inoltre che il 70% dei fiumi avrebbe registrato portate annuali inferiori alla media. Questi andamenti rientrerebbero tra i tre anni più secchi per l’umidità del suolo dal 1992.
A maggio, circa la metà dell’Europa (53%) sarebbe stata interessata da condizioni di siccità. Il documento attribuisce tali evoluzioni a una combinazione di fattori: circolazione atmosferica, variabilità delle precipitazioni e tendenze climatiche di lungo periodo.
incendi boschivi: superficie elevata e emissioni record
Caldo e siccità avrebbero contribuito a un’attività record di incendi boschivi. In tutta Europa, una superficie di poco più di un milione di ettari (indicata come più grande di Cipro) sarebbe andata a fuoco.
Il rapporto descrive un doppio record negativo: l’area interessata risulterebbe la più estesa mai registrata, mentre le emissioni avrebbero raggiunto i livelli più alti mai registrati. La Spagna sarebbe stata particolarmente colpita, con circa la metà delle emissioni.
Oltre alla Spagna, anche Cipro, Regno Unito, Paesi Bassi e Germania avrebbero registrato le emissioni più elevate mai osservate in relazione agli incendi boschivi.
La Commissione europea avrebbe identificato l’aumento del rischio di incendi boschivi come una priorità fondamentale, coerentemente con le proiezioni del Sesto rapporto di valutazione del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici, secondo cui le minacce connesse agli incendi sono destinate ad aumentare in tutte le regioni dell’Europa.
impatti sulla biodiversità: ecosistemi sotto stress e obiettivi europei
ecosistemi marini e torbiere colpiti da eventi estremi
Il rapporto porta esempi di impatti dei cambiamenti climatici su ecosistemi sensibili. Tra questi rientrano gli effetti delle ondate di calore marine sulle praterie di fanerogame marine nel Mar Mediterraneo, oltre agli incendi nelle torbiere.
ripristino ecosistemi e ostacoli legati alle pressioni industriali
L’Unione europea si è impegnata a conseguire obiettivi giuridicamente vincolanti per il ripristino degli ecosistemi su larga scala. Gli obiettivi includono almeno il 20% delle aree terrestri e marine entro il 2030 e il ripristino di tutti gli ecosistemi che ne hanno bisogno entro il 2050. Il documento richiama un supporto legato al Green Deal europeo e alla legge sul clima dell’Ue, sottolineando che tali percorsi avrebbero incontrato molti ostacoli a causa delle pressioni delle industrie.
Il quadro preoccupante è richiamato anche dalle parole di Samantha Burgess, responsabile strategica per il clima presso il Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine. Il ritmo del cambiamento climatico richiederebbe un intervento più urgente, mentre gli incendi boschivi diffusi e la siccità offrirebbero evidenze dirette: il cambiamento climatico non sarebbe soltanto una prospettiva futura, ma una realtà già in atto.
voci citate nel rapporto: clima in rapido cambiamento
Le valutazioni riportate nel rapporto includono riferimenti istituzionali e professionali legati alle osservazioni e alle interpretazioni dei dati climatici.
- Florian Pappenberger
- Samantha Burgess
