Nasrin sotoudeh arrestata ancora: avvocata iraniana per i diritti umani in manette
Non si interrompe la pressione sulle attiviste iraniane per i diritti umani: Nasrin Sotoudeh, avvocata e sostenitrice dei diritti umani, è stata arrestata mercoledì sera dalle forze di sicurezza di Teheran nella sua abitazione. L’operazione ha coinvolto anche il sequestro di computer portatili e telefoni cellulari, mentre restano ancora non disponibili informazioni certe sul luogo e sulla condizione detentiva.
arresto di nasrin soutoudeh a teheran: comunicazioni dalla famiglia
La notizia dell’arresto è stata diffusa dalla figlia Mehraveh Khandan attraverso un post sui social pubblicato poche ore prima. Secondo quanto comunicato, la famiglia ha saputo che la madre è stata fermata la sera precedente mentre si trovava a casa da sola.
Nel messaggio è stato anche indicato che non è stato possibile contattare Sotoudeh e che i familiari non hanno notizie sul carcere in cui l’avvocata risulta trattenuta. L’assenza di contatti rende ancora più incerta la situazione, dopo una detenzione che, in passato, aveva già comportato periodi prolungati.
nasrin sotoudeh e la persecuzione per il suo lavoro sui diritti umani
Nasrin Sotoudeh ha dedicato la propria attività alla difesa della libertà e dei diritti umani di prigionieri, dissidenti politici, donne e bambini. Proprio per questo percorso professionale e civile, nel tempo è stata continuamente presa di mira e perseguitata dalle autorità di Teheran.
arresto nel 2010 e condanna a pene detentive
Il primo arresto risale a settembre 2010, con l’accusa di diffusione di propaganda contro lo Stato. Successivamente la magistratura iraniana ha inflitto una condanna a 11 anni di carcere con il divieto di esercitare la professione per 20 anni.
Durante la detenzione, Sotoudeh ha trascorso periodi caratterizzati da lunghi isolamenti, con il diniego di vedere il marito e i figli piccoli. Il rilascio è arrivato nel 2013, grazie alle proteste nazionali e internazionali.
condanna nel 2018: difesa contro l’obbligo dell’hijab
In seguito alle attività legali svolte, in particolare la difesa di Shaparak Shajarizadeh e di altre donne che contestavano l’obbligo di indossare l’hijab, il 13 giugno 2018 l’avvocata è stata nuovamente arrestata. La magistratura ha poi comminato 33 anni di carcere, oltre a 149 frustate.
Nei mesi successivi, anche dalla detenzione, Sotoudeh ha proseguito le proprie battaglie. Nel 2020 ha portato avanti uno sciopero della fame della durata di sei mesi, con l’obiettivo di protestare contro le condizioni disumane dei detenuti politici in Iran.
evento del 2023: funerale di armita geravand e nuovo episodio di violenza pubblica
Nel ottobre 2023 Sotoudeh ha potuto partecipare, grazie a un permesso medico legato al deterioramento delle condizioni fisiche, al funerale della 16enne Armita Geravand. La giovane era stata uccisa da una guardia metropolitana perché non indossava il velo.
Al termine della cerimonia, le forze di sicurezza hanno individuato l’avvocata e l’hanno picchiata in pubblico. Il motivo indicato è legato alla scelta di non indossare l’hijab durante la sepoltura, in linea con altre donne presenti. La detenzione successiva è durata due settimane, fino al rilascio del 16 novembre.
libertà provvisoria e nuovo arresto: la continuità dei provvedimenti
La liberazione dell’avvocata era stata provvisoria, con la durata limitata fino a mercoledì sera, quando è arrivato il nuovo arresto. L’episodio conferma una sequenza di interventi che si ripete nel tempo, dopo periodi di detenzione e misure punitive legate alle attività di difesa dei diritti.
Prima dell’ultimo fermo, l’ultima dichiarazione pubblica di Sotoudeh riguardava la guerra in corso tra Iran e Usa. Il commento riportato è stato duro: “Un governo che per mezzo secolo ha gridato slogan di morte contro questo o quel paese, ora ci ha messi a rischio di morte”.
persone citate nel resoconto
Mehraveh Khandan (figlia) Nasrin Sotoudeh (avvocata e attivista) Shaparak Shajarizadeh (donna difesa) Armita Geravand (16enne uccisa)
