Migranti a Trieste e studenti a Fez: un tra piedi che raccontano storie
La storia si fa coi piedi: un’idea nata da una raccolta di lettere dal centro storico di Genova, con una prefazione di Marco Aime. Da quel punto in avanti, i piedi diventano un filo conduttore del viaggio, capaci di orientare esperienze, incontri e memorie attraverso luoghi segnati dalla migrazione e dai confini.
Il racconto descrive una sequenza di tracciati che seguono il movimento umano: migranti, rifugiati, sfollati, richiedenti asilo, viandanti, contadini, detenuti e persone senza meta. Sono piedi rammendati dal vento e dalla polvere, che conservano informazioni profonde e spesso più numerose di quelle trattenute da scarpe e sandali, nonostante il tempo cammini secondo logiche proprie.
piedi di migranti e rotte di frontiera tra genova e l’italia
Nella terra ligure la narrazione si concentra su sentieri abbandonati e su percorsi indicati per fini turistici, oltre a piccoli paesi dell’Appennino che vivono una condizione di solitudine. Il cammino prosegue poi verso contesti dove i piedi dei migranti lavoratori diventano visibili: Castelvolturno e, poco dopo, Trieste.
piazza mondo e la cura dei piedi con linea d’ombra
A Trieste, i piedi ricevono attenzione e riconoscimento grazie a Lorena Fornasir e ad altre persone legate a Linea d’Ombra. L’ambiente descritto è la piazza ribattezzata dei popoli, chiamata anche piazza mondo, adiacente alla stazione ferroviaria e non lontana dal Porto Vecchio, con strutture in pietra risalenti all’impero austro-ungarico.
In quelle aree, molti piedi di migranti cercano riposo in spazi considerati freddi e poco accoglienti. L’obiettivo è offrire ristoro a piedi stanchi e feriti dall’attraversamento della rotta balcanica.
ventimiglia e caritas: confini, binari e scarpe per camminare
Il viaggio riparte seguendo passi e piedi lungo rotte e paesaggi di frontiera. La tappa centrale è Ventimiglia, dove i piedi esitano tra sponde diverse: Francia e Italia, mare e colline. Le scelte di attraversamento includono treno o auto per provare a superare il confine.
Alla Caritas della città, e anche altrove, viene indicato un servizio di scarpe nuove, usate oppure comunque sufficienti per camminare verso ciò che conta, sia il cuore sia i documenti buttati via da tempo. Alcuni percorsi non giungono mai a compimento: quando il treno passa, l’attesa arriva troppo tardi, e la marcia si ferma sui binari.
piedi mutilati e guerre che intrappolano il cammino
Il testo collega queste interruzioni ai danni causati da bombe e armi progettate per ferire gravemente i nemici. Ne deriva la condizione di piedi mutilati, tagliati e resi inutilizzabili, intrappolati in guerre mai scelte o non volute. Sono piedi che fuggono e cercano un rifugio dopo ore, giorni, mesi e anni di cammino, arrivando in alcuni casi a rappresentare un’intera vita di fuga.
fez e il gesto del lavaggio dei piedi con studenti africani
La narrazione approda a Fez, descritta come una città imperiale e autorevole testimone di tredici secoli di storia, nel nord-est del Marocco. Fez è indicata anche come capitale culturale del Paese, riconosciuta come meta desiderata per continuare studi universitari o specializzati grazie a strategie geopolitiche dei dirigenti.
Le stime del 2021 riportano circa ventimila studenti di origine africana, con un valore pari a circa l’83 per cento. In questo contesto, il racconto colloca un evento specifico nella memoria religiosa: la sera del giovedì Santo, richiamando il gesto narrato dal vangelo di Giovanni, in cui Cristo lava e asciuga i piedi dei suoi amici.
lavare e baciare i piedi: acqua nuova e asciugatura
Viene descritto un momento in cui le ginocchia si dispongono ai piedi di una dozzina di studenti africani, ragazzi e ragazze. I loro piedi vengono lavati con acqua nuova e, prima che un confratello proceda ad asciugarli, vengono asciugati e accolti attraverso il gesto del bacio: le labbra posate con pudore sui piedi nudi con l’intento che si aprano nuovi sentieri di pace.
personaggi citati
- Marco Aime
- Lorena Fornasir
