Mafia a milano e in lombardia ottant’anni di storia e cosa nostra all’inchiesta hydra

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Mafia a milano e in lombardia ottant’anni di storia  e cosa nostra all’inchiesta hydra

Un sistema criminale che si presenta come orizzontale, confederativo e capace di attraversare contesti diversi prende forma nelle ricostruzioni investigative legate all’indagine Hydra. Al centro emergono accordi, interessi economici, attività di riciclaggio e un radicamento costruito nel tempo, con Milano e la Lombardia come scenario privilegiato per affari e investimenti.

consorzio mafioso hydra: accordi tra ‘ndrangheta, camorra e cosa nostra

Le intercettazioni dell’indagine Hydra, condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano e collegata alle attività della procuratrice Alessandra Dolci, descrivono un “consorzio” che coinvolge ’ndrangheta, camorra e Cosa nostra. L’impostazione non è presentata come un evento improvviso, ma come l’esito di un percorso che affonda le radici in decenni di radicamento mafioso nel Nord Italia.

Il quadro si intreccia con la ricostruzione storica contenuta nel volume Mafia a Milano e in Lombardia. Ottant’anni di affari e delitti, arrivato alla terza edizione e aggiornato, che ripercorre l’evoluzione delle mafie nella città e nella regione considerate, per lungo tempo, meno esposte al “contagio”.

storia delle mafie a milano e in lombardia: dal radicamento agli anni recenti

La narrazione prende avvio dagli anni Cinquanta, con l’arrivo dei pionieri della ’ndrangheta e di Cosa nostra, e prosegue attraverso varie fasi che segnano l’evoluzione delle attività criminali. Tra i passaggi citati figurano la stagione dei gangster, delle bische e dei sequestri di persona, fino all’arresto di Luciano Liggio nel 1974 in viale Ripamonti.

La ricostruzione include poi i collegamenti con la finanza nera rappresentata da Michele Sindona e Roberto Calvi, oltre alle parabole legate a Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri. Nei primi anni Novanta emerge la stagione dei maxiprocessi alla ‘ndrangheta, con numerose condanne in aree come Buccinasco, la Brianza, il lecchese, il comasco e il varesotto, fino al pavese.

dal 2010 alle indagini che accendono l’attenzione pubblica

Il quadro passa poi dall’“inabissamento” e dall’assalto all’economia lecita fino all’operazione Crimine-Infinito del 2010, citata con circa 150 arresti in Lombardia. Dalla fase degli anni 2010, le operazioni antimafia diventano ricorrenti nelle cronache giudiziarie, con indagini che riaccendono l’interesse dell’opinione pubblica: Doppia curva per le commistioni tra mafie e gruppi ultras di Inter e Milan, e Hydra come ulteriore snodo centrale.

sistema hydra: profitto economico, riciclaggio e accordi “orizzontali”

Secondo la pubblica accusa, l’intero sistema Hydra sarebbe tenuto insieme “in nome del profitto economico”: denaro, definito anche come “pila” nel dialetto usato dai calabresi, con un riferimento lessicale ripreso anche a Milano. Nella ricostruzione investigativa emerge un intreccio tra potere sviluppato e violenza, insieme a una spinta costante verso affari leciti e illeciti.

L’obiettivo attribuito al “mostro a tre teste” formato da Cosa nostra, camorra e ’ndrangheta viene perseguito tramite un livello superiore descritto come orizzontale e confederativo, che poggia su immensi interessi imprenditoriali e su imponenti attività di riciclaggio.

intesa operativa senza “cupola” ma con connessioni e autorizzazioni

Le dichiarazioni riportate nelle ricostruzioni delineano un meccanismo fondato su partecipazione e coordinamento: Francesco Bellusci, indicato come collaboratore di giustizia, descrive Hydra come un’unione in cui “tutti dovevano essere una cosa soltanto”, con riferimento al ruolo dei soldi e alla menzione di Matteo Messina Denaro. Anche William Cerbo ribadisce un criterio di riconoscimento e gestione delle intese, indicando la necessità di individuare a quale “appartenenza” si faccia riferimento per impostare gli accordi.

Il modello non viene presentato come dipendenza diretta da cosche madri in Sicilia, Calabria e Campania: compaiono piuttosto connessioni, autorizzazioni e direttive, sempre finalizzate a produrre e riciclare denaro.

milano come “mecca strategica”: investimenti, autorizzazioni e approccio agli affari

La metropoli milanese viene indicata come fulcro operativo: Gioacchino Amico, uomo del clan Senese e poi collaboratore di giustizia, riporta l’idea di un impero costruito anche attraverso l’ottenimento di autorizzazioni da Milano. Nel quadro emergono riferimenti anche ad altre aree, come il Ponte sullo Stretto di Messina, ma i luoghi ideali per gli investimenti risultano ancora una volta Milanese, Varesotto e Brianza.

Le parole di Rosario Abilone inseriscono un’interpretazione centrata sulla disponibilità di risorse economiche e sulla necessità di impiegare figure considerate “intelligenti” per gestire gli interessi. Il meccanismo viene descritto come sganciato da una necessità operativa esclusiva della Calabria, sostenendo che l’esposizione regionale e i contesti di provenienza non sarebbero determinanti nella dinamica del denaro.

circolazione di capitali tra mercati leciti e illeciti

Dall’indagine Hydra emerge un movimento di capitali ampio e composito, legato a mercati leciti e illeciti. Le ricostruzioni riportano la capacità di inserirsi in attività e appalti con un’impostazione “onnivora”, sintetizzata da Michele Pace in una descrizione delle potenzialità operative, e da William Cerbo in un riferimento a una presenza capillare sul territorio milanese.

imprese e attività: logistica, servizi, edilizia e settori economici contaminati

Le società manovrate o contaminate dai clan vengono indicate come quasi 60, mentre quelle centrali dei “cardini” degli affari risultano una minoranza. Tra i nomi citati compaiono Logistica 2000, Servizi integrati, Green construction, Blu, Seven space, Cezanne e Starline moda.

attività riconducibili al sodalizio: dal 2018 ai settori più diversi

Le prime operazioni attribuite al “sodalizio” sono ricondotte al 2018. Le ricostruzioni mostrano un ventaglio di interventi e interessi. Tra le attività richiamate figurano l’installazione di impianti fotovoltaici e di depurazione delle acque reflue, lo smaltimento fanghi e l’acquisto di cave. È indicata anche una mediazione per l’importazione di tonnellate di gasolio, ferro e acciaio, con accordi che coinvolgono Mauritania, Algeria, Russia e Arabia Saudita.

Nel perimetro delle attività figurano anche la gestione di ambulanze per il trasporto di persone sottoposte a dialisi e la gestione di parcheggi presso strutture come Ospedale di Desio, Humanitas di Bergamo e casa di cura Columbus a Milano. Sono richiamati inoltre controllo di imprese di pulizie, facchinaggio, confezionamento di abbigliamento e vendita di alimentari, insieme a installazione di impianti elettrici e attività di trasporto.

piattaforme, mezzi e servizi: e-commerce, noleggi e attività durante il covid

Le ricostruzioni includono la presenza di una piattaforma digitale con sede anche in Svizzera per vendite e-commerce. Risultano inoltre richiamati il noleggio di barche e gommoni in Sicilia e il noleggio di auto di alta gamma, tra cui Porsche, Range Rover Velar, Audi Q8 e Lamborghini negli aeroporti di Milano Malpensa, Linate e Bergamo-Orio al Serio.

Tra i servizi menzionati compaiono anche la sanificazione sanitaria durante il Covid. Viene inoltre evidenziato che spesso il personale sarebbe riconducibile ai clan e che alcune attività risulterebbero intestate a prestanome.

presentazione del volume e figure coinvolte

Il volume viene presentato a Milano presso la Casa della Memoria in via Confalonieri 14. L’incontro prevede la partecipazione di figure istituzionali e giornalistiche collegate alle ricostruzioni sul tema.

  • Alessandra Dolci
  • Anna Scavuzzo
  • Barbara Sorrentini

Nel contesto editoriale vengono indicati gli autori del libro: Mario Portanova, Giampiero Rossi e Franco Stefanoni.

“Mafia a Milano e in Lombardia”, in un libro ottant’anni di storia dai primi boss all’inchiesta Hydra
Categorie: Cronaca

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