L’eccidio di collegno e grugliasco e la ritorsione: la storia dimenticata
Il 29 e 30 aprile 1945, tra Grugliasco e Collegno, due comuni a ovest di Torino, la celebrazione della Liberazione si intreccia con una catena di violenze che spezza la festa e lascia dietro di sé lutto, paura e un segno indelebile nella memoria collettiva. La dinamica dei fatti, la rappresaglia seguita al passaggio dei reparti tedeschi e le conseguenze che si estendono fino al 1 maggio delineano una vicenda storica fatta di stragi, propaganda, silenzi e ricostruzioni tardive.
29 aprile 1945 a Grugliasco e Collegno: la colonna tedesca e l’inizio delle ritorsioni
La sera del 29 aprile 1945 la popolazione di Grugliasco e Collegno vive una fase di festa. Le truppe tedesche, indicate come appartenenti alla 34ª divisione di fanteria e al LXXV corpo d’Armata, in ritirata, percorrono corso Francia, arteria che separa i due comuni, per ricongiungersi al grosso delle forze dirette verso la Germania.
Durante il tragitto, colpi di arma da fuoco colpiscono la colonna. La reazione tedesca si intensifica: i soldati entrano nell’edificio da cui sembrano provenire gli spari e vi trovano quattro ufficiali fatti prigionieri qualche giorno prima; due di loro muoiono. A partire da quel momento scatta una rappresaglia che coinvolge i civili e trasforma la giornata in un teatro di terrore.
Le azioni successive includono un rastrellamento delle due cittadine, il prelievo di ostaggi tra i civili, oltre al saccheggio di negozi e case con la ricerca dei partigiani. Nella fase seguente iniziano le esecuzioni.
29-30 aprile 1945: le esecuzioni e il numero delle vittime
Le fucilazioni coinvolgono 67 persone. Tra i colpiti risultano un prete e una giovane maestra, insieme a tanti ragazzi appena adolescenti. L’accanimento dei soldati tedeschi si estende anche sui corpi delle vittime.
Un ulteriore ostaggio viene ucciso il giorno dopo, facendo salire a 68 il numero complessivo delle vittime. Terminata la giornata, il transito delle truppe in ritirata risulta completo: i tedeschi se ne vanno e la notte consegna alle famiglie un lutto definitivo, mentre le due città non possono più continuare a celebrare.
1 maggio 1945: la reazione locale e la strage dei 29 militi della divisione Littorio
Il 1 maggio, poche ore dopo la preparazione dei funerali delle vittime dell’eccidio, alcuni abitanti di Collegno si uniscono in armi a un gruppo locale di sappisti e procedono a fucilare per ritorsione 29 militi della Divisione Littorio, fatti prigionieri nei giorni precedenti.
I militi risultano catturati dopo essersi arresi ai partigiani e detenuti in un capannone di una fabbrica, indicata come la Frendo, in condizione di prigionieri di guerra e secondo la ricostruzione citata senza relazione con la strage nazista.
Su questo episodio cala un oblio, descritto come una rimozione collettiva. Tale cancellazione non si interrompe nemmeno durante le ricorrenze annuali della strage dei 68 martiri. La memoria della vicenda rimane compressa dentro una narrazione che, nella ricostruzione offerta, risulta incompleta per 53 anni.
30 aprile 1998: lo scandalo del Corriere di Collegno e Grugliasco e la rottura del silenzio
Il 30 aprile 1998 esce un settimanale centrale nella vita politica e sociale di quell’area: il Corriere di Collegno e Grugliasco. Il giornale pubblica un titolo a tutta pagina, “Dopo la strage ci fu una vendetta”, la cui diffusione viene descritta come un evento di forte impatto sulle due città, impegnate a preparare la consueta commemorazione.
Il direttore del giornale è indicato come Giovanni Lava, con la presenza di una vice menzionata come Stefania Aloia. Lava firma l’articolo e ricostruisce quanto avvenuto il 1 maggio, basandosi su testimonianze di concittadini descritti come molto avanti negli anni, capaci di superare l’omertà che avrebbe coperto la storia.
La pubblicazione provoca attacchi immediati: Lava viene dipinto come “amico dei fascisti”, mestatore e messo all’indice, in modo caratterizzato come fortemente aggressivo. Nell’esposizione riportata vengono citati elementi centrali della vicenda: la differenza tra ciò che i più giovani e chi arrivò negli anni dell’immigrazione avrebbe conosciuto e ciò che invece sarebbe rimasto ignoto, ossia il massacro dei 29 militi della Divisione fascista Littorio, arresisi ai partigiani e tenuti prigionieri presso la Frendo.
La ricostruzione menziona anche conseguenze personali durante la commemorazione successiva, con contestazioni descritte come rivolte in occasione degli interventi.
ricostruzione storica e responsabilità della memoria dopo il 1998
Nei giorni successivi viene ricordata una presenza della Rai in città volta a ricostruire la vicenda all’interno di un programma chiamato “Correva l’anno”. Parallelamente, i giornali nazionali scoprono e diffondono la storia. In questo scenario emerge l’esigenza di una ricostruzione degli eventi, definita come tardiva ma necessaria, per ricomporre una vicenda considerata spezzata.
Le amministrazioni comunali conferiscono un mandato all’Istituto Storico della Resistenza perché si faccia carico dell’impresa. Il lavoro di raccolta testimonianze e tracce negli archivi viene affidato al giovane ricercatore Bruno Maida.
La ricostruzione assume la forma di un testo intitolato “Prigionieri della memoria. Storia di due stragi della Liberazione”, pubblicato nel 2002. Il volume, descritto come strumento di avvio di una fase nuova per le due città, viene indicato con la presenza in apertura dei sindaci di Grugliasco e Collegno.
Un elemento segnalato riguarda la mancanza del contributo del presidente dell’ANPI Armando Valpreda, deceduto l’anno precedente. Il giornale risulta inoltre sostenuto e difeso, secondo la citazione riportata, con un’affermazione riassunta come: “la verità non è mai fascista”. Due anni dopo, il Corriere di Rivoli Grugliasco e Collegno deve chiudere.
significato dei fatti: memoria, propaganda e continuità della violenza
Gli eventi del 1 maggio 1945 vengono descritti come una dimostrazione degli effetti della guerra: oltre a devastazioni e lutti, la guerra renderebbe normale l’uccidere e il distruggere, abbrutendo tutti. La narrazione sottolinea che, pur appartenendo al passato, queste storie vivrebbero in un presente caratterizzato da forme crescenti di violenza e disumanizzazione.
La ricostruzione evidenzia anche un meccanismo di classificazione preventiva: chi formula ragionamenti e dubbi o diffonde informazioni emerse, dovrebbe prima essere considerato pro o contro, e poi eliminato se diventa un ostacolo. In tale quadro viene richiamata la logica secondo cui la propaganda stabilirebbe i buoni e i cattivi con l’obiettivo dell’annientamento dell’avversario.
All’interno della riflessione riportata, la memoria e il racconto risultano necessari per non accettare l’idea di una “guerra giusta”. La Liberazione viene presentata come processo non concluso, perché la guerra continua ad avere effetti su chi combatte e su chi ricorda.
Personaggi menzionati
- Giovanni Lava
- Stefania Aloia
- Bruno Maida
- Armando Valpreda
