Jeffrey sachs trump e netanyahu psicopatici megalomani narcisisti e rischio terza guerra mondiale

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Jeffrey sachs trump e netanyahu psicopatici megalomani narcisisti e rischio terza guerra mondiale

Un confronto acceso e senza toni morbidi ha acceso lo spazio di approfondimento su Piazzapulita, trasmissione di La7, dove l’economista americano Jeffrey Sachs ha puntato il dito contro due leader, legando le loro scelte politiche a uno scenario di crescente pericolo internazionale.

Nel corso della diretta, Sachs ha pronunciato parole molto dure, sostenendo che Donald Trump e Benjamin Netanyahu starebbero contribuendo ad avvicinare il mondo a una nuova fase di escalation, descritta come potenzialmente prossima a una terza guerra mondiale. Secondo l’economista, il giudizio si fonderebbe su valutazioni attribuite a psicologi e psichiatri forensi che avrebbero studiato i due personaggi.

jeffrey sachs su piazzapulita: trump e netanyahu “narcisisti malevoli” e “megalomani”

Jeffrey Sachs ha dichiarato in modo esplicito che i due leader sarebbero “psicopatici” e ha usato definizioni come “narcisisti malevoli” e “megalomani”. La contestazione principale, nel racconto riportato, riguarda un presunto atteggiamento centrato su sé stessi, descritto come indifferente a dolore e uccisioni provocate sugli altri.

Nel parlare del quadro internazionale, Sachs ha collegato la sua lettura alle tensioni in atto tra Stati Uniti, Israele e Iran, in un momento in cui un cessate il fuoco appare fragile e continuamente esposto a nuove minacce.

cessate il fuoco e crisi a ormus: l’ira come “atto deliberato”

Secondo Sachs, poche ore dopo l’annuncio della tregua, l’Iran avrebbe richiuso lo stretto di Hormuz. L’economista ha indicato un passaggio temporale preciso, affermando che l’azione sarebbe avvenuta 15 ore dopo la dichiarazione di cessazione delle ostilità.

La motivazione attribuita da Sachs è diretta: il provvedimento iraniano sarebbe stato deliberato in risposta ai bombardamenti di Israele su Beirut, citati come avvenuti sia il giorno precedente sia quello in corso. Nel ragionamento riportato, il punto centrale diventa l’idea che Israele abbia violato la tregua con l’obiettivo di sabotarla.

netanyahu e l’obiettivo di dominio militare nel medio oriente

Sachs ha poi descritto l’intenzione attribuita a Benjamin Netanyahu come orientata a proseguire con un dominio militare israeliano su tutto il Medio Oriente, includendo anche l’Iran. In questa lettura, l’obiettivo sarebbe ottenere che gli Stati Uniti continuino nel processo di escalation, favorendo l’eventualità di una guerra totale con l’Iran.

costi economici e rischio escalation: “tutto il mondo soffre”

Nel botta e risposta con la conduttrice, a fronte della domanda su chi avrebbe pagato maggiormente le conseguenze economiche, Sachs ha risposto in modo ampio: “Tutto il mondo soffre a causa della guerra”. L’argomentazione si concentra sull’impatto globale, non limitato a un singolo Paese o a un’area geografica specifica.

Da parte sua, Sachs ha collegato l’eventuale prosecuzione dei bombardamenti e delle operazioni israeliane al possibile prolungamento della crisi: se Israele continuerà a bombardare e occupare il Libano, l’Iran potrebbe reagire richiudendo Hormuz, estendendo così la fase di instabilità.

rottura della tregua e incertezza su chi comanda

L’economista ha presentato la sua versione dei fatti includendo l’assenza di “ambiguità” attribuita ad altri attori, citando l’idea che la leadership pakistana e altri governi non avrebbero mostrato margini di interpretazione. Nella narrazione riportata, viene affermato inoltre che i governi europei avrebbero riconosciuto la rottura immediata del cessate il fuoco da parte di Israele.

Un altro passaggio rilevante riguarda un’ipotesi di intervento: Sachs ha sostenuto che persino il presidente Trump avrebbe chiesto a Netanyahu di fermarsi sugli attacchi. Allo stesso tempo, l’economista ha dichiarato che non sarebbe chiaro chi comandi davvero tra i due, alimentando ulteriori timori sul controllo del processo decisionale.

critiche più ampie: israelе come apartheid e gestione dei palestinesi

Sachs ha esteso le critiche oltre la dinamica del cessate il fuoco, sostenendo che Israele non sia una democrazia “in alcun modo”. La valutazione riportata è ancora più netta: Israele verrebbe descritto come “il peggior Stato di apartheid al mondo”.

Secondo le affermazioni attribuite a Sachs, il governo israeliano gestirebbe 8 milioni di palestinesi in modo brutale, con azioni descritte come uccisioni ed espulsioni.

personalità citate

  • Jeffrey Sachs
  • Donald Trump
  • Benjamin Netanyahu

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