Itamar Mann flotilla abbordata: lo Stato ebraico si sente autorizzato a fare ciò che vuole
Un attacco nel mare internazionale al largo di Creta contro una flottiglia umanitaria riaccende il dibattito su diritto internazionale, blocco navale e responsabilità degli Stati. Le parole di Itamar Mann, professore israeliano di Diritto Internazionale presso l’Università di Monaco di Baviera, collegano l’episodio della notte scorsa a una escalation già percepita in precedenza e a un contesto che, secondo la sua lettura, va oltre la difesa.
attacco alla global sumud flottilla: escalation oltre la cornice difensiva
Itamar Mann ritiene che con l’operazione contro la Global Sumud Flottilla nelle acque internazionali al largo di Creta Israele abbia superato un limite. Il punto centrale, nella ricostruzione proposta, riguarda il modo in cui si intrecciano continuità degli attacchi e assenza, almeno sul piano dell’accertamento, di verifiche indipendenti su quanto accaduto in precedenza.
precedenti con drone e mancanza di un’indagine
Secondo quanto affermato dal professore, il segnale dell’escalation sarebbe emerso quando le Forze di Difesa Israeliane avrebbero attaccato con un drone l’imbarcazione della Global Sumud Flottilla, sulla quale sarebbe stata presente anche Greta Thunberg, all’inizio del suo viaggio, lo scorso settembre dalla costa tunisina. La circostanza viene descritta come avvenuta nelle acque di una nazione sovrana, a centinaia di chilometri da Gaza.
Nel racconto di Mann, non risulterebbe esserci stata una indagine approfondita volta a verificare se si fosse trattato effettivamente di un drone israeliano, nonostante la gravità dei fatti.
attaccare attivisti umanitari a distanza di sicurezza
Il professore collega questa dinamica all’idea che Israele si senta legittimato a “fare ciò che vuole”. L’attacco della notte scorsa viene interpretato come ulteriore dimostrazione: secondo la sua ricostruzione, sarebbe avvenuto in acque internazionali a circa mille chilometri di distanza da Gaza, colpendo attivisti umanitari descritti come pacifici e impegnati nel trasporto di aiuti verso una popolazione assediata.
flottille, giustificazioni e conseguenze sul diritto
Itamar Mann richiama la presenza di giustificazioni difensive addotte da Israele in occasione di attacchi alle flottille. In questa cornice viene citato l’episodio del 2010 conclusosi con undici vittime turche.
assenza di giustificazioni difensive per colpire in mare
La tesi sostenuta è netta: non ci sarebbe alcuna giustificazione, neppure di carattere difensivo, per attaccare militarmente attivisti che portano assistenza a una popolazione in una situazione descritta come di assedio illegale, e lo stesso criterio viene applicato anche alla distanza geografica e alle circostanze delle acque internazionali in cui avviene il fermo o l’attacco.
da blocco a pirateria: l’interpretazione di Mann
Nella lettura del professore, le azioni contro le flottiglie mostrano l’intento di impedire dall’esterno qualsiasi tentativo di richiamare la politica israeliana contro i palestinesi di Gaza. Il riferimento è alla continuità di una condotta che, secondo la sua impostazione, sarebbe ancora in corso, tanto che il fermo delle flottiglie viene descritto come qualcosa che supera l’ambito della sola “operazione” e assume i connotati di un atto di pirateria.
cessate il fuoco e crisi umanitaria: responsabilità e ostacolo agli aiuti
Anche con un patto di cessate il fuoco in essere, Mann segnala che gli abitanti della Striscia continuano a soffrire. Secondo la sua ricostruzione, i problemi principali restano malnutrizione e malattie, con conseguenze che portano a sofferenze e morti.
chi è il principale colpevole secondo l’impostazione del professore
Alla domanda su responsabilità e colpe, viene indicato come principale responsabile Israele. Le ragioni addotte riguardano due aspetti: da un lato, il comportamento attribuito a Israele avrebbe rafforzato Hamas, ancora al governo della parte della Striscia non occupata dai soldati israeliani; dall’altro, Israele contribuirebbe a impedire alla maggioranza degli aiuti internazionali di entrare, rendendo impossibile sfamare e curare i civili.
Nel quadro delineato, a Gaza mancano soprattutto cibo e medicine, elementi che aggravano la condizione dei più deboli.
pressione internazionale: sanzioni, revoca trattati e presa di posizione collettiva
Per fermare la politica descritta come illegale, Mann indica una strategia basata su pressione internazionale. Le misure considerate principali includono sanzioni, la revoca dei trattati di cooperazione e una presa di posizione collettiva.
ruolo dell’europa e dei paesi del mediterraneo
Secondo la sua indicazione, l’Europa dovrebbe agire in modo coordinato, insieme ai paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Viene citata anche l’Italia, richiamata per posizione geografica e peso.
La mancanza di iniziative concrete viene evidenziata come problema: sarebbero presenti solo parole e un comportamento ritenuto incoerente.
garanzie di navigazione civile e commerciale sicura
Il professore sottolinea l’esigenza, definita come non negoziabile, che i paesi che condividono le acque del Mediterraneo assicurino una navigazione civile e commerciale sicura.
blocco marittimo di gaza dal 2008 e violazione del diritto internazionale
Viene ribadito che il blocco marittimo di Gaza da parte di Israele è in corso dal 2008 e, nella prospettiva esposta, viola il diritto internazionale.
manuale di sanremo e blocchi navali: violazione confermata secondo mann
Alla richiesta se Israele abbia violato il Manuale di Sanremo, che codifica a livello internazionale le norme applicabili ai conflitti armati in mare, anche nel caso di blocchi navali, la risposta è affermativa. Mann sostiene che la violazione riguarderebbe in tutto e per tutto le regole richiamate.
personaggi citati
- Itamar Mann
- Greta Thunberg
