Iran, pace lontana: 4 punti che dividono Trump e Teheran
All’orizzonte si profilano colloqui decisivi ad Islamabad, con Stati Uniti e Iran chiamati a trovare un terreno comune sulla pace dopo l’approvazione di una tregua di due settimane che ha interrotto la guerra grazie alla mediazione del premier pakistano Shehbaz Sharif. L’aspettativa cresce, ma insieme cresce anche il rischio di una fumata nera: la distanza tra le posizioni resta ampia e alcuni nodi possono incrinare l’equilibrio negoziale.
Donald Trump alterna segnali di ottimismo a considerazioni più dure. Da un lato dichiara fiducia nel percorso avviato; dall’altro mette in evidenza le criticità, concentrando l’attenzione soprattutto sul controllo dello Stretto di Hormuz e su ciò che, a suo dire, non corrisponderebbe agli accordi. Sullo sfondo resta la capacità di pressione statunitense: in assenza di un’intesa complessiva, Trump avverte che le misure militari diventeranno più incisive.
colloqui usa-iran a islamabad: tregua e quadro delle delegazioni
La tregua ha aperto la strada a nuovi incontri dopo settimane di scontri e mediazione pakistana. Gli Stati Uniti saranno rappresentati dal vicepresidente Jd Vance, dall’inviato speciale Steve Witkoff e da Jared Kushner, indicato come emissario e genero del presidente.
Trump ha sottolineato la possibilità di un avanzamento rapido, comunicando ottimismo nelle ore che precedono i colloqui. Nello stesso tempo, emerge la prudenza: se le condizioni non verranno rispettate, il presidente statunitense lascia intendere che l’approccio si farà più duro.
stretto di hormuz: tariffe, controllo e rotte per evitare le mine
Tra i punti più sensibili dei negoziati compare lo Stretto di Hormuz, descritto come una via determinante per il commercio del 20% del petrolio mondiale. Gli Stati Uniti collegano lo stop alle ostilità a un’apertura considerata “completa” come requisito essenziale; la distanza resta significativa.
controllo iraniano dello stretto e pedaggi alle petroliere
Secondo quanto riportato, la nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei ribadisce che lo Stretto resterà sotto controllo iraniano. L’Iran rivendica un ruolo nella gestione del traffico e i media di Teheran, inclusa l’agenzia Tasnim, evocano la possibilità di tariffe sul passaggio delle navi, con la ripartizione del denaro tra la Repubblica islamica e Oman.
Nello stesso quadro si inserisce l’avvertimento di Trump, che definisce gravemente inaccettabile la gestione prospettata: “L’Iran sta facendo un pessimo lavoro” e, secondo la formulazione riportata, “Meglio che non lo facciano. Meglio se si fermano subito”. Trump aggiunge che l’accordo non includerebbe queste dinamiche.
transiti già avviati e frequenza dei passaggi
Con l’entrata in vigore del cessate il fuoco, due petroliere non iraniane risultano le prime a lasciare il Golfo Persico dopo la ripresa dei transiti: una con bandiera del Gabon e una di Palau. La petroliera gabonese trasportava 6.941 tonnellate di olio combustibile, equivalenti a 44mila barili, ed era stata caricata il 28 febbraio a Sharjah, negli Emirati Arabi Uniti, con destinazione l’India.
Dall’inizio della tregua, altre due petroliere iraniane e sei navi con carico a secco avrebbero attraversato lo Stretto.
pasdaran e rotte alternative contro le mine marine
In parallelo, la Marina dei Pasdaran pubblica una mappa con rotte alternative per aiutare le navi a evitare mine depositate in mare. I Guardiani della rivoluzione indicano che, per “conformarsi ai principi di sicurezza marittima” ed essere protette da possibili collisioni, le imbarcazioni che intendono attraversare lo Stretto dovrebbero seguire percorsi alternativi.
Secondo informazioni raccolte dall’agenzia russa Tass, Teheran avrebbe l’obiettivo di contingentare i passaggi, con un massimo di 15 petroliere al giorno durante la tregua, secondo lo schema descritto.
uranio arricchito: soglia al 90% e richieste di non proliferazione
Un secondo nodo centrale riguarda l’uranio arricchito. L’Iran possiede circa 440 chili di uranio al 60%. Il percorso per raggiungere il 90%, ritenuto decisivo per impieghi militari e la produzione di armi nucleari, viene descritto come relativamente “semplice”.
Trump ripete che la priorità assoluta sarebbe evitare che l’Iran possa ottenere armi nucleari. Teheran, dal canto suo, rivendica il diritto di gestire le risorse senza ingerenze esterne.
posizioni opposte e ruolo dell’aiea e del consiglio di sicurezza onu
Mohammad Eslami, presidente dell’agenzia nazionale per l’energia atomica, sostiene che le richieste di chi invoca lo smantellamento del programma non si concretizzerebbero. Nel quadro riportato, l’atteggiamento iraniano indica che le limitazioni richieste dai “nemici” sarebbero definite come desideri “pietosi” destinati a scomparire.
Le distanze tra le parti risultano marcate: Teheran chiede la revoca delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU e una riduzione del ruolo di monitoraggio dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea). Gli strumenti del sistema di non proliferazione sono indicati come difficilmente modificabili senza un ampio consenso internazionale.
libano e tregua: copertura contestata e dossier beirut
Il Libano rappresenta un terzo punto critico. Secondo Iran e Pakistan, il paese sarebbe coperto dalla tregua; secondo Stati Uniti e Israele, invece, il cessate il fuoco non coprirebbe il territorio libanese.
attacchi israeliani contro hezbollah e condizionamenti ai colloqui
Dall’inizio della tregua, viene riferito che il Libano subisca attacchi sistematici da parte di Israele contro obiettivi collegati a Hezbollah. Teheran afferma che i raid costituiscano una violazione del cessate il fuoco e che rischino di condizionare pesantemente i colloqui in corso a Islamabad.
La posizione attribuita a Teheran, riportata tramite l’agenzia Irna, indica che “la questione del Libano” e un cessate il fuoco nel paese sarebbero un prerequisito e una condizione non negoziabile per avviare qualsiasi nuovo processo negoziale da parte della Repubblica islamica.
divergenza su obiettivi regionali e assenza di responsabilità istituzionale
In base alle informazioni riportate, l’Iran lega la solidità della tregua allo stop alle ostilità nell’intero teatro di guerra. Gli Stati Uniti considerano invece il capitolo libanese come chiuso. Viene inoltre riportato un dettaglio interno all’amministrazione americana secondo cui nessun alto funzionario risulterebbe concretamente incaricato del dossier libanese.
La possibilità di ricomporre il contrasto sul Libano, in assenza di un’intesa più ampia sul Medio Oriente, viene descritta come ridotta: Teheran chiede lo stop agli attacchi contro i proxy, incluso Hezbollah in Libano, e pretende il ritiro delle forze armate americane dalla regione. Trump indica obiettivi speculari, affermando che Teheran non deve essere il fulcro di una rete del terrore. Una possibile riduzione della presenza statunitense, sempre secondo il quadro riportato, sarebbe valutata da Washington solo dentro un percorso di stabilizzazione più ampio e non come concessione diretta.
risarcimenti e sanzioni: rimozione richiesta e margini per alleggerimenti selettivi
Il quarto punto riguarda il tema delle sanzioni e dei risarcimenti. L’Iran invoca la rimozione di misure adottate da decenni dagli Stati Uniti, citando anche l’epoca dell’amministrazione di George W. Bush.
Sul piano delle convergenze, viene indicata la possibilità di un alleggerimento parziale: Washington potrebbe ridurre il carico sanzionatorio dentro un quadro più articolato, collegandolo a una revisione del programma nucleare iraniano. Invece, la revoca totale appare altamente improbabile, in considerazione dei vincoli politici interni a Washington.
alleggerimenti selettivi e ostacoli sulle sanzioni secondarie
Resterebbero margini per interventi selettivi, mentre più difficile risulta la revoca delle sanzioni secondarie, che colpiscono anche aziende e governi terzi.
La Guida Suprema Mojtaba Khamenei annuncia inoltre che l’Iran chiederà un risarcimento per ogni singolo danno inflitto dalla guerra. Secondo la ricostruzione riportata, la richiesta sarebbe destinata a non avere seguito.
figure chiave presenti nei colloqui e nei messaggi
I rappresentanti citati e i leader coinvolti nei messaggi riportati orientano il quadro negoziale su punti specifici: controllo dello Stretto, percorso sull’uranio, copertura della tregua in Libano, e richieste su sanzioni e risarcimenti.
- Donald Trump
- Jd Vance
- Steve Witkoff
- Jared Kushner
- Shehbaz Sharif
- Mojtaba Khamenei
- Ali Khamenei
- Mohammad Eslami