Il papa alla veglia per la pace chi prega non uccide e l’appello stop al riarmo e alla guerra

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Il papa alla veglia per la pace chi prega non uccide e l’appello stop al riarmo e alla guerra

Una veglia di preghiera presieduta a San Pietro diventa un forte richiamo alla coscienza, ai limiti umani e alla forza capace di servire la vita. Le parole pronunciate mettono al centro la pace, contrastando l’esibizione del potere e l’idea che la morte possa guidare le scelte. Nel silenzio della preghiera, il messaggio si fa netto: basta con l’idolatria di sé stessi, basta con l’esibizione della forza e basta con la guerra.

papa leone xiv e la preghiera contro la morte

Il monito prende forma attraverso un criterio spirituale e morale: chi prega riconosce il proprio limite e, proprio per questo, non uccide e non minaccia la morte. Al contrario, secondo il Pontefice, la morte diventa il riferimento di chi volta le spalle al Dio vivente, trasformando se stesso e il proprio potere in un idolo cieco e sordo al quale subordinare ogni valore.

La forza del discorso si estende anche al linguaggio: viene trascinato nei discorsi di morte persino il Nome santo di Dio. In tale cornice, la visione cambia rapidamente: la fraternità lascia spazio a una percezione dominata da minacce, come in un incubo notturno, e il mondo si riempie di nemici. A fronte di questo scenario, risuonano parole decisive: fratelli e sorelle possono essere riconosciuti solo con uno sguardo che richiama la realtà di un unico Padre nei cieli e con un atteggiamento di ascolto e incontro.

basta idolatria e basta guerra: il richiamo alla pace

Leone XIV sintetizza il cuore del messaggio in un invito diretto che si sviluppa lungo tre linee: idolatria di sé stessi e del denaro, esibizione della forza e guerra. Il Pontefice collega la pace a una forma concreta di responsabilità, trasformando la preghiera in impegno quotidiano.

la vera forza: servire la vita

La vera forza, secondo il Pontefice, si manifesta nel servire la vita. Per sostenere questo principio vengono richiamate parole di san giovanni xxiii, secondo cui dalla pace traggono vantaggio individui, famiglie, popoli e l’intera famiglia umana. A queste si affiancano le parole attribuite a pìo xii: nulla è perduto con la pace e tutto può essere perduto con la guerra.

Nel discorso emerge anche l’idea di mobilitare energie morali e spirituali: un riferimento a milioni e miliardi di persone, tra anziani e giovani, che credono nella pace, la scelgono e si dedicano a curare le ferite e riparare i danni generati dalla follia della guerra.

responsabilità dei governanti e responsabilità di tutti

Un passaggio centrale rivolge un appello ai governanti: vi sono responsabilità inderogabili e si chiede un arresto immediato dell’orientamento che porta alla violenza. Il Pontefice invita a sedersi ai tavoli del dialogo e della mediazione, non a quelli nei quali si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte.

Accanto ai potenti, il discorso include la responsabilità di tutti noi. Una moltitudine che ripudia la guerra lo fa nei fatti, non solo nelle parole. La preghiera, inoltre, viene descritta come un impegno a convertire ciò che resta di violento in cuori e menti: conversione a un regno di pace che si costruisce passo dopo passo, nelle case, nelle scuole, nei quartieri e nelle comunità civili e religiose.

In questa prospettiva vengono indicati i modi dell’azione: rubare terreno alla polemica e alla rassegnazione con amicizia e cultura dell’incontro, oltre a tornare a credere nell’amore, nella moderazione e nella buona politica. Il messaggio insiste anche sull’idea del posto di ciascuno nel mosaico della pace, richiamando la vocazione personale come punto di partenza per un coinvolgimento diretto.

appello ai giovani e memoria della guerra

Nel discorso viene richiamata anche la testimonianza di san giovanni paolo ii, collegata alla crisi irachena del 2003. La voce attribuita al Santo richiama un’esperienza generazionale: chi ha vissuto la Seconda Guerra Mondiale e ne è sopravvissuto ha il dovere di dire ai giovani, e a quelli più giovani, mai più la guerra. Il Pontefice collega la frase a un precedente richiamo di paolo vi durante la sua prima visita alle Nazioni Unite.

Il messaggio attribuito al Papa riconosce limiti pratici: non è possibile la pace ad ogni costo. Allo stesso tempo viene sottolineata la grandezza della responsabilità collettiva, definita come un dovere presente e attuale.

conclusione della veglia: supplica a gesù per pace e riconciliazione

La veglia presieduta dal Pontefice termina con una supplica a gesù. Il testo invoca la pace ricordando che Gesù ha vinto la morte senza armi né violenza, dissolvendo il suo potere con la forza della pace. La preghiera chiede una pace capace di raggiungere donne incerte nel mattino di Pasqua e discepoli nascosti e spaventati.

La richiesta centrale riguarda lo Spirito: mando del tuo Spirito, indicato come respiro che dà vita, riconcilia e rende fratelli e sorelle anche gli avversari e i nemici. La supplica include anche l’invocazione della fiducia di Maria, descritta con il cuore straziato sotto la croce e salda nella fede della risurrezione. Si formula quindi una richiesta esplicita: la follia della guerra abbia termine e la Terra sia curata e coltivata da chi sa generare, custodire e amare la vita.

La chiusura affida l’ascolto a Gesù come Signore della vita, con la richiesta di essere ascoltati.

personaggi, riferimenti e figure citate

Nel messaggio e nelle citazioni inserite compaiono figure religiose e testimoni di pace:

  • papa leone xiv
  • san giovanni xxiii
  • pìo xii
  • san giovanni paolo ii
  • paolo vi
  • gesù
  • maria

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