Il caso 137: thriller politico dove la verità non si vede mai

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Il caso 137: thriller politico dove la verità non si vede mai

Il caso 137 porta la questione della verità percepita nel cuore del cinema investigativo, con una ricostruzione che scorre tra documenti, testimonianze e immagini ricomposte. Nel thriller firmato da Dominik Moll, l’indagine prende forma attraverso il lavoro della polizia di controllo e ricerca, trasformando un evento gravissimo in una macchina narrativa capace di far vacillare certezze e letture immediate.

il caso 137 e l’indagine dell’igpn sul ferimento nel 2018

La trama segue in modo rigoroso le fasi dell’inchiesta condotta dall’ispettrice Bertrand (interpretata da Léa Drucker) dell’IGPN, la polizia che controlla e indaga la polizia. La vicenda nasce dal gravissimo ferimento di un manifestante di 20 anni tra le strade di Parigi nel dicembre 2018, all’interno delle tensioni legate ai gilets jaunes.

Il film si appoggia a fatti realmente accaduti: viene evocata l’esistenza di un elenco documentato di spappolamenti, accecamenti e mutilazioni di manifestanti ad opera della polizia, elementi che conferiscono alla ricostruzione una base storica precisa.

guillaume girard e il contesto familiare dei gilets jaunes

Un passaggio centrale mette a fuoco il legame con Guillaume Girard, ragazzo a cui viene spappolato mezzo cranio a causa del lancio di un proiettile di gomma antisommossa, indicato come flash-ball in un raggio di distanza inferiore ai venti metri. La madre di Guillaume, parlando con Bertrand, descrive una percezione di abbandono e chiusura: “A Saint-Dizier sta chiudendo tutto. Se ne fregano di noi”.

Il fenomeno dei gilets jaunes, considerato per lungo tempo sotto varie lenti sociologiche senza trovare una spiegazione definitiva, nel film assume la fisionomia di un nucleo familiare e amicale composto da madre, figli, figlie e fidanzati. Il gruppo si presenta disarmato, non violento, con un atteggiamento quasi da vacanza, ma comunque attraversato da rabbia.

Il tragitto verso Parigi avviene dopo un lungo viaggio in automobile. Il gruppo si aggrega a un ramo di un corteo enorme, poi attraversa i fumi e il caos dei lacrimogeni. La separazione arriva senza che il gruppo se ne accorga: Guillaume, insieme a un amico, finisce in una stradina laterale e lì subisce il ferimento grave.

la verità nel caso 137: documenti, testimonianze e immagini ricomposte

Il punto di osservazione della ricostruzione è quello delle indagini IGPN, descritto come uno spazio “stretto e burocratico”. La narrazione si alimenta di stralci di documenti, richieste di rapporti, lastre ospedaliere e testimonianze che diventano via via più serrate, coinvolgendo sia familiari sia poliziotti in servizio. A tutto questo si aggiungono video da smartphone, rielaborati sugli schermi dei computer: l’effetto ricomposto viene presentato come realistico e capace di generare tensione.

bertrand e l’equilibrio tra uffici e luoghi degli scontri

Lo spazio centrale resta quello degli uffici della ispettrice Bertrand e dei colleghi, ma l’impostazione scenica si sposta con rapidità. Le scene alternano luoghi degli scontri a momenti nel privato della protagonista, in un movimento che mantiene una freddezza controllata.

Bertrand vive una separazione dall’ex marito, anch’egli poliziotto. Ha un figlio a carico e origini popolari legate a Saint-Dizier, città in cui risiedono ancora i genitori anziani. Questi elementi contribuiscono a inquadrare la difficoltà di fissare una verità unica: la trascrizione definitiva, presentata come impossibile, appare una somma di rabbia delle vittime, omissioni difensive di un corpo di polizia sotto pressione e anche una possibile tinteggiatura psicologica inconscia della protagonista.

la tensione stilistica del thriller: evidenza visiva e prevaricazione

Il caso 137 si muove con uno stile teso e inappuntabile, evitando scorciatoie emotive orientate a un sentimentalismo politico. Il percorso percettivo imposto da Moll consiste nell’afferrare una verità che sembra sempre presente, nitida e incontrovertibile, per poi mostrarla rapidamente come qualcosa di nuovo: più lontana, illeggibile e trasformata.

Viene inoltre evidenziata l’iniziativa arbitraria e violenta degli agenti: viene indicato che arrivano persino a girare bendati di nero con caschi comprati all’Ikea, sparando ad altezza d’uomo in una dinamica paragonata a un far west. L’elemento che affascina e interessa Moll è l’intreccio filosofico generato tra liceità giuridica, ira sociale e una prevaricazione impunita dell’ordine politico.

La sceneggiatura è attribuita a Dominik Moll insieme a Gilles Marchand.

il monologo finale e la sintesi della democrazia come status quo

Il film culmina con un monologo finale di Léa Drucker rivolto a una superiore, collegando il confronto a una distinzione tra donne “cattive” e donne “buone” all’interno del racconto. La chiusura viene presentata come un momento vibrante, apparentemente remissivo, capace di condensare l’intera opera: la democrazia viene indicata come sintesi brutale di un status quo permanente.

Distribuisce Teodora.

Personaggi menzionati: Léa Drucker (ispettrice Bertrand), Dominik Moll, Gilles Marchand, Guillaume Girard, Bertrand (ispettrice), la madre di Guillaume Girard.

La verità ferita: Il caso 137 e l’inganno delle immagini. Il film di Dominik Moll è stilisticamente tesissimo e inappuntabile
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