Governo non rinnova memorandum militare con israele: perché l’accordo non viene prorogato
L’automatico rinnovo di un memorandum militare con Israele, previsto per il lunedì 13 aprile 2026, non è avvenuto. La scelta ha assunto immediatamente un significato politico e strategico, soprattutto nel contesto in cui la situazione in Palestina viene descritta come parte di un’escalation che coinvolge anche il Libano. Il punto centrale diventa quindi il perché il Governo Meloni abbia sospeso una procedura che avrebbe dovuto scattare senza passaggi intermedi e, soprattutto, perché proprio in quel momento.
memorandum militare italia-israele sospeso: perché non è stato rinnovato
La decisione di non procedere con il rinnovo automatico del memorandum militare con Israele viene presentata come una misura adottata con posizione concreta, non limitata a proteste formali. La motivazione attribuita dal parlamentare di Fratelli d’Italia Donzelli ruota attorno a un punto specifico: il cambio di scenario non sarebbe legato alla narrazione generale del conflitto, ma alla circostanza che Israele spari contro soldati italiani e contro le missioni Unifil. In questa ricostruzione la linea diventa quindi difendere i militari con la bandiera tricolore, ritenendo inaccettabile un’azione che colpisca la presenza italiana sul terreno.
contesto pubblico e mobilitazioni: come è cambiata l’opinione in italia
Nel quadro europeo, l’Italia viene descritta come il Paese in cui, nel corso dell’ultimo anno, si sarebbe registrata una mobilitazione più ampia per la Palestina e contro il genocidio in Palestina, con un focus che oggi includerebbe anche il Libano. I dati richiamati indicano un livello di sostegno verso azioni militari israeliane molto basso: nell’estate 2025, un sondaggio YouGov per “sostegno pubblico e simpatia per Israele” mostra che solo il 6% degli intervistati risponde “sì” alla domanda sul diritto di inviare truppe a Gaza dopo il 7 ottobre 2023. Nello stesso periodo, secondo Eurotrack, solo il 9% degli intervistati in Italia considera giustificate le operazioni militari a Gaza.
A settembre 2025 tali posizioni avrebbero preso forma in mobilitazioni diffuse, fino a piazze piene e blocchi di porti e stazioni ferroviarie. In tale cornice viene menzionata la creazione dell’“equipaggio di terra” che accompagnerebbe la Global Sumud Flotilla, descritta come iniziativa con l’obiettivo di portare aiuti umanitari a Gaza e interrompere un blocco imposto da Israele dal 2007.
Secondo un sondaggio SWG di fine settembre 2025, il 62% degli italiani sosteneva l’iniziativa della Flotilla; tra i sostenitori delle destre al governo la percentuale risulterebbe del 37%. La lettura proposta collega questo dato alla presenza di solidarietà verso la Palestina anche in settori del blocco sociale ed elettorale dell’ultradestra.
episodi unifil e attacchi israeliani: perché la protesta formale non basta
La sospensione del memorandum viene accostata a una sequenza di episodi in cui truppe israeliane avrebbero colpito la missione Unifil. L’inizio di aprile del mese citato nel testo racconta che Israele avrebbe sparato contro militari italiani della missione Unifil, ma viene sottolineato che non si tratterebbe del primo caso.
precedenti: 10-11 ottobre 2024 e aprile 2025
Nel 10 e 11 ottobre 2024 truppe dell’Israel Defence Force (Idf) avrebbero colpito diverse posizioni Unifil, prendendo di mira anche l’ingresso del bunker dove si rifugiavano soldati italiani. Nel mese di aprile 2025, secondo la ricostruzione, l’Idf avrebbe prima sparato contro un mezzo italiano Unifil e, dopo le proteste del governo Meloni, avrebbe continuato con un’azione di speronamento usando un tank, arrivando a colpire due mezzi militari Unifil.
scarto tra passato e decisione attuale
Da qui nasce l’interrogativo: se nel 2024 e nel 2025 la risposta sarebbe rimasta sul piano delle proteste formali, perché oggi la scelta diventa una posizione concreta con la sospensione del memorandum? La spiegazione fornita collega la decisione a una fase politica descritta come più complicata per il Governo Meloni.
governo meloni in difficoltà: consenso fragile e contraddizioni nel blocco
La decisione viene ricondotta a una grande difficoltà politica: il consenso su cui il governo avrebbe basato la propria tenuta si rivelerebbe “friabile”. Nel testo l’ipotesi centrale è che il legame con Netanyahu e con il suo principale sponsor, Donald Trump, stia diventando un rischio politico crescente per il partito di maggioranza.
La priorità diventerebbe impedire che si sfaldi il blocco elettorale e ideologico. Una componente del ragionamento sostiene che la retorica nazionalista del governo, che valorizza continuamente il coraggio dei militari italiani e il prestigio associato alla loro presenza, rende difficile mantenere coerenza senza dare l’idea di non essere in grado di difenderli. In questa cornice, per l’ultradestra, i militari sotto fuoco israeliano sarebbero considerati più determinanti, nella rappresentazione politica, dei palestinesi e dei libanesi uccisi secondo i numeri citati.
perché proprio oggi: sequenza di segnali d’allarme dal 28 febbraio al 14 aprile
La scelta di sospendere il memorandum viene collegata a una serie di eventi che, secondo la ricostruzione, si sarebbero succeduti in rapida continuità e avrebbero creato condizioni di urgenza. I “campanelli d’allarme” elencati nel testo includono:
- 28 febbraio: la guerra Usa-israeliana contro l’Iran, con ricadute descritte anche sui prezzi in Italia;
- 23 marzo: la sconfitta nel referendum costituzionale;
- 7 aprile: il fuoco israeliano sui soldati italiani;
- 12 aprile: la sconfitta di Viktor Orban in Ungheria.
Nel testo, il 13 aprile viene indicato come il giorno di arrivo della decisione. La ricostruzione aggiunge poi un ulteriore elemento pochi ore dopo, il 14 aprile, quando viene riportato che Trump avrebbe aperto uno scontro con il Papa. Questo passaggio introduce un nodo di lealtà contrastanti: la posizione politica descritta oscillerebbe tra il legame con Washington e quello con la Chiesa cattolica. La figura di Giorgia Meloni viene richiamata come presidente del Consiglio in un Paese definito a maggioranza cattolica, rendendo la scelta tra le due istituzioni un elemento percepito come delicato.
crisi di consenso e mobilitazioni: lavoro politico lento ma necessario
Dietro la sospensione del memorandum emergerebbero contraddizioni interne sia nazionali sia internazionali nel blocco dell’ultradestra, con l’idea che tali fratture possano essere portate alla luce per aumentare le crepe politiche. La ricostruzione insiste inoltre su una crisi di consenso non nata “dall’oggi al domani”, ma legata a un peggioramento delle condizioni materiali di vita di ampie fasce di classe lavoratrice, con un’accelerazione collegata alla nuova esplosione dei prezzi.
Un ulteriore fattore richiamato è il ruolo delle mobilitazioni popolari degli anni precedenti, descritte come fondamentali per costruire un senso comune in cui denunciare il genocidio israeliano non risulterebbe più un tabù. Nel testo si collega anche la denuncia di una subalternità del governo “sovranista” rispetto a Washington e Tel Aviv: dalla complicità associata al genocidio fino all’aumento al 5% del Pil in armi, come riportato dall’ordine attribuito a Trump alla Nato.
Il testo richiama una riflessione attribuita a Benoit Bréville su un numero di Le Monde Diplomatique, secondo cui, nell’epoca dell’immediatezza, i progressi lenti, indiretti e talvolta invisibili fanno fatica a galvanizzare, pur restando necessari. La ricostruzione collega questa idea alla necessità di un lavoro costante per produrre trasformazioni reali.
passi successivi oltre la sospensione del memorandum: cosa viene indicato nel testo
La sospensione del memorandum viene presentata non come sufficiente di fronte a un genocidio, ma come un passo inserito in un percorso più lungo. Le tappe richiamate includono la cancellazione dell’accordo di Associazione Ue-Israele, per cui viene citato che più di un milione di cittadini europei avrebbero già firmato, e la rottura delle relazioni militari.
La fase politica descritta come più “gelatinosa” aprirebbe spazi di possibilità, rendendo necessario, nel testo, un indirizzo non limitato a una politica di breve respiro, ma orientato a una visione di trasformazione anche della collocazione internazionale del Paese.
Persone citate nel testo:
- Giorgia Meloni
- Donzelli
- Donald Trump
- Viktor Orban
- Benoit Bréville
- Netanyahu
- Papa
