Governo e delega salari equi non attuata: cosa resta nel decreto Primo maggio

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Governo e delega salari equi non attuata: cosa resta nel decreto Primo maggio

Le trattative sul lavoro e sulle retribuzioni “giuste ed eque” entrano in una nuova fase, con un esecutivo che rinuncia a far decollare la delega sulla contrattazione collettiva e che, nello stesso tempo, prepara un intervento diverso, più rapido e più mirato. La posta in gioco riguarda non soltanto i salari, ma anche la rappresentanza delle parti sociali, il riconoscimento dei contratti più applicati e l’equilibrio tra ruolo della legge e forza della contrattazione. In parallelo, restano sullo sfondo nodi pratici e giudiziari: dal lavoro nelle piattaforme digitali fino ai contenziosi per salari troppo bassi.

governo meloni e rinvio della delega su retribuzioni e contrattazione collettiva

Il governo guidato da Giorgia Meloni ha lasciato scadere la delega sulle retribuzioni “giuste ed eque” e sulla contrattazione collettiva. La maggioranza di centrodestra aveva approvato la scelta lo scorso autunno, modificando in modo sostanziale la proposta di legge presentata dalle opposizioni per l’introduzione di un salario minimo, con un impianto ritenuto radicale e “snaturato” rispetto all’originaria impostazione.

L’intenzione dell’esecutivo era entrare nel merito della rappresentanza, fissando come riferimento per i salari quelli previsti dai contratti nazionali “più applicati”, anche se sottoscritti da sigle considerate minori. L’esito, nei giorni successivi, ha generato un fronte inatteso: non solo i sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil, storicamente divisi negli anni, ma anche le associazioni datoriali hanno chiesto di fermarsi e di attendere l’evoluzione del confronto tra le parti sociali.

confronto sociale e richiesta di stop: sindacati confederali e associazioni datoriali

La mobilitazione nasce attorno al tema che accompagnerà anche il prossimo decreto del Primo maggio. Le richieste convergono su un punto: il governo dovrebbe attendere l’esito del confronto in corso sulla misurazione dell’effettivo peso delle sigle nei diversi comparti.

La tensione si inserisce in un quadro in cui la contrattazione e la definizione di chi è rappresentativo diventano elementi determinanti per stabilire quali trattamenti possano essere considerati come parametro di riferimento nei settori di lavoro.

ministero del lavoro: provvedimento organico e obiettivi sulle misure per assunzioni e sgravi

Per evitare un effetto boomerang, il governo decide di puntare su risposte più celeri e più concrete rispetto all’attuazione della legge delega in materia di contrattazione collettiva. L’impostazione viene resa nota in una nota del ministero del Lavoro guidato da Marina Elvira Calderone, con l’indicazione di un provvedimento organico pensato per rafforzare i dati positivi del mondo del lavoro.

contenuti attesi nel decreto del 30 aprile

Il testo, atteso in consiglio dei ministri il 30 aprile, dovrebbe concentrarsi su un rinnovo di misure in scadenza e su possibili interventi di natura strutturale. Le ipotesi formulate nelle bozze indicano:

  • il rinnovo dei bonus per le assunzioni di giovani;
  • il rinnovo nelle Zes (Zone economiche speciali), con misure in scadenza;
  • la possibilità di rendere strutturale la detassazione degli aumenti contrattuali per chi ha redditi sotto i 33mila euro annui;
  • l’eventuale estensione della detassazione ai trattamenti accessori e ai premi di produttività.

La realizzazione delle misure resterebbe legata alla disponibilità di coperture finanziarie.

ruolo della contrattazione collettiva e limiti alle ambizioni su equivalenze e sigle minori

Nel perimetro tracciato dalle bozze, il riferimento alla contrattazione collettiva potrebbe rimanere ancorato all’articolo 51 del decreto legislativo 81 del 2015, tra i decreti attuativi del Jobs Act. La norma definisce per contratti collettivi quelli stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

Risulta invece esclusa la linea del sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, che puntava a inserire un principio di equivalenza. In base a tale impostazione, i sindacati minori avrebbero potuto far valere accordi firmati come pari a quelli principali anche se ritenuti peggiorativi per i lavoratori.

critiche politiche e accuse su delega, tempi e rappresentanza

Le reazioni politiche denunciano una gestione percepita come sbilanciata e poco rispettosa del confronto. Maria Cecilia Guerra, responsabile Lavoro della segreteria nazionale del Pd, collega la vicenda a una scelta legislativa giudicata dannosa: viene richiamata l’approvazione il 6 dicembre 2023 di una legge delega ritenuta invista alle parti sociali, con l’accusa che avrebbe favorito una contrattazione “pirata”. La stessa delega sarebbe stata poi tenuta ferma al Senato per quasi due anni, con approvazione fissata al 23 settembre 2025, prima della scadenza senza esercizio.

posizioni del pd e del m5s sul confronto parlamentare

Guerra sottolinea l’idea di tre anni di discussioni senza risultati e richiama il tema dei salari dei lavoratori rimanenti senza adeguamenti concreti. Sul versante del M5S, Dario Carotenuto, capogruppo in commissione Lavoro alla Camera, critica l’impostazione dell’esecutivo parlando di Parlamento esautorato e di un percorso giudicato come procedente senza rispettare gli impegni dichiarati.

Secondo la medesima ricostruzione, l’esecutivo starebbe predisponendo un nuovo decreto in vista della Festa dei lavoratori, con l’ipotesi di una gestione “blindata” e sottratta a un confronto parlamentare e democratico.

sicurezza sul lavoro, tutele per piattaforme digitali e prosecuzione dei contenziosi su salari bassi

Il decreto, oltre alle misure sul lavoro e su bonus e incentivi, includerebbe anche interventi legati alla sicurezza nei luoghi di lavoro. Sul fronte delle tutele, dovrebbero arrivare misure per i lavoratori delle piattaforme digitali coerenti con una direttiva europea che prevede la presunzione della subordinazione quando, tramite algoritmi, la piattaforma esercita controllo e direzione.

Per quanto riguarda i salari di fame, il testo non includerebbe misure immediate capaci di rovesciare la situazione. Sul punto, il racconto richiama l’attività del pm di Milano Paolo Storari, autore di inchieste su gruppi di logistica, vigilanza privata e lusso, con sequestri per centinaia di milioni e la stabilizzazione di decine di migliaia di lavoratori. Allo stesso tempo, viene indicato che Glovo e Deliveroo avrebbero finito sotto controllo giudiziario nell’ambito delle accuse di caporalato, senza che siano previsti interventi diretti sui salari nel perimetro descritto.

cassazione e diritto alla giusta retribuzione: disapplicazione dei contratti nazionali e criteri alternativi

Nel vuoto lasciato dalla politica, la magistratura continua a intervenire come strumento di salvaguardia rispetto a paghe considerate troppo basse. La Corte di Cassazione nel 2023 stabilisce un principio determinante: il giudice non è vincolato a fare riferimento ai minimi contrattuali stabiliti dai contratti collettivi nazionali di categoria.

articolo 36 della costituzione come base per la retribuzione

Il giudice può disapplicare i contratti collettivi nazionali che non rispettano l’articolo 36 della Costituzione. La norma richiama una retribuzione “proporzionata alla quantità e qualità del lavoro” e “sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.

misurazione della retribuzione: contratti affini, mansioni analoghe e indicatori nazionali o europei

Se la paga prevista risulta molto bassa, la magistratura può basarsi su contratti di settori affini o su mansioni analoghe con trattamenti più elevati. In alternativa, si può fare riferimento a indicatori nazionali o sovranazionali: includere i dati Istat sul costo della vita e i criteri previsti da una direttiva europea non ancora recepita dall’Italia, secondo cui il minimo orario dovrebbe attestarsi vicino al 60% del salario lordo e al 50% di quello mediano.

La conseguenza pratica rimane l’esigenza di agire in sede giudiziaria: per ottenere il riconoscimento della giusta retribuzione è spesso necessario avviare un contenzioso, con costi e tempi, senza garanzie sull’esito. Il pronunciamento della Cassazione descritto non risulta vincolante.

figure citate nel quadro politico e istituzionale

Nel contesto descritto compaiono diverse personalità istituzionali e politiche direttamente richiamate nel racconto delle posizioni e delle decisioni.

  • Giorgia Meloni
  • Marina Elvira Calderone
  • Claudio Durigon
  • Maria Cecilia Guerra
  • Dario Carotenuto
  • Paolo Storari
Il governo cede al pressing di sindacati e imprese e fa scadere la delega sui salari “equi”. Cosa resta nel decreto Primo maggio

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