Genitori incapaci di dire no, coma etilico a 13 anni e parole di paolo crepet
Paolo Crepet, psichiatra e sociologo impegnato in un percorso di riflessione pubblica tra spettacolo e nuovi contenuti editoriali, torna a parlare di un tema urgente e controverso: il rapporto tra responsabilità adulta e comportamenti a rischio di giovanissimi. Nel contesto della sua attività divulgativa, vengono anticipati alcuni passaggi centrali della sua ultima fatica, a partire da un episodio raccontato come caso emblematico e rivelatore.
Paolo Crepet e “Riprendersi l’anima”: domande sulla felicità e sul senso della vita
Il titolo “Riprendersi l’anima” viene presentato come una scelta non casuale: l’idea di fondo è che la domanda sulla propria condizione esistenziale continui a restare l’unica con un senso pienamente compiuto. In particolare, emerge la richiesta di interrogarsi su se si è felici, se lo si è stati in passato o se esista la possibilità concreta di esserlo in futuro.
tredicenni ubriachi e genitori che aspettano: il caso raccontato nel libro
Nell’opera viene richiamato un racconto specifico: secondo quanto riferito, esiste un capitolo in cui si descrive quanto accaduto a due giornalisti che si sarebbero recati a piazza Santa Croce a Firenze alle tre di notte con l’obiettivo di documentare ciò che succede. Tra gli elementi riportati, vengono citati tredicenni ubriachi e armati di coltelli.
dal giro di pusher all’attenzione dei genitori: una dinamica definita “al limite”
La parte considerata ancora più sorprendente riguarda la sequenza degli incontri. Dopo i colloqui con i ragazzi sul contesto di un giro di pusher, avvenuto sotto gli occhi di Dante (con riferimento alla statua), poco distante viene descritto un altro scenario: un affollamento di automobili dei genitori. I genitori, secondo la ricostruzione, avrebbero atteso pazientemente a notte fonda per riaccompagnare i ragazzi a casa, configurando una situazione definita al limite della schizofrenia.
la critica di Paolo Crepet ai genitori: mancanza di “no” e conseguenze gravi
Le osservazioni di Crepet si concentrano sul ruolo degli adulti. In modo diretto viene sostenuto che i genitori avrebbero una risposta inadeguata, incapace di mettere un limite. Nel racconto emerge un giudizio netto: l’idea riportata è che si tratti di persone che non sanno dire di no.
finire in coma etilico a tredici anni: un insulto all’intelligenza secondo lo psichiatra
Tra i passaggi più forti viene indicato che finire in coma etilico a tredici anni sarebbe un insulto all’intelligenza. Il ragionamento collega l’episodio a una forma di pavidità e di incapacità di reagire, con una sensazione definita surreale rispetto alla normalizzazione della situazione.
due domande rivolte ai genitori: buon inizio di vita e reale felicità
Secondo quanto riportato, a livello concettuale andrebbero poste due domande. La prima riguarda se l’attuale condizione sia un buon inizio di vita per il figlio, oppure se si stia semplicemente adeguandosi a ciò che fanno tutti. La seconda domanda, più esplicitamente, riguarda la percezione del risultato: se concedere quelle libertà renda realmente i ragazzi più felici. La posizione espressa è che, se qualcuno lo pensasse davvero, si sarebbero vissute vite diverse, lasciando intendere una distanza tra convinzioni e realtà.
qual è il significato del percorso di Crepet nel libro: riprendere il controllo interiore
La cornice complessiva restituisce un filo coerente tra l’esigenza di guardare in faccia la realtà e la necessità di affrontare la sfera emotiva e spirituale. L’idea di “riprendersi l’anima” si lega alla richiesta di una domanda essenziale: la ricerca della felicità non come esercizio astratto, ma come punto di riferimento per capire se e come sia possibile sperare.
personaggi citati
- Paolo Crepet
- Dante (la statua di piazza Santa Croce)
- due giornalisti
- genitori dei ragazzi


