Europei di calcio: giovani in ungherese e ora l europa
Abbiamo costruito l’Italia, ora serve costruire gli italiani: rovesciare questa idea porta a un punto più ambizioso. Gli europei esistono già come esperienza concreta; l’Europa, intesa come progetto politico capace di governare quella vita, fatica ancora a prendere forma. La differenza non dipende da mancanza di strumenti, ma dal divario tra ciò che viene vissuto e ciò che viene deciso.
Per comprendere il fenomeno basta osservare le abitudini dei giovani. Non si parla più di “estero” come destinazione separata: si parla di spostamenti. Berlino, Barcellona e Parigi non vengono percepite come luoghi lontani dal proprio mondo, ma come varianti di una stessa quotidianità. In questa trasformazione, l’Erasmus è descritto come un fattore capace di andare oltre i trattati: ha costruito relazioni, ha reso alcune pratiche normali e ha favorito un senso di appartenenza europea definito senza precedenti. L’idea viene associata a una pratica reale, rafforzata dall’uso di una lingua europea di fatto, l’inglese.
Il quadro include il fatto che i giovani parlano l’inglese in modo fluente; molti corsi universitari sono in inglese anche in paesi non anglofoni; chi si sposta per studio o esperienze estere porta con sé questa competenza linguistica. Anche la ricerca europea viene presentata come un ambito in cui l’inglese ha un ruolo centrale. In modo definito paradossale, la fonte richiama il caso dei giovani inglesi, rimasti indietro e che avrebbero compreso la situazione dopo gli eventi. Il riferimento specifico è il referendum sulla Brexit: non avendo partecipato alle urne, una parte dei giovani si è ritrovata fuori dall’Europa perché la scelta è stata determinata dagli anziani. Da qui nasce la richiesta di rientrare nei programmi europei, con l’Erasmus citato come punto di partenza.
europei già presenti: appartenenza costruita nella vita quotidiana
La società europea viene descritta come già esistente, soprattutto tra i giovani, mentre la politica viene indicata come in ritardo. Le istituzioni restano ancorate a logiche nazionali, mentre la vita quotidiana appare transnazionale. Si studia, si lavora e si intrecciano relazioni senza interrogarsi troppo su dove finisce un paese e dove ne comincia un altro. È una trasformazione definita silenziosa ma radicale, con chi è cresciuto prima che avrebbe più difficoltà a riconoscerla pienamente.
europa che decide vs europa che si vive: il problema della politica
Secondo la prospettiva riportata, l’Europa vissuta non coincide con l’Europa che governa. Gli Stati continuano a ragionare in termini nazionali, difendono interessi immediati e adottano tattiche senza trasformarle in strategia. Il riferimento alle dinamiche interne dell’Unione sottolinea un carattere autoreferenziale dei paesi membri: le ventisette tattiche non diventano un progetto comune.
La fonte descrive anche il ruolo della Commissione Europea, che emana direttive. Ogni paese le applicherebbe secondo criteri propri, con effetti differenti pur partendo da principi comuni. Il punto non è l’assenza di basi operative: vengono indicati elementi che renderebbero possibile il salto in avanti. Il mercato sarebbe enorme, la base scientifica solida e la capacità industriale ancora presente. Le tecnologie considerate fondamentali per il mondo contemporaneo avrebbero radici europee, spesso con collegamenti anche all’Italia.
Il nodo viene formulato in termini di mancata costruzione di sistemi per sfruttare ciò che è stato inventato: la fonte afferma che si sono aperte strade senza definire pienamente a cosa dovessero collegarsi.
infrastrutture invisibili e controllo digitale: il vantaggio extraeuropeo
La criticità viene collegata anche a un contesto non più soltanto militare. Il riferimento agli Stati Uniti riguarda il controllo di infrastrutture invisibili, con un focus su informatica, reti, sistemi operativi, cloud e satelliti. Anche se non vengono percepite direttamente, queste componenti vengono descritte come ciò che tiene in piedi l’intero sistema.
La fonte sostiene che tali “strade” siano state aperte grazie all’Europa, ma che l’Europa non sia riuscita a utilizzarle e controllarle. Il modello sarebbe riuscito invece agli Usa, spesso tramite l’importazione di cervelli europei, con il risultato di arrivare a controllare un mondo virtuale indicato come base della globalizzazione. Se si spengono le strade informatiche, la fonte afferma che non funziona più niente.
mercato unificato necessario: perché l’imitazione non basta senza scala
La fonte ammette che copiare potrebbe essere possibile. Viene citato un parallelismo: Microsoft avrebbe copiato Apple e la Cina avrebbe copiato e migliorato. In generale, l’innovazione viene presentata come spesso imitazione capace di generare un cambio di scala. Tuttavia, per farlo servirebbe un mercato unificato non solo nei consumi ma anche nelle produzioni.
Il problema viene riassunto nella differenza tra la dimensione “sulla carta” e quella reale: un grande mercato teorico e ventisette mercati nella pratica. È indicato come il punto in cui il meccanismo si inceppa, impedendo la trasformazione delle capacità esistenti in vantaggio competitivo effettivo.
costruire l’Europa prima che decidano altri: sovranismo e divisione
La fonte torna al punto di partenza: se gli europei esistono già, perché l’Europa non riesce a esprimere pienamente quel vissuto? La risposta viene sintetizzata: chi vive in Europa sarebbe avanti rispetto a chi la governa. I giovani esprimerebbero un mondo che la politica non avrebbe ancora organizzato fino in fondo.
Come segnali di possibile cambiamento vengono indicati casi in cui i giovani, quando percepiscono che la questione li riguarda direttamente, potrebbero far pendere gli esiti. Sono citati il referendum sulla Giustizia, le elezioni ungheresi e gli esiti elettorali in grandi città statunitensi come New York e Seattle. Non sempre e non ovunque, ma con la prospettiva che la tendenza aumenti quando quella generazione diventerà maggioranza e la fase degli anziani si ridurrà.
La fonte lega questa dinamica anche all’idea di sovranismo. Viene considerato illuminante che Orban, sovranista, sia stato sostenuto sia da Trump sia da Putin, insieme ai sovranisti europei inclusi i “nostri”. La formula del sovranismo viene descritta come la convinzione che ogni popolo debba venire prima degli altri: America first, Deutschland über alles, la Grandeur de la France, Prima gli italiani. La domanda diventa come costruire una Unione in cui ognuno pensa di essere prioritario.
La risposta proposta è centrata su un senso di appartenenza all’Unione che non rinnega la provenienza da uno Stato ma che la utilizza per contribuire a qualcosa di più ampio. Viene affermato che cooperare risulta vincente rispetto a competere, a condizione che chi dichiara di cooperare non competi “sottobanco”. Le grandi potenze extraeuropee, secondo la fonte, sostengono i sovranismi europei perché temono un’Europa unita e mirano a dividerla per dominarla. Gli anziani sarebbero caduti in questa trappola, mentre i giovani no, in modo non generalizzato ma sufficiente per cambiare la differenza.
Nel quadro conclusivo, viene indicato che potrebbe non esserci tempo sufficiente per vedere l’esito da un punto di vista anagrafico, con l’unica consolazione rappresentata dall’anticipazione delle premesse.
Personaggi menzionati:
- Orban
- Trump
- Putin
- Cavour
