Emirati lasciano opec e aumenteranno la produzione di petrolio

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Emirati lasciano opec e aumenteranno la produzione di petrolio

La decisione degli Emirati Arabi Uniti di lasciare Opec e Opec+ cambia un equilibrio costruito per decenni e apre nuovi scenari su produzione petrolifera, negoziati internazionali ed energia regionale. Un passaggio definito “storico” dagli stessi annunci ufficiali che, dal punto di vista operativo, avrà effetto a partire dal 1 maggio 2026, mentre sul piano politico viene collegato a tensioni geopolitiche in piena evoluzione.

emirati arabi escono da opec e opec+ dal 1 maggio 2026

Gli Emirati Arabi Uniti hanno comunicato l’uscita dal gruppo dei Paesi esportatori di petrolio (Opec) e dal più ampio Opec+, a cui partecipano altri dieci membri. Tra questi figura anche la Russia. La scelta pone fine a un’appartenenza durata quasi 60 anni e modifica la composizione dell’insieme, lasciando il gruppo con soli 11 Stati.

Nel comunicato diffuso dalle strutture competenti, il Ministero dell’Energia e delle Infrastrutture di Abu Dhabi ha precisato che gli Emirati continueranno ad assumere un atteggiamento responsabile, immettendo sul mercato una produzione aggiuntiva in modo graduale e misurato. L’impostazione indicata viene ricondotta a domanda e condizioni di mercato.

produzione petrolifera aggiuntiva: graduale e misurata

La nota ufficiale conferma che l’obiettivo dichiarato è quello di aumentare la capacità di risposta alle esigenze energetiche, mantenendo un ritmo controllato. Gli Emirati intendono svincolarsi dai vincoli organizzativi dell’Opec, così da poter incrementare gradualmente la produzione e adattarsi al contesto economico e agli sviluppi del mercato.

La posizione richiamata nel comunicato integra anche una dimensione strategica legata alla necessità di garantire continuità di offerta mentre la domanda cresce, in un quadro influenzato da tensioni internazionali.

motivi politici e geopolitici dietro l’uscita

La mossa viene descritta non soltanto come conseguenza economica, ma come riallineamento geopolitico. Il riferimento è alla guerra in Iran, collegata agli attacchi e alle dinamiche contrapposte coinvolgenti Israele e Stati Uniti. In questo scenario, gli Emirati vengono indicati come il più fedele alleato tra i Paesi arabi del Golfo.

La scelta viene inoltre collegata alla crescente domanda alimentata dalla crisi energetica legata al blocco dello Stretto di Hormuz, imposto dall’Iran. Viene citato anche il contesto di ritorsione: l’Iran sarebbe nel ruolo di Paese fondatore dell’Opec e reagirebbe agli attacchi subiti da Stati Uniti e Israele.

petrolio emiratino e ruolo nelle riserve mondiali

Gli Emirati sono indicati come sesto Stato al mondo per riserve di petrolio, con una quota di poco inferiore al 6% del totale mondiale. Questa dimensione strategica rende la decisione di uscire dal cartello rilevante per la capacità di incidere sul ritmo di produzione, soprattutto quando emergono pressioni sul sistema energetico globale.

La nota precisa che la decisione sarebbe stata assunta nell’esclusivo interesse nazionale, elemento che conferma l’impostazione formale fornita dalle istituzioni di Abu Dhabi.

stretto di hormuz: transito di gnl ad aprile

Sul fronte dei flussi energetici, la società di monitoraggio marittimo Kpler ha comunicato che la prima nave carica di gas naturale liquefatto ha attraversato lo Stretto di Hormuz ad aprile. Il dato fornito riguarda una metaniera emiratina, identificata come Mubaraz, controllata dalla compagnia petrolifera nazionale Adnoc.

Gli Emirati escono dall’organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (Opec e Opec+). E annunciano l’aumento della produzione

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