Elly schlein botta e risposta cos altro deve succedere per fermare netanyahu e trump
Un acceso botta e risposta in studio ha acceso il confronto su politica estera italiana ed europea, con il focus sui crimini commessi a Gaza. Il dibattito, trasmesso nel programma In Onda (La7), ha visto protagonisti Elly Schlein e Pietro Senaldi, mentre la conversazione si è spostata anche sul rinnovo di un accordo centrale tra Italia e Israele e sulle dinamiche decisionali dell’Unione Europea.
confronto schlein senaldi su gaza e responsabilità politica
Il confronto è iniziato con l’intervento di Pietro Senaldi, che ha accusato il Partito Democratico di immobilismo. Secondo la ricostruzione proposta, le posizioni del Pd sarebbero state “di comodo” e favorevoli politicamente, ma non utili per le sorti dei palestinesi.
La risposta di Elly Schlein è stata netta e ha riportato il tema al cuore della questione: la posizione del governo italiano rispetto a Israele, al ruolo di Giorgia Meloni e alle richieste rivolte a Trump e Netanyahu. Schlein ha sostenuto che Netanyahu avrebbe commesso crimini definiti da esperti come genocidio a Gaza e ha sottolineato che, nonostante l’esistenza di una tregua, proseguirebbero bombardamenti e uccisioni da parte del governo israeliano.
Schlein ha poi collegato la questione a una richiesta politica diretta: fermare guerre considerate illegali e contrastare la prosecuzione della violenza. In aggiunta, ha dichiarato l’intenzione di occuparsi immediatamente del riconoscimento dello Stato di Palestina, evidenziando che a Gaza, anche con la tregua, continuerebbe a morire gente, definendo quanto accade una vergogna per l’umanità. La leader dem ha contestato la superficialità con cui, secondo la sua lettura, la questione verrebbe trattata.
memorandum italia israele: rinnovo, cooperazione militare e richieste di stop
La discussione si è intensificata quando Marianna Aprile ha introdotto il nodo del rinnovo del memorandum di cooperazione tra Italia e Israele, previsto per oggi, 13 aprile, con una durata ulteriore di cinque anni.
In studio è stato chiesto se esistesse la possibilità di fermare un rinnovo definito automatico. Schlein ha risposto senza esitazioni, affermando che la decisione dovrebbe essere assunta dal governo italiano già domani e insistendo sulla necessità di bloccare il memorandum, inquadrato come collaborazione militare con Israele.
Secondo la linea esposta, la richiesta non riguarda soltanto l’Italia: anche l’Unione Europea dovrebbe interrompere l’accordo di collaborazione con Israele. Schlein ha motivato la posizione richiamando le violazioni dei diritti fondamentali e ha indicato come esempio una presa di posizione attribuita alla Spagna di Sanchez, che avrebbe espresso un “no” a quella che viene definita guerra illegale.
La replica di Senaldi ha riportato la questione su un punto politico: avrebbe chiesto a Schlein di uscire dalla maggioranza in Europa e di ordinare ai propri europarlamentari di uscire dalla stessa maggioranza.
regole europee e unanimità: perché la decisione può bloccarsi
Schlein ha risposto spostando il baricentro sulla struttura decisionale europea. Il suo argomento ha distinto tra il ruolo del Parlamento europeo e quello degli organismi in cui siedono i governi nazionali, richiamando in particolare Consiglio Europeo e Consiglio Affari Esteri.
La segretaria ha spiegato che, su quasi tutte le questioni di politica estera e di sicurezza comune, opera la regola dell’unanimità: serve il si di tutti i 27 Stati membri. In caso di rifiuto di un singolo governo o di un’astensione in determinati contesti, la decisione risulta bloccata.
Schlein ha inoltre sostenuto che il problema di una politica estera europea non sarebbe nel Parlamento, ma nel Consiglio, dove siedono governi che, a suo dire, custodiscono gelosamente la propria linea nazionale. Ha definito come obiettivo la ricerca di una svolta capace di superare l’unanimità, poiché l’Unione finirebbe per essere soggetta ai voti di veto attribuiti a figure come Orban. In questo quadro, ha affermato che da domani tali vincoli non sarebbero più presenti.
veto nazionali e ruolo diplomatico europeo: effetti su medio oriente e ucraina
Nel passaggio finale, Schlein ha legato i veti all’incapacità dell’Europa di contare come soggetto unitario e di svolgere un ruolo diplomatico e politico per contribuire alla costruzione della pace. La motivazione è stata estesa anche oltre il Medio Oriente, includendo l’Ucraina, indicata come invasione da parte di Putin.
La conclusione del confronto ha ribadito che, secondo la prospettiva espressa, l’Europa non riuscirebbe a incidere pienamente quando governi nazionali continuerebbero a frenare, ciascuno entro un perimetro considerato ristretto, ritenendo di poter risolvere i problemi senza un coordinamento comune.
Personaggi citati nel confronto:
- Elly Schlein
- Pietro Senaldi
- Marianna Aprile
- Giorgia Meloni
- Trump
- Netanyahu
- Sanchez
- Orban
- Putin