Elezioni a gaza: cosa cambia e perché conta per la regione

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Elezioni a gaza: cosa cambia  e perché conta per la regione

Sulle facciate dei palazzi di Deir Al-Balah, risparmiati dai bombardamenti, compaiono grandi striscioni che riportano i volti degli uomini e delle donne candidati alla corsa per diventare sindaco. La scena restituisce un’esperienza inedita: per intere generazioni di giovani palestinesi questo tipo di voto non si è mai presentato. Il 25 aprile segna infatti la prima elezione nella Striscia di Gaza dopo 20 anni, anche se limitata a un solo comune. La valenza simbolica è amplificata da un contesto estremamente delicato, mentre al Cairo proseguono i colloqui per l’avvio della fase due di un piano attribuito a Trump, con previsioni che includono disarmo di Hamas e ritiro delle truppe di Tel Aviv, presenti sul 53% del territorio.

Nel quadro complessivo agiscono una tregua fragile e le violenze quotidiane: da ottobre a oggi sarebbero stati uccisi quasi 800 palestinesi. Parallelamente la popolazione vive in tende in condizioni segnate da una cronica carenza di acqua potabile, cibo e medicinali.

elezioni a Deir Al-Balah: prima corsa dopo 20 anni nella striscia di gaza

In strada si percepisce un clima di mobilitazione visibile: compaiono manifesti con le indicazioni per raggiungere le urne e i candidati promuovono i programmi online e in presenza. Alcuni abitanti descrivono entusiasmo, legandolo alla possibilità concreta di esprimersi. Un 34enne riferisce la sensazione di partecipare a un voto che non aveva mai vissuto in prima persona, dopo aver sentito parlare di elezioni soltanto fin da bambino. In parallelo, secondo una ricostruzione riportata da Al Jazeera, l’atmosfera sarebbe caratterizzata da attesa, ma anche da stanchezza e sfiducia, soprattutto tra i più giovani.

Le campagne elettorali, secondo le analisi citate, cercano di ridurre gli slogan e presentano i candidati come slegati dalle principali fazioni politiche. Le promesse vengono orientate a problemi immediati e pratici: fornitura di acqua potabile, gestione delle fognature e dei rifiuti, esigenze richiamate da molte famiglie dopo due anni di bombardamenti, morti e fame.

contesto politico e storico: dal voto del 2006 alle tensioni interne

L’ultima votazione nella Striscia di Gaza risale al 2006, anno considerato una svolta per l’esito delle elezioni legislative. In quell’occasione Hamas conquista più del 44% dei voti, contro il 41% ottenuto da Fatah, il partito di Mahmoud Abbas. L’esito porta a un inasprimento delle tensioni con la fazione rivale, fino allo scoppio di una guerra civile nel 2007.

Dopo mesi di combattimenti nelle strade di Gaza, le milizie di Hamas prendono di fatto il potere nella Striscia e instaurano un regime. Negli anni successivi ogni tentativo di voto termina con un nulla di fatto: tra i fattori indicati emergono l’incapacità delle forze politiche di concordare procedure comuni, le restrizioni di Israele e la repressione violenta portata avanti da Hamas di fronte a ogni forma di dissenso.

perché si vota a Deir Al-Balah: scelta dell’unico comune della striscia

La tornata elettorale del 25 aprile rientra in una consultazione più ampia che coinvolge 420 municipi in Cisgiordania. Deir Al-Balah risulta l’unico centro della Striscia a partecipare al voto. La scelta viene motivata dal fatto che il comune avrebbe subito danni meno gravi rispetto a Rafah, Khan Younis e Gaza City, oltre al mantenimento della presenza degli abitanti nel luogo in cui vivevano.

commissione elettorale e cambio di paradigma locale

Secondo la Commissione elettorale centrale palestinese, l’organismo incaricato di mettere in piedi le elezioni nei territori, questo passaggio rappresenta un cambio di paradigma. Fino a oggi, i rappresentanti locali sarebbero stati nominati da Hamas. La speranza dichiarata è che l’esperienza possa avviare un percorso per costruire un sistema democratico.

ruolo di anp e hamas: liste indipendenti e assenza del gruppo islamico

Le interpretazioni politiche restano su un terreno di incertezza: non è possibile stabilire con precisione se il risultato fornirà un’indicazione realmente rappresentativa dell’opinione politica. L’attenzione mediatica verso Deir Al-Balah resta comunque elevata.

Per l’Autorità palestinese guidata da Abbas, organizzare il voto in un’area ancora controllata da Hamas viene descritto come un’opportunità per riaffermare la propria presenza nell’enclave palestinese. La scelta di un appuntamento congiunto tra Gaza e Cisgiordania viene anche presentata come un modo per trasmettere un segnale di unità nazionale dei territori palestinesi.

jamal al-fadi e la lettura dell’esperimento

Un professore dell’Università Al-Azhar del Cairo, Jamal al-Fadi, nel dialogo con l’AFP, definisce il voto un esperimento dell’Autorità palestinese per verificare successo o fallimento, sottolineando l’assenza di sondaggi d’opinione nel periodo post-bellico.

hamas non presenta candidati: possibili concessioni e trasferimento dei poteri

Dal lato di Hamas la partecipazione sarebbe stata assente: il gruppo avrebbe deciso di non presentare alcun candidato e di non appoggiare nessun gruppo. Una motivazione indicata riguarda il requisito posto dall’ANP per le liste, che richiede la sottoscrizione dello statuto dell’Olp, con riconoscimento formale dello Stato di Israele nel solco degli accordi di Oslo; una visione considerata incompatibile con quella di Hamas.

Nel dibattito riportato compare anche il timore di un boicottaggio, poi smentito dai fatti relativi al funzionamento della macchina organizzativa, senza grossi intoppi. Un esponente di Hamas, Hazem Qassem, citato dal New York Times, avrebbe inoltre dichiarato che i poteri verranno trasferiti alla lista vincente dopo la pubblicazione dei risultati.

liste elettorali, candidati e organizzazione dei seggi

Le liste presenti sarebbero quattro, tutte definite ufficialmente indipendenti: Rinascita di Deir al-Balah, Pace e Costruzione, Deir al-Balah ci unisce e Futuro di Deir al-Balah. Alcuni candidati sarebbero ritenuti più vicini ad Hamas, mentre nel complesso le liste vengono considerate allineate a Fatah.

Gli eletti sarebbero 15 candidati, con la presenza di 4 donne. La struttura prevede 12 sezioni con postazioni temporanee allestite anche all’aperto, dato che le scuole sarebbero occupate dagli sfollati.

osservatori, giornalisti e numero di aventi diritto

L’impianto organizzativo includerebbe quasi 300 osservatori per controllare il libero svolgimento delle elezioni e 45 giornalisti. Gli aventi diritto sarebbero 70mila: si tratta di persone con più di 17 anni e residenza nel comune, escludendo chi proviene da fuori e ha trovato rifugio in città.

sicurezza dei seggi e protezione non armata

Il portavoce della commissione elettorale, Fareed Taamallah, ha spiegato di aver coinvolto una società di sicurezza privata per proteggere i seggi elettorali. Gli addetti, secondo quanto riferito, non sarebbero armati per ridurre il rischio di attacchi dai droni israeliani.

principali figure citate nella copertura

  • Mahmoud Abbas
  • Jamal al-Fadi
  • Hazem Qassem
  • Fareed Taamallah
Gaza, per la prima volta dopo 20 anni si torna a votare: gli abitanti di Deir Al-Balah chiamati a scegliere il sindaco

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