Diplomi non autorizzati ministero: rinvio a giudizio dei vertici dell’accademia di belle arti di agrigento
Un’indagine della Procura di Agrigento fa emergere un presunto sistema finalizzato al rilascio di diplomi falsi all’interno dell’Accademia di belle arti “Michelangelo”, nella città dei templi. Il procedimento nasce dal caso di docenti che, dopo aver verificato il valore delle proprie qualifiche, si sono ritrovati senza cattedra. La vicenda mette al centro le decisioni dei vertici dell’istituto, l’iter amministrativo che ha portato alla revoca delle autorizzazioni e le conseguenze su corsi, lauree e lavoro di numerose persone.
accademia di belle arti “michelangelo” e indagine della procura di agrigento
La Procura di Agrigento definisce i vertici dell’Accademia di belle arti “Michelangelo” come coinvolti in un’ipotesi di associazione a delinquere volta al rilascio di diplomi falsi. L’indagine prende forma in relazione a una serie di contestazioni sui titoli di alcuni insegnanti che, secondo i magistrati, si sarebbero rivelati privi di sostanza.
Un episodio collegato al merito della vicenda riguarda Giovanni Romano, denunciato come figura esautorata dal Provveditorato dopo tre anni di insegnamento svolti grazie alle graduatorie provinciali. La contestazione sostiene che le presunte qualifiche avrebbero avuto valore nullo, configurando un quadro nel quale l’Accademia avrebbe continuato a operare nonostante l’assenza di autorizzazioni.
rinvio a giudizio per associazione a delinquere e falso commesso da pubblico ufficiale
Al termine dell’attività investigativa, è stato disposto il rinvio a giudizio di tre persone per associazione a delinquere e falso commesso da pubblico ufficiale. Le posizioni riguardano:
- Alfredo Prado, direttore dell’Accademia;
- Zara Maria Prado, vicepresidente del consiglio di amministrazione;
- Giovanni Ferraro, presidente dello stesso consiglio di amministrazione.
Secondo la ricostruzione dei magistrati, l’Accademia avrebbe continuato per anni a istituire corsi e a rilasciare lauree pur non avendo il titolo per farlo, perché il ministero dell’Università e della Ricerca le aveva revocato l’autorizzazione.
revoca dell’autorizzazione e titoli di secondo livello senza validità
La revoca dell’autorizzazione ha prodotto effetti diretti sui titoli di secondo livello degli indirizzi pittura, scultura, decorazione e scenografia. La contestazione riguarda i percorsi conseguiti tra il 2017 e il 2022, con riferimento a centinaia di esami e lauree che, secondo il ministero, non esisterebbero.
Anche la persistenza dell’attività formativa viene posta sotto osservazione: fino a poco tempo fa, i dirigenti dell’Accademia avrebbero continuato a promuovere corsi e diplomi, pur essendo consapevoli, secondo la pm Gloria Andreoli, che non avessero valore legale.
conseguenze su docenti, esami e concorsi: una reazione a catena
Il quadro delineato dall’indagine descrive un impatto immediato sul personale docente. La vicenda viene indicata come un fattore capace di mettere a rischio posti di lavoro: almeno sei docenti, oltre a Romano, avrebbero ricevuto dalla giornata all’altra una mail del provveditore, con la conseguenza di essere costretti a rimanere a casa, privati sia del lavoro sia dei titoli. La reazione a catena, secondo quanto riferito dai diretti interessati, arriverebbe a coinvolgere anche documenti firmati in veste di insegnanti, oltre a esami e concorsi.
tar, anvur e promozione dei corsi fino a settimane fa
Nel 2023, il Tar, decidendo sul ricorso dell’istituto contro il diniego del ministero, aveva evidenziato alcuni elementi determinanti. Tra le criticità risultate dalla valutazione richiamata nel provvedimento rientrava la valutazione negativa dell’Anvur in merito a risorse strutturali, edilizie e strumentali, oltre alla valutazione negativa sulle risorse finanziarie e di personale. Il Tar ha inoltre sottolineato la pubblicizzazione, da parte dell’Accademia, di corsi non autorizzati dal ministero.
Nonostante tale quadro, la promozione dei percorsi sarebbe rimasta attiva fino a poche settimane fa, nella prospettiva di un nuovo decreto. L’elemento centrale della contestazione riguarda il fatto che, oggi, le lauree ricondotte a quei percorsi non avrebbero alcun valore, secondo quanto emerge dalla ricostruzione.
personaggi coinvolti nell’atto di rinvio a giudizio
- Alfredo Prado
- Zara Maria Prado
- Giovanni Ferraro
- Giovanni Romano
- Gloria Andreoli

