Decreto sicurezza bloccato : governo prepara decreto per sbloccare le misure
Una giornata politica intensa, fatta di telefonate, passaggi al Quirinale e trattative serrate, ha portato a una scelta netta sulla conversione del decreto Sicurezza. A poche ore dal via libera in commissione alla Camera, il governo ha dovuto gestire la contestazione su una norma contestata e, soprattutto, il nodo rappresentato dalle valutazioni del presidente della Repubblica. Quando la riunione parlamentare sembrava ormai pronta a consolidare l’impianto del testo, il confronto con il Colle ha spinto verso una soluzione che rinvia il correttivo a un decreto successivo.
decreto sicurezza e premio per gli avvocati nei rimpatri: nodo centrale
Il cuore della tensione riguarda la norma introdotta nel percorso parlamentare del decreto Sicurezza. L’impianto contestato prevede un compenso economico per gli avvocati che aiutano i migranti nelle pratiche di rimpatrio, ma solo se il rimpatrio va a buon fine. La discussione innesca una reazione rapida quando, durante la giornata, emergono dubbi sulla tenuta costituzionale della disposizione e sul modo in cui il testo potrebbe essere firmato.
quirinale e rischio firma: i dubbi vengono portati al centro
Nel primo pomeriggio, dal Quirinale si manifestano perplessità di costituzionalità legate alla norma. La posizione attribuita al presidente della Repubblica è chiara: se l’articolo non viene rimosso, la firma del decreto risulterebbe problematica. Questo scenario rende immediatamente urgente una verifica sul testo e sulle possibilità di intervento.
telefonate e trattative: verso l’annuncio in commissione
La sera, poco dopo le 22:30, arriva una telefonata dal Tesoro al sottosegretario leghista Nicola Molteni. Sullo sfondo c’è la pressione accumulata in commissione alla Camera, dove le opposizioni contestano la mancanza di coperture e la fattibilità degli interventi richiesti.
Il ministro dei Rapporti col Parlamento Luca Ciriani mantiene il coordinamento con i vertici parlamentari: fa spola telefonica con il presidente della commissione Affari Costituzionali Nicazio Pagano e con il sottosegretario Alfredo Mantovano, che poche ore prima ha incontrato il presidente della Repubblica. Nel racconto della giornata emerge un punto decisivo: il rischio di non riuscire a completare gli adempimenti nei tempi del Senato.
pagano e molteni: stop all’emendamento correttivo
Nel corso della serata, Pagano prima e Molteni poi annunciano ai parlamentari la linea definita: niente emendamento correttivo e decreto Sicurezza approvato così com’è in quel passaggio. A chiudere il cerchio, mercoledì dopo il voto di fiducia, il Consiglio dei ministri approverà un decreto correttivo del testo, come richiesto dal Quirinale.
opposizioni, commissione e comitato per la legislazione
La giornata si carica anche di attriti istituzionali e di richieste di chiarimento. Dopo pranzo, quando alcune notizie circolano sui giornali, le opposizioni chiedono conto dell’articolo 30-bis e di come il governo intenda muoversi rispetto alla norma sui rimpatri. La risposta attribuita al governo è di diniego rispetto a modifiche immediate.
richieste di chiarimenti e risposta della maggioranza
Il presidente della commissione, Pagano, minimizza la portata delle indiscrezioni spiegando che si tratterebbe di notizie stampa non in grado di condizionare l’andamento dei lavori delle commissioni riunite. Nello stesso contesto, però, la Lega mostra un crescente nervosismo nei confronti del Quirinale.
comitato per la legislazione: parere unanime e monito sui tempi
Parallelamente, il comitato per la Legislazione, presieduto da Riccardo De Corato, esamina il testo. L’organo esprime un parere all’unanimità che chiede di chiarire aspetti di formulazione linguistica e inserisce un monito al governo sul rispetto dei tempi tra deliberazione e entrata in vigore in Gazzetta Ufficiale. Nel parere si richiama la necessità di evitare un intervallo eccessivo tra la deliberazione in Consiglio dei ministri e l’efficacia del provvedimento, con una critica alla prassi di interventi troppo ravvicinati.
quirinale e tensione interna: da mantovano a molteni
La dinamica della giornata evolve con una sequenza di contatti e decisioni. Poco dopo le 18:00, Alfredo Mantovano sale al Quirinale per un colloquio con Sergio Mattarella. Secondo fonti parlamentari, il punto indicato è che, se il decreto non cambia, il presidente non lo firmerà. In serata, prende forma il seguito: la maggioranza discute i margini e cresce la preoccupazione politica.
ipotesi di crisi e accuse nella maggioranza
In ambienti della maggioranza circolano timori, con domande su come una possibile ipotesi di rinvio alle Camere possa incidere sugli equilibri. La discussione interna diventa anche attribuzione di responsabilità: nell’area politica si punta il dito contro Matteo Piantedosi, indicato come autore dell’emendamento presentato al Senato, mentre nella Lega emerge l’accusa verso il senatore meloniano Marco Lisei, indicato come primo firmatario della proposta a Palazzo Madama.
Intanto, Antonio Tajani convoca vicesegretari e capigruppo a San Lorenzo in Lucina per parlare dei congressi, ma sul punto normativo richiama una posizione già anticipata da Enrico Costa: una norma giudicata inaccettabile e la critica sull’assenza di lettura adeguata da parte della maggioranza.
molteni in commissione: risposta netta sul merito del percorso
La tensione tra governo e Quirinale si riflette anche nell’intervento del sottosegretario all’Interno Nicola Molteni in commissione. La ricostruzione fornita afferma che l’emendamento sarebbe stato firmato da tutti i gruppi di maggioranza e presentato prima in commissione e poi in aula, con l’obiettivo di chiarire che non si tratterebbe di un blitz né del risultato di un intervento improvviso. Questo passaggio viene letto come una risposta diretta alla linea attribuita al Quirinale.
soluzione temporanea: premio esteso e pagamento anche senza rimpatrio
Verso l’ora di cena, Mantovano individua una prima opzione correttiva: un emendamento della maggioranza che preveda il premio economico a qualsiasi tutore di un migrante, e non solo agli avvocati, e che il compenso venga pagato anche se il rimpatrio non avviene. L’idea mira a superare i vincoli legati alla condizione del buon esito.
obiezioni del Tesoro e problemi di tempi parlamentari
La proposta incontra subito il nodo dei costi: una norma di questo tipo comporterebbe un aggravio di spesa e il Tesoro risulta contrario. Anche Palazzo Chigi esprime perplessità, poiché l’operazione richiederebbe un terzo passaggio parlamentare a ridosso del 25 aprile, dato che il decreto scade sabato. In parallelo, l’opposizione garantirebbe la chiusura dei lavori alla Camera entro giovedì sera, condizione che però non consente lo spazio necessario per l’iter richiesto.
decreto approvato com’è e correttivo successivo
Alla fine, la soluzione non viene portata a termine: il decreto viene approvato così com’è e, dopo il voto di fiducia, mercoledì mattina il Consiglio dei ministri appronta un nuovo decreto per cancellare o modificare la norma sui rimpatri. La prospettiva comporta una complessità ulteriore: il Quirinale dovrebbe firmare insieme i due provvedimenti. Dalla Presidenza della Repubblica, in base a quanto emerge, non risulterebbero veti sulla soluzione.
precedenti citati e scenario normativo nella vacatio legis
Nel confronto politico viene evocato un precedente. Si richiama la vicenda del senatore del Partito Democratico Meridionale Pietro Fuda durante il governo Prodi, nel 2006, quando venne approvato un emendamento in legge di Bilancio per dimezzare i tempi di prescrizione per i giudizi contabili. In quel caso, la norma fu poi respinta dal presidente Giorgio Napolitano e la correzione avvenne con decreto durante la vacatio legis, ossia nel periodo di quindici giorni tra la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e l’entrata in vigore della legge.
Personaggi e membri citati:
- Nicola Molteni
- Luca Ciriani
- Nicazio Pagano
- Alfredo Mantovano
- Sergio Mattarella
- Riccardo De Corato
- Gianangelo Bof
- Matteo Piantedosi
- Marco Lisei
- Antonio Tajani
- Enrico Costa
- Pietro Fuda
- Giorgio Napolitano
