Cold case imprenditore ucciso a pulsano: arresti dopo 13 anni
Un caso di sangue rimasto irrisolto per 13 anni ha trovato una svolta. Dopo l’omicidio di Martino Marangi, avvenuto il 14 ottobre 2013 alla periferia di Pulsano, in provincia di Taranto, i carabinieri hanno arrestato due persone ritenute responsabili della morte dell’imprenditore edile.
arresti per l’omicidio di martino marangi: svolta dopo 13 anni
La vicenda riguarda Martino Marangi, 50 anni, imprenditore edile ucciso a colpi d’arma da fuoco. Il fatto risale al 2013, quando l’uomo venne raggiunto mentre stava facendo rientro nella propria abitazione, trovandosi nella sua automobile. Secondo quanto ricostruito, l’aggressione sarebbe avvenuta con almeno 10 colpi di pistola calibro 9, esplosi da un uomo che, dopo l’attacco, fece perdere le proprie tracce.
Nel tempo, l’episodio ha generato allarme sociale e ha scosso la comunità locale. Per lunghi anni, l’indagine è rimasta con zone d’ombra, anche a causa di un contesto descritto come fortemente omertoso e della condotta attribuita ai sospetti, ritenuti capaci di ostacolare l’accertamento dei fatti.
operazione “eco di sangue” e ordinanza di custodia cautelare
L’indagine è stata denominata “Eco di Sangue”. Gli arrestati sono due persone, entrambe di 57 anni, con pregressi e destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare. Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale di Lecce su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.
Le contestazioni, formulate a vario titolo, riguardano omicidio volontario con aggravanti legate alla premeditazione e al metodo mafioso. Agli indagati sono inoltre attribuite detenzione e porto illegali di arma da fuoco.
accuse e sviluppo investigativo tra dda, procura e carabinieri
Le attività investigative sono state condotte in sinergia tra la Dda, la Procura della Repubblica di Taranto e il Comando dell’Arma del capoluogo jonico. I carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo, nell’ambito del Comando Provinciale, hanno dato esecuzione al provvedimento.
Oltre alla ricostruzione delle responsabilità presunte, l’indagine ha mirato anche a individuare il movente alla base dell’omicidio.
movente ipotizzato: contrasti di lavoro e precedente scontro violento
Secondo la ricostruzione formulata, l’omicidio sarebbe inserito in una spirale di violenza e sopraffazione. Una delle componenti sarebbe rappresentata da contrasti connessi all’attività dell’impresa edile: il presunto mandante avrebbe ritenuto l’impresa inadempiente rispetto ai tempi di esecuzione di alcuni lavori.
Accanto a questo, la parte centrale del movente viene individuata in un precedente episodio violento tra le parti. In quella occasione, il presunto mandante avrebbe tentato un’aggressione armata ai danni dell’imprenditore, salvo poi essere disarmato del coltello. Successivamente, sarebbe stato sopraffatto e colpito, riportando gravi lesioni tali da rendere necessario il ricovero in ospedale.
umiliazione e logiche mafiose nel precedente scontro
Nel contesto descritto dall’impianto accusatorio, il precedente avrebbe avuto un significato più ampio rispetto a una semplice lite: sarebbe stata considerata una pubblica umiliazione, con conseguenze sul prestigio e sull’autorità. Secondo le dinamiche attribuite al contesto criminale, tale perdita di ruolo non avrebbe dovuto restare impunita.
condizionamento delle persone informate e ostacolo all’accertamento della verità
Nel corso degli anni, la ricostruzione dei fatti avrebbe incontrato ostacoli. Oltre alla presenza di un quadro ambientale definito omertoso, viene richiamata la capacità dei due sospetti di interferire con l’accertamento della verità attraverso condotte indicate come accorte. Tra gli elementi riportati rientrano comunicazioni ambigue e il condizionamento di persone che avrebbero potuto fornire informazioni sui fatti.