Clan rom Cizmic chi sono i nuovi Casamonica che terrorizzano Milano

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Clan rom Cizmic chi sono i nuovi Casamonica che terrorizzano Milano

Un nuovo scenario criminale sta prendendo forma a Milano, con un nome capace di richiamare l’attenzione di storici apparati criminali dell’area calabrese e siciliana. Gli Cizmic, clan rom di origini slave, vengono descritti come una realtà che, sotto la Madonnina, mette a repertorio traffico di droga e controllo del territorio anche attraverso azioni violente ritenute tipiche del metodo mafioso. Le indagini tracciano un quadro in cui il clan si misura anche con la sfera degli affari riconducibili al duo Salvatore Buzzi e Massimo Carminati, nell’ambito di rapporti e contesti che coinvolgono le dinamiche legate ai campi nomadi.

cizmic: clan rom slave, traffico di droga e controllo territoriale

Gli Cizmic sono presentati come la versione milanese dei Casamonica, con la differenza che la loro genesi viene ricondotta a origini slave. Il gruppo sarebbe capace di mantenere il controllo su aree e snodi cittadini attraverso una gestione ritenuta strutturata, dove la violenza opera come strumento di dominio. In aggiunta, grazie alle proprie radici, il clan avrebbe la possibilità di attivare contatti con la mafia serba e con gruppi paramilitari di Belgrado, elemento considerato rilevante nel contesto complessivo.

Nel 2025, secondo quanto emerso, l’assetto criminale avrebbe anche acceso tensioni con un gruppo rivale, sfiorando una possibile escalation definita come “fuoco e sangue a Milano”. L’immagine complessiva restituisce dunque una presenza non episodica, ma inserita in dinamiche di confronto e di continuità operativa.

cizmic e casamonica: scontri e riferimenti nei procedimenti

Il legame con la sfera criminale rappresentata dai Casamonica emerge attraverso il riferimento a un conflitto sul terreno degli affari. Il materiale investigativo richiama un passaggio legato all’indagine Gramigna della Procura di Roma: in quel contesto, viene indicato che Salvatore Buzzi, in relazione all’ampliamento del campo nomadi di Castel Romano, sarebbe entrato in urto con C. Cizmic, descritto come “capo mafia” e indicato come soggetto che controllava il campo secondo le risultanze.

In tale cornice, uno dei protagonisti apicali dei Casamonica sarebbe stato chiamato a svolgere il ruolo di “mediatore culturale”, con la finalità di tenere sotto controllo le problematiche legate ai rapporti con i nomadi. La ricostruzione delinea quindi relazioni funzionali all’ordine interno dei contesti di convivenza, con un intreccio tra interessi criminali e gestione dei territori.

contesto associativo e qualificazione del fenomeno: “crimine organizzato”

La storia giudiziaria dei Casamonica ha portato a condanne per mafia; la vicenda recente dei Cizmic viene invece descritta con una contestazione non coincidente, poiché, al momento, nel casellario non risulta un segnale analogo. Gli inquirenti indicano comunque l’esistenza di un contesto associativo caratterizzato da condotte idonee a qualificare il gruppo come vero e proprio clan dedito al crimine organizzato, orientato al traffico internazionale di droga attraverso azioni violente ritenute coerenti con il metodo mafioso.

Il quadro evidenzia quindi una trasformazione del panorama milanese, con un clan familiare capace di muoversi su scala ampia, anche grazie a reti relazionali collegate all’Europa. Viene inoltre richiamato come, nel 2025, la tensione con un gruppo rivale abbia potuto innescare una pericolosa dinamica di scontro.

indagine antimafia milanese: ordinanza, indagati e ipotesi su traffico e finanze

La ricostruzione più recente del clan Cizmic è attribuita a un’indagine dell’antimafia milanese, coordinata dal pm Rosario Ferracane e dal Goa della Guardia di finanza. Sul piano formale, risulta un’ordinanza con venti indagati per traffico di droga; allo stato viene precisato che non risultano contestati reati di mafia.

Parallelamente, l’attività investigativa avrebbe evidenziato anche denaro speso in auto di lusso, dato che contribuisce a delineare un profilo economico. L’attenzione però si sposta sugli atti e sui verbali di un collaboratore di giustizia, elemento considerato centrale per la comprensione delle dinamiche operative.

collaboratore di giustizia Tommaso Fabrizio Pellegrino: contatti, modi di operare e numeri delle partite

La storia descritta si fonda sulle dichiarazioni del collaboratore Tommaso Fabrizio Pellegrino, che insieme a due fratelli avrebbe avviato una filiera di narcotrafficanti. Secondo le ricostruzioni, il gruppo sarebbe stato in grado di gestire partite di droga per 400mila euro alla volta, sfruttando il metodo della hawala, descritto come sistema controllato da famiglie cinesi presenti in città.

Arrestato e davanti a anni di galera, Pellegrino avrebbe scelto la collaborazione dichiarando l’intenzione di interrompere le scelte che lo hanno portato a delinquere e di costruire un futuro migliore per la famiglia. Tra i progetti citati compare anche quello di costruire asili per animali nella zona di Arezzo, nel quadro delle motivazioni personali addotte al pm.

racconto sulle dinamiche del clan Cizmic: aree, mezzi e luoghi di scarico

Entrando nel dettaglio operativo, Pellegrino afferma di conoscere slavi impegnati nella vendita di droga a Milano e descrive il gruppo Cizmic come “fortissimo”. Vengono citati luoghi e percorsi: Baranzate, via Fiume (indicata anche in prossimità del carcere), via Belgioioso con riferimento all’accampamento di Baranzate. Il racconto menziona anche spostamenti legati a via Boccioni a Quarto Oggiaro, e la fase di ritiro della droga nell’area dell’accampamento.

Nel racconto figurano anche descrizioni dei mezzi: Ferrari e Porsche, insieme a scenari definiti come “situazioni proprio forti”. La narrazione specifica una struttura familiare, indicando che sarebbero presenti fratelli, il padre e la madre, oltre a un coinvolgimento che include bambini, mogli e l’intera compagine indicata come “coinvolti”.

Quanto ai punti di scarico, viene indicato che uno degli “scarichi” sarebbe avvenuto in un’area collegata a un carrozziere nei pressi del ponte che collega l’ospedale Sacco a Quarto Oggiaro, prima della caserma in via Mambretti, sulla destra. La droga, secondo la ricostruzione, veniva poi prelevata dall’appartamento in via Oroboni alla Comasina, descrivendo una casa in affitto considerata verosimilmente un prestanome.

struttura interna e “tribunale” nel contesto rom: gerarchia, regole e riparo

Le annotazioni del Goa richiamano una struttura organizzativa fondata su ruoli e incarichi assegnati a ogni membro, con il rispetto di una gerarchia legata alla posizione. Le regole richiamate come effettivamente applicate sarebbero quelle vigenti all’interno della comunità rom.

Nel materiale investigativo emerge anche l’immagine di un’“entità parastatale autonoma”, con la presenza di un “Tribunale interno” alla comunità rom, indicato come strumento per dirimere controversie tramite persone riconosciute e titolate a emettere una sorta di sentenza. A rafforzare la capacità di resistenza sarebbe anche la facilità di movimento e la rete di relazioni ramificata su larga parte dell’Europa, ritenuta utile a garantire possibilità di riparo da misure cautelari personali.

Il clan viene inoltre descritto come dedito al narcotraffico su scala internazionale, attuato anche attraverso azioni violente avvenute in luoghi controllati dal gruppo: da via Mosca nel quartiere di Baggio fino a via Voltri alla Barona, poi via Amoretti a Quarto Oggiaro e, ancora, aree attorno al campo nomadi di Baranzate in via Monte Bisbino.

violenza e rappresaglie: aggressioni scambiate per equivoco e attacchi mirati

Nel racconto contenuto nell’insieme documentale, un testimone descrive episodi collegati a rappresaglie e aggressioni. Viene citato un amico di Ante Cizmic, indicato come uno dei vertici del clan. La persona, presente ai tavolini del Voltri cafè alla Barona, sarebbe stata oggetto di aggressione violenta perché scambiata per Ante Cizmic.

Secondo la ricostruzione, durante la consumazione nel locale sarebbe stato notato un paesano intento a fumare all’esterno. A un certo punto, l’arrivo del gruppo sarebbe stato annunciato con un grido nella lingua del testimone: “Sono arrivati”. Poi entrerebbero inizialmente una parte del gruppo e Dejan, vestito con abiti scuri, che avrebbe dato l’ordine con le parole “Attaccate!”, indicando il testimone. L’aggressione avrebbe previsto l’uso di manganelli e mazze da baseball, con indicazione che le azioni fossero organizzate per colpire Ante Cizmic amico di famiglia del testimone e di sua moglie.

In un altro caso, la dinamica si ribalta: gli Cizmic attaccherebbero mandando “la loro mafia”. La descrizione riconduce così al tema di un contesto mafioso che emergerebbe anche da un’indagine della Procura di Reggio Calabria, dove un appartenente alla famiglia viene indicato come “un eclettico capo famiglia rom”, con numerosi alias e soprannomi ripresi nelle intercettazioni. L’autorità giudiziaria lo definisce come la “più aderente versione rom del più noto e tipico capo clan mafioso”.

Ante Cizmic e la rete di riferimenti criminali: aggressioni e ruoli apicali

All’interno della narrazione, Ante Cizmic è collegato ai vertici del clan. Le ricostruzioni presentano un legame diretto tra la sua figura e gli episodi di violenza, con un passaggio in cui una persona viene colpita perché scambiata per lui e una seconda parte in cui gli Cizmic attiverebbero la propria capacità di intimidazione e attacco.

figure citate nelle ricostruzioni investigative

Le attività e le dichiarazioni riportate nel quadro documentale fanno riferimento a diversi soggetti e denominazioni di vertice, utili a contestualizzare ruoli, contesti e dinamiche.

  • C. Cizmic
  • Salvatore Buzzi
  • Massimo Carminati
  • Tommaso Fabrizio Pellegrino
  • Rosario Ferracane
  • Ante Cizmic
  • Dejan
Il clan Cizmic, i nuovi “Casamonica” a Milano: “Rappresaglie sanguinarie, tribunali autonomi e metodo mafioso”
Categorie: Cronaca

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