Cinturrino dichiarazioni spontanee in aula mai usato violenza sempre agito nel pieno della legalità
Un poliziotto arrestato a seguito dell’accusa di omicidio volontario ha reso dichiarazioni spontanee nel corso di un incidente probatorio, insistendo sulla propria correttezza professionale e motivando il gesto contestato. Le parole pronunciate in aula mirano a chiarire il proprio percorso, la scelta di agire nell’ottica della legalità e la presenza, a suo dire, di un timore immediato che avrebbe preceduto lo sparo.
poliziotto Carmelo Cinturrino: dichiarazioni e contesto dell’arresto
Le dichiarazioni del poliziotto Carmelo Cinturrino si collocano nella seconda giornata di incidente probatorio svolta per cristallizzare le testimonianze di chi lo accusa di aggressioni, minacce e spaccio di droga. Nell’aula, a porte chiuse, l’assistente capo del commissariato Mecenate si è mostrato sicuro della propria posizione, rivendicando un impiego che copre quasi 20 anni di carriera, interrotto solo da pochi giorni di malattia.
Il poliziotto ha descritto la divisa come una passione e ha dichiarato di aver sempre agito nell’interesse della giustizia, sostenendo di non aver mai usato violenza, né di aver sottratto droga o denaro. Al centro del racconto anche la propria percezione personale della vicenda, con una formula di forte impatto emotivo: “Sono enormemente dispiaciuto per la fine che ha fatto questo ragazzo e per la fine che ho fatto io”.
cosa è emerso nell’aula a porte chiuse a milano
Il confronto si è svolto nell’aula a porte chiuse del terzo piano del Palazzo di giustizia di Milano, davanti al giudice Domenico Dantoro. In questa sede, Cinturrino ha collegato la propria condotta alla scansione dei fatti avvenuti durante un controllo antidroga, raccontando anche la dinamica che, a suo dire, avrebbe generato la reazione fatale.
omicidio di Mansouri a Rogoredo: la motivazione dello sparo
L’assistente capo del commissariato Mecenate risulta arrestato e in carcere per omicidio volontario in relazione al caso del 28enne Abderrahim Mansouri, colpito con un colpo di pistola alla testa la sera del 26 gennaio scorso. L’episodio sarebbe avvenuto nel boschetto di Rogoredo durante un controllo antidroga.
Secondo quanto trapela dalle dichiarazioni rese in aula, il poliziotto avrebbe ribadito che avrebbe esploso lo sparo “perché ho avuto paura”. Il timore, secondo la sua ricostruzione, sarebbe nato dal fatto che il giovane si sarebbe chinato: a suo dire, quel movimento avrebbe costituito un elemento sospetto capace di innescare la reazione.
movimento sospetto e contestazioni sulla successiva collocazione dell’arma
Nel quadro delle accuse e delle domande che emergono dall’incidente probatorio, dalle informazioni che si riflettono in aula risulta anche un punto specifico: il poliziotto, da quanto riportato, non avrebbe spiegato perché avrebbe poi messo una pistola finta accanto al corpo della vittima. Questo elemento resta quindi all’interno del perimetro delle questioni su cui si concentra l’attenzione processuale.
incidente probatorio: cristallizzazione delle testimonianze
La procedura si inserisce nella seconda giornata di incidente probatorio, finalizzata a rendere stabili e utilizzabili le dichiarazioni di chi accusa il poliziotto. Il bersaglio delle testimonianze è la contestazione di aggressioni, minacce e spaccio di droga, circostanze che si affiancano alla ricostruzione della dinamica dell’omicidio contestato.
La presenza in aula, pur in un contesto riservato, mette in evidenza la centralità delle dichiarazioni rese dalla difesa e dal soggetto coinvolto, con l’obiettivo di chiarire posizione e motivazioni rispetto ai fatti oggetto del procedimento.
persone citate
- Carmelo Cinturrino, poliziotto arrestato
- Abderrahim Mansouri, 28enne rimasto ucciso
- Domenico Dantoro, giudice