Caroccia clan senese e capitali investiti nei ristoranti

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Caroccia clan senese e capitali investiti nei ristoranti

Le intercettazioni e gli elementi raccolti nel procedimento hanno fornito una cornice articolata sui presunti investimenti e sulla gestione economica attribuita ad Angelo Senese nell’ambito della ristorazione. Nel quadro della maxi inchiesta “Affari di Famiglia” della Dda di Roma, la Corte di Cassazione ha confermato l’aggravante mafiosa con una decisione che richiama in modo puntuale investimenti, titolarità e consapevolezza degli interessati.

cassazione e aggravante mafiosa “affari di famiglia”

Secondo quanto riportato nelle motivazioni della sentenza, le intercettazioni descrivono investimenti riconducibili ad Angelo Senese nell’attività di ristorazione. In tale contesto viene richiamata la presenza risalente dei Senese e l’idea che le risorse fossero necessarie a garantire la prosecuzione dell’impresa. La ricostruzione evidenzia inoltre un interesse non solo economico, ma anche gestionale, includendo riferimenti all’acquisto di un “pacchetto” pubblicitario.

Le motivazioni mettono in risalto anche la presunta effettiva titolarità delle iniziative, diretta o tramite il figlio: emerge l’indicazione di un’assunzione in nero in ristorante, con una retribuzione indicata come fuori dai canoni consueti. Un ulteriore passaggio riguarda i ripetuti riferimenti alla restituzione delle somme investite nel ristorante, di cui si sostiene fosse nota anche a terzi la proprietà in capo a due Senese.

inchiesta dda roma e imputati tra cui michele senese

La decisione della Cassazione si inserisce nella maxi inchiesta della Dda di Roma “Affari di Famiglia”, nella quale risultano imputati, tra gli altri, il boss Michele Senese, detto “O’ Pazz”, la moglie Raffaella Gaglione, il fratello Angelo e Mauro Caroccia. Nel procedimento rientrano anche ulteriori dinamiche collegate alla gestione di attività di ristorazione e alle interrelazioni economiche tra i soggetti coinvolti.

condanna a 4 anni e nuova inchiesta per riciclaggio e intestazione fittizia

Dopo la sentenza definitiva, Mauro Caroccia sta scontando una condanna a quattro anni. Lo stesso Caroccia risulta ora indagato, insieme alla figlia diciannovenne Miriam, nella nuova inchiesta della procura di Roma. La contestazione riguarda riciclaggio e intestazione fittizia di beni, collegata alla società “Le 5 Forchette”.

Nel contesto descritto, l’ex sottosegretario Andrea Delmastro avrebbe detenuto quote azionarie della società “Le 5 Forchette”, poi cedute. L’accusa nei confronti di Mauro e Miriam Caroccia riguarda l’ipotesi di aver trasferito e reinvestito nella società i proventi attribuiti alle attività illecite del clan di stampo camorristico dei Senese.

società “le 5 forchette” e procedimento a carico di mauro e miriam caroccia

Al centro del procedimento compare la società “Le 5 Forchette”, nella quale Caroccia risulta associato come socio. L’esponente di Fratelli d’Italia, indicato come costretto alle dimissioni dopo la sconfitta del governo al referendum sulla giustizia e dopo uno scoop sul caso, viene collegato alla vicenda per il ruolo legato alle quote azionarie poi cedute.

Le ipotesi di reato contestate dalla procura di Roma sono riciclaggio e intestazione fittizia dei beni. La società è presentata come il fulcro delle operazioni economiche descritte nell’impianto accusatorio.

motivazioni della cassazione su “da baffo” e consapevolezza

Per i giudici di legittimità, la censura relativa alla mancanza di prova dell’immissione di denaro nell’attività di ristorazione “Da Baffo”, gestita tramite la società “R.D.M. 2015” s.r.l., è qualificata come manifestamente infondata. La Cassazione affronta anche un profilo distinto: la presunta assenza di consapevolezza dell’imputato.

Secondo la ricostruzione riportata, la contestazione sulla finalità elusiva attribuita a Mauro Caroccia viene ritenuta generica rispetto a quanto già affermato sulla consapevolezza del Caroccia. Tale consapevolezza viene collegata alle sue stesse parole e a quelle di suo fratello, relative a rapporti storici con i Senese, secondo quanto indicato nelle motivazioni della sentenza.

sentenza bis e ricostruzione della cointeressenza senese in “rdm 2015”

La sentenza bis della Corte d’Appello ricostruisce, tramite le dichiarazioni di Mauro Caroccia, le conversazioni captate e la documentazione acquisita, una risalente cointeressenza dei Senese. Il racconto parla di un coinvolgimento “portato” dal fratello Daniele nella società “RDM 2015” s.r.l., già utilizzata per la gestione del ristorante “da Baffo”.

Nella ricostruzione, il ristorante risulta nella sostanziale disponibilità di Angelo Senese e del figlio Vincenzo. Viene indicata l’assunzione di quest’ultimo con una paga di 200 euro al giorno, descritta come sproporzionata rispetto a quella attribuibile a un comune cameriere, mentre le mansioni risultano comprendere anche attività di direzione. Le conversazioni captate vengono riferite come elementi che avrebbero confermato tale disponibilità.

nuovo ristorante “baffo 2 fish” e avvio società con caroccia e vincenzo senese

Successivamente viene aperto il nuovo ristorante di pesce “Baffo 2 Fish”. La società risulta costituita il 2 marzo 2017 da Caroccia e Vincenzo Senese. Nel materiale ricostruito, il dichiarato intento sarebbe stato quello di far uscire i Senese dalla gestione del ristorante “Da Baffo”.

La sentenza di 67 pagine descrive dinamiche concordate: mentre Caroccia e Angelo Senese, indicati come privi di ruoli formali, avrebbero concordato l’intestazione fittizia delle quote, Angelo Senese avrebbe discusso con un commercialista strumenti per accedere ai finanziamenti. Inoltre Angelo e Vincenzo Senese avrebbero individuato un secondo socio che sostituirebbe formalmente Caroccia, indicato come non solvibile per finanziamenti.

In questo quadro, emerge la ricostruzione dell’investimento di 80mila euro da parte di Angelo Senese nell’iniziativa. Viene inoltre riportato che, nei confronti di Caroccia, la gestione dell’iniziativa si sarebbe tradotta come un rapporto in cui Caroccia si comporterebbe da “vero padrone”.

carattere mafioso del gruppo senese e elementi costitutivi dell’associazione

Quanto al carattere mafioso del gruppo Senese, la decisione impugnata afferma che le vicende oggetto dei capi di imputazione già definiti con sentenza irrevocabile e quelle del giudizio in corso offrono prova della sussistenza degli elementi costitutivi di un’associazione di stampo mafioso. Tra gli elementi indicati figurano prevaricazione, ruolo regolatore dei conflitti, offerta di protezione, forza di intimidazione, omertà e fama criminale.

soggetti citati nelle ricostruzioni

  • Michele Senese, detto “O’ Pazz”
  • Raffaella Gaglione
  • Angelo Senese
  • Mauro Caroccia
  • Miriam Caroccia
  • Andrea Delmastro
  • Daniele Senese
  • Vincenzo Senese
Caroccia, il clan Senese e i capitali investititi nei ristoranti: perché la Cassazione ha confermato l’aggravante mafiosa
Categorie: Cronaca

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