Carbone, rinnovabili e nucleare: cosa dice pichetto sulla crisi energetica e cosa sta facendo realmente
La gestione dell’energia in Italia torna al centro del confronto pubblico mentre imprese e famiglie fronteggiano il peso di bollette e carburante, con un’ombra anche sulla tenuta degli approvvigionamenti. Le risposte richiamate in queste settimane ruotano attorno a tre nodi: il possibile ritorno del carbone, la lentezza delle rinnovabili e l’idea del nucleare come soluzione di lungo periodo. In mezzo, annunci e interventi si scontrano con limiti di tempismo ed efficacia, con ricadute dirette sulla formazione dei prezzi.
ritorno del carbone e prezzi energia: cosa prevede il governo
Nel quadro delineato, il carbone torna a essere evocato come opzione legata al costo del gas. Il vicepresidente della Camera dei Deputati Sergio Costa ha sintetizzato la linea come una promessa destinata a durare a lungo, mentre le indicazioni operative vengono fatte dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin.
Il ministro ha indicato una soglia: se il gas supera i 70 euro al megawattora, potrebbe rendersi necessario riattivare le centrali a carbone. Il riferimento si collega al cosiddetto phase-out: con l’ultimo decreto Bollette, lo stop definitivo al carbone è stato spostato al 2038, superando la scadenza del 2025. In quest’ottica, due centrali sono state lasciate in stand-by per l’eventuale riaccensione.
limiti del carbone: capacity market, costi e quote ets
Il punto contestato riguarda la capacità delle centrali di garantire elettricità a un prezzo competitivo rispetto al gas. Le valutazioni riportate da esperti e think tank sottolineano che i siti in stand-by potrebbero non riuscire a produrre a un costo inferiore al livello già alto del gas. Il nodo economico è anche il mantenimento fino al 2038, indicato come un costo aggiuntivo per il sistema elettrico, stimato attorno ai 100 milioni di euro l’anno.
Viene inoltre richiamata la necessità di coerenza con il contesto nazionale: secondo quanto riportato, il sistema elettrico italiano avrebbe già acquistato sicurezza tramite il capacity market e avrebbe bisogno soprattutto di stabilità normativa per sbloccare investimenti in rinnovabili, reti e accumuli, accelerando l’uscita dal gas.
Ulteriore criticità riguarda la connessione con le regole europee sulle emissioni: l’inserimento di una norma collegata alla richiesta all’Europa di permettere al sistema italiano di bypassare il meccanismo ets per la produzione a gas viene indicato come un problema distinto, poiché il phase-out del carbone sarebbe legato in modo diretto all’incidenza delle quote ets nella formazione dei prezzi.
Le quote ets sono descritte come permessi negoziabili dell’Unione europea che consentono di emettere CO2 con un costo che, se aumenta, deve essere pagato dalle aziende.
rinnovabili lente: responsabilità, burocrazia e ritardi nelle istruttorie
La discussione sulle rinnovabili si concentra su un rallentamento che, nelle ricostruzioni citate, viene associato anche alla burocrazia e all’atteggiamento delle Regioni. Il ministro ammette che, se entro il 2030 si riuscisse a portare almeno la metà dei consumi da rinnovabili, i prezzi calerebbero in modo sensibile. In parallelo, viene sostenuta la causa di una lentezza legata ai ritardi nell’implementazione delle fonti green.
A contestare l’impostazione prospettata interviene un report di Legambiente citato nel testo: a gennaio 2026, su 1.781 progetti di fonti rinnovabili in fase di valutazione VIA legati a PNRR e PNIEC, 1.234 progetti risultavano in attesa della conclusione dell’istruttoria tecnica. Questa cifra corrisponderebbe al 69,3% del totale.
Nel dettaglio riportato, una parte di questi procedimenti risulta bloccata da tempi molto lunghi: 17 progetti avrebbero attese di risposta già dal 2021.
eolico offshore in puglia: progetti in attesa da anni
Tra i casi richiamati, compaiono progetti legati a due parchi eolici offshore in Puglia.
Uno dei progetti è collocato nel Golfo di Manfredonia ed è presentato nel 2008. L’altro riguarda le acque del Mar Adriatico meridionale in corrispondenza dei Comuni di Zapponeta, Manfredonia e Cerignola, con presentazione nell’aprile 2012.
Per quest’ultimo, dopo 11 anni di attesa, nel 2023 è stato ottenuto un parere positivo con prescrizioni, tra cui la riduzione nel numero degli aerogeneratori da parte della Commissione Tecnica. Nonostante il via libera, il testo indica che il procedimento resta bloccato a quasi 15 anni dalla presentazione.
La lentezza non riguarda solo le Regioni: vengono citati anche progetti in attesa di una determina da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri. A inizio anno, il numero indicato è di almeno 160 progetti in attesa, con un incremento di 45 rispetto all’anno precedente.
decreto fer2, autorizzati e revisione in corso
Un ulteriore elemento segnalato è la distanza tra la disponibilità di progetti autorizzati e lo stato di avanzamento rispetto alle aste. Viene riportato l’argomento secondo cui nel 2024 sarebbe dovuta essere lanciata la prima asta per l’eolico offshore, mentre il testo afferma che, a quasi due anni dalla pubblicazione del decreto FER2 per tecnologie innovative ma mature, non sarebbe stato mosso nulla in favore di 2,3 GW di progetti già autorizzati in VIA.
È menzionata l’ipotesi di una revisione del decreto, con l’obiettivo che possa entro pochi mesi recuperare il settore. Nel testo viene collegata questa esigenza all’importanza di una visione strategica che consenta di sfruttare tutte le fonti rinnovabili, riducendo la dipendenza dall’import energetico legato a fonti fossili e preservando un’opportunità industriale per una filiera mediterranea.
aree idonee: perché la responsabilità viene ricondotta al decreto
Il rallentamento attribuito alle opposizioni regionali viene collegato anche alla pianificazione delle aree idonee. La spiegazione riportata riconduce la questione non esclusivamente alle Regioni, ma al contenuto del decreto: viene affermato che il decreto aree idonee porta la firma del ministro e che il problema nascerebbe dalle scelte regolatorie.
In alternativa, nel testo emerge un concetto diverso: anziché definire aree idonee imponendo la destinazione ai territori, servirebbero aree di accelerazione con gestione regionale. L’impostazione descritta mira a identificare aree in cui, insieme alle Regioni, si concerti il punto di installazione e si prevedano anche incentivi per i territori.
nucleare: legge delega, srm, orizzonti al 2035 e obiettivi futuri
Il tema nucleare è presentato come una prospettiva di lungo periodo, sostenuta da una legge delega per cui il testo riporta un auspicio: approvazione prima dell’estate e successiva definizione dei decreti attuativi entro fine anno. Nel quadro indicato, si richiama anche il tema della partecipazione dell’opinione pubblica, facendo riferimento al passato italiano dei referendum 1987 e 2011, con cui il nucleare sarebbe stato bocciato.
Le ipotesi operative menzionate riguardano i piccoli reattori modulari, indicati con l’acronimo inglese srm. Viene indicata anche una previsione: 2035 per la prima centrale e 20% di energia totale da nucleare entro il 2050.
Il testo evidenzia la distanza temporale: venticinque anni di attesa per una tecnologia che ancora non sarebbe in commercio. Viene richiamato uno studio pubblicato all’inizio dell’anno su una rivista di settore, che sostiene come l’operatività dei piccoli reattori modulari possa dipendere da un sostegno abbondante di Stato e dai costi riversati tramite bolletta.
impatto sui prezzi e confronto con l’energia francese
Nel quadro citato, è menzionato anche un parere della Banca d’Italia contenuto in uno studio di giugno: vista la struttura del mercato e della bolletta elettrica, una reintroduzione del nucleare in Italia non avrebbe significativi effetti sul livello dei prezzi.
Al contesto comparato con la Francia, dove l’energia sarebbe prodotta anche con nucleare, il testo contrappone una considerazione: il governo francese avrebbe dovuto nazionalizzare Edf per difficoltà finanziarie.
scorie nucleari: deposito non operativo e obiettivo di identificazione del sito
La gestione delle scorie viene trattata come un tema non secondario. Il testo segnala che l’Italia non avrebbe ancora una collocazione definita per le vecchie scorie provenienti dalla dismissione delle centrali esistenti.
Viene ricordato un deposito previsto da una norma del 2010, che un anno fa sarebbe dovuto risultare operativo, ma che non sarebbe neppure stato ipotizzato nel percorso indicato. Il ministro Pichetto Fratin viene associato a un auspicato step: identificazione di un sito entro il 202.
Nel testo compare anche un riferimento temporale: oggi è il 20-04-2026.
figure chiave citate nelle misure e nelle analisi
- Sergio Costa
- Gilberto Pichetto Fratin
- Fulvio Mamone Capria
