Capitalismo ha fallito servono rinnovabili e limiti sostenibili secondo ugo biggeri
Risorse naturali abbondanti, energia disponibile e, allo stesso tempo, una dipendenza che lascia il Paese esposto a urti esterni. Da Firenze, in provincia di Londa, Ugo Biggeri collega i temi dell’ambiente, dell’economia e delle scelte politiche, mettendo al centro il rapporto tra comunità e crescita sostenibile. Il confronto parte dai negoziati internazionali in corso e approda a un nodo interno: un problema politico di lungo periodo nella gestione delle risorse già presenti.
l’Italia e l’energia: risorse disponibili ma gestione politica fragile
Nel racconto di Biggeri emerge un punto di partenza netto: l’Italia non avrebbe un deficit di risorse energetiche, perché il territorio dispone di fiumi, vento ed energia solare, oltre a una tradizione riconducibile anche all’idroelettrico. Il nodo diventa quindi organizzativo e decisionale. La situazione attuale viene descritta come il risultato di un’impostazione sbagliata: riconoscere ora la criticità legata ai combustibili fossili significherebbe coprire una questione più ampia, maturata nel tempo.
Biggeri collega il quadro europeo e italiano a un’uscita “con le ossa rotte”, attribuendo l’accelerazione del dibattito a scelte emergenziali. In questo scenario si inserisce la spinta verso il nucleare indicata dal governo, citando Matteo Salvini come riferimento della posizione espressa.
nucleare e contesti di rischio: costi, tempi e obiettivi militari
La posizione contraria al nucleare viene motivata da esperienze e competenze personali in ambito fisico e da considerazioni operative. Biggeri sostiene che i tempi di realizzazione rendano la soluzione non immediata e che, guardando ad altri Paesi, emergano costi elevati legati alla gestione dell’energia nucleare.
Un ulteriore elemento viene collegato alla dimensione geopolitica. In riferimento all’Ucraina, l’argomentazione sottolinea come le centrali siano divenute obiettivi militari in un contesto di stabilità ridotta. Da qui la conseguenza: scaricare oneri e criticità sulle generazioni future produrrebbe problemi difficili da risolvere.
rinnovabili come risposta: efficienza e necessità pratica
La soluzione proposta si concentra su puntare sulle rinnovabili, interpretandole come scelta pratica e orientata all’efficienza. Secondo Biggeri, l’Italia potrebbe trovarsi in una condizione diversa se, negli ultimi vent’anni, fosse stata perseguita una strategia seria.
Il confronto richiama anche l’esempio della Spagna, presentato come monito: se l’approccio fosse stato impostato in modo coerente e tempestivo, il posizionamento attuale sarebbe stato differente. L’argomentazione include inoltre un’osservazione sulle contraddizioni del dibattito pubblico: si parla di rinnovabili e, in parallelo, emergono comitati locali di opposizione verso solare ed eolico.
opposizioni locali e proteste: un controsenso politico
Il tema viene descritto come un controsenso: comitati che partecipano a manifestazioni legate ad altri scenari internazionali finirebbero per ostacolare soluzioni energetiche interne. Per Biggeri il punto non riguarda solo l’impianto in sé, ma la direzione complessiva del discorso pubblico e l’incoerenza tra obiettivi dichiarati e scelte territoriali.
sovranità energetica e scelte dei sovranisti: contraddizione centrale
Uno dei passaggi più marcati riguarda la contraddizione tra la disponibilità di risorse e l’orientamento politico. Biggeri definisce come incongruenza il fatto che i sovranisti che governano siano contrari a una piena sovranità energetica. Il ragionamento mette in evidenza una frattura: da un lato la necessità di autonomia, dall’altro l’opposizione a scelte coerenti con essa.
da profitto e consumismo ai limiti: il cambio di paradigma di londa
Il riferimento alla Londa School of Economics introduce il cambio di prospettiva. Biggeri descrive il paradigma dominante dell’economia come strutturato sul primato del profitto, con la conseguenza che ogni altra considerazione finirebbe per essere subordinata. Questo modello, nella sua lettura, è destinato a crollare nel lungo periodo a causa di cambiamenti climatici e esaurimento delle risorse.
La provocazione viene sintetizzata nel nome “Londa”, contrapposto a “Londra”. L’approccio punta a ribaltare il focus: dal concetto di crescita illimitata a una consapevolezza dei vincoli, dove le aree interne diventano un esempio capace di insegnare a vivere in equilibrio con natura e persone. In questo quadro, un elemento del manifesto viene indicato con il principio per cui “limitare” sarebbe un verbo generativo.
aree interne e limiti come equilibrio: un modello pratico
Biggeri collega le aree interne all’idea di accettazione di limiti. Pur in modo paradossale, sostiene che tali territori possano diventare uno specchio: non soltanto di un assetto geografico, ma di un paradigma economico che consente di stare meglio nel rapporto con ciò che circonda, includendo la dimensione sociale e le relazioni tra persone.
limitare, innovare, sviluppare: petrolio e transizione ecologica
La tesi centrale si sviluppa sull’effetto dei limiti posti con metodo. Secondo Biggeri, un limite ben definito produce innovazione invece di bloccare lo sviluppo. L’esempio utilizzato riguarda il petrolio: se si fissasse un tetto e si dichiarasse che tra anni si dovrà uscire dai combustibili fossili, l’innovazione sarebbe ampia.
Il ragionamento richiama anche precedenti storici. Viene menzionato il caso dei clorofluorocarburi, dove l’introduzione di un’alternativa avvenne nel giro di pochi anni. In parallelo, viene richiamata l’introduzione di diritti per i lavoratori, con l’idea che l’economia sarebbe migliorata anche in presenza di nuove regole.
La critica finale si concentra su un messaggio che sarebbe riuscito a imporsi: l’idea che il limite non crei sviluppo. Per Biggeri l’assunto è capovolgibile, poiché l’assenza di limiti produrrebbe devastazione.
transizione ecologica e paura: Green deal, consenso e gestione delle classi deboli
La conversazione affronta la percezione pubblica della transizione. Biggeri afferma che, con il Green Deal europeo, si era arrivati a un livello di vicinanza tale da rendere il cambiamento percepibile e desiderabile, anche perché legato a logiche di consenso. Il punto di svolta negativo, nella lettura proposta, riguarda la gestione complessiva: l’idea che a pagare la transizione sarebbero state le classi più deboli avrebbe favorito resistenze.
In questo quadro vengono citate le rivendicazioni delle destre e di un filone politico descritto come “mondo Maga” che avrebbe assunto un orgoglio nello sfruttamento dei combustibili fossili. Nonostante ciò, Biggeri sostiene che il momento storico non sarebbe stato completamente perduto: la transizione resterebbe desiderata, ma l’ansia collettiva sarebbe cresciuta perché la paura sarebbe stata usata come arma.
londa school of economics: ambiente, persone e comunità nella crescita
L’attenzione di Biggeri si concentra sull’intreccio tra ambiente, persone e comunità nei processi di crescita economica e sociale. Il riferimento alla sua traiettoria personale include ruoli legati a iniziative culturali e finanziarie: la presidenza di Mani Tese fino al 2000, la fondazione di Rete Lilliput e l’impegno in Banca Etica, con un incarico di guida dal 2010 al 2019.
In Europa, Biggeri risulta anche in posizione di rappresentanza per la Global Alliance for Banking on Values, mantenendo lo sguardo sui meccanismi internazionali che, secondo la ricostruzione proposta, finiscono per riflettersi nelle scelte interne. La Londa School of Economics, in questa visione, diventa il luogo in cui la prospettiva economica viene riorientata: dai modelli centrati sul profitto a un’idea di sviluppo capace di riconoscere i limiti come base per l’innovazione.
personaggi, ospiti o membri citati:
- Ugo Biggeri
- Matteo Salvini
- Donald Trump
- Hans Jonas
- Alexander Langer
