Busia esplosione di appalti con affidamenti diretti

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Busia esplosione di appalti con affidamenti diretti

L’ultima relazione di Giuseppe Busia, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, fotografa un quadro in evoluzione segnato da scelte normative e da impatti concreti su trasparenza, affidamenti, concorrenza e regole dei conflitti di interessi. Il documento, presentato in occasione del passaggio istituzionale legato alla scadenza del mandato, concentra l’attenzione su criticità ricorrenti: dalla crescita delle frodi sui fondi europei, alle modifiche che avrebbero generato “vuoti di tutela”, fino agli effetti prodotti dal codice dei contratti e dalle regole emergenziali del PNRR.

relazione anac e bilancio del mandato di giuseppe busia

Nel contesto dei sei anni di incarico, Busia presenta una sintesi delle sollecitazioni rivolte negli anni al governo con l’obiettivo di correggere decisioni considerate particolarmente problematiche. Alla Camera, davanti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, viene ribadita la priorità della lotta alla corruzione e vengono richiamati gli interventi dell’Autorità: centinaia di pareri e 150 fascicoli istruiti nel solo 2025.

La relazione richiama inoltre un contesto internazionale sfavorevole: la Procura europea segnala una crescita delle frodi sui fondi Ue del 35%, mentre negli Stati Uniti vengono evidenziati segnali negativi, a partire dalla sospensione temporanea della legge Foreign Corrupt Practices Act.

numeri e attività dell’autorità anticorruzione

Le attività richiamate nella relazione si inseriscono in un periodo in cui l’azione di vigilanza e istruttoria è chiamata a misurarsi con rischi crescenti sul fronte delle risorse pubbliche e con un sistema normativo percepito come non pienamente coerente.

conflitto di interessi, abuso d’ufficio e traffico di influenze

Uno dei passaggi centrali riguarda l’impatto dell’abrogazione dell’abuso d’ufficio e della stretta sul traffico di influenze, attribuita a scelte di governo. Secondo Busia, tali interventi avrebbero creato “vuoti di tutela” e avrebbero richiesto rafforzare le garanzie amministrative, mentre sarebbe avvenuto il contrario.

modifiche normative considerate peggiorative

Busia elenca una serie di cambiamenti intervenuti nell’ultimo anno. Ad agosto, tramite decreto, sarebbero venuti meno i limiti al passaggio diretto dalle cariche politiche verso società partecipate e vertici dell’amministrazione, sia a livello locale sia regionale. Il rischio indicato è quello di incentivare la nascita di nuove società partecipate non funzionali all’interesse pubblico.

Tra marzo e maggio, un ulteriore decreto avrebbe indebolito la normativa sul pantouflage, cioè il sistema di limitazione delle “porte girevoli” tra pubblico e privato, con un effetto ritenuto favorevole ai gruppi societari più influenti.

Lo stesso intervento viene collegato anche a disallineamenti tra diverse ipotesi di incompatibilità, tali da mettere in discussione la separazione tra funzioni politiche e funzioni gestionali, tra chi controlla e chi è controllato.

lobbying senza una disciplina organica

Un ulteriore punto critico riguarda l’assenza di una normativa pienamente organica sul lobbying. Secondo Busia, l’attività resterebbe di fatto un “Far West”, con il rischio di contatti opachi e di forme di remunerazione non tracciate.

tracciabilità e canali trasparenti

Busia sostiene la necessità di assicurare la tracciabilità completa dei contatti e di escludere ogni remunerazione, anche indiretta, come contropartita delle decisioni. Nella prospettiva dell’Autorità, servirebbero anche canali aperti e trasparenti attraverso cui gruppi con minori risorse possano far pervenire proposte ai decisori pubblici.

Viene richiamata la legge approvata dalla Camera in prima lettura, ritenuta non sufficiente a completare il quadro: l’auspicio è che l’iter parlamentare consenta di rafforzare ulteriormente la disciplina, in linea con indicazioni già fornite.

pnrr e vigilanza su norme emergenziali e ritardi attuativi

Nel capitolo sugli investimenti del piano europeo, l’Autorità segnala criticità legate alle troppe norme emergenziali. La relazione afferma che l’ANAC avrebbe vigilato affinché tali strumenti non diventassero scorciatoie pericolose. Parallelamente vengono denunciati ritardi considerati eccessivi nella fase attuativa: sospensioni illegittime, tempi disallineati e progettazioni carenti.

parità di genere e giovani: quota insufficiente

Un altro elemento evidenziato riguarda la presenza di clausole per incentivare parità di genere e assunzione di giovani. Sarebbe inferiore al 8% nelle procedure PNRR oltre i 40.000 euro: 7.000 procedure su 96.000.

appalti e nuovo codice dei contratti: concorrenza compressa e affidamenti diretti

Il nodo degli appalti viene trattato come tema costante. La relazione richiama il nuovo codice dei contratti voluto nel marzo 2023 e solo parzialmente corretto dopo un anno, con l’effetto ritenuto di ridurre la concorrenza e, a cascata, anche le tutele sul lavoro.

subappalti, controlli e responsabilità di filiera

Busia indica la necessità di misure più stringenti, soprattutto nei subappalti “a cascata”, non regolati in modo coerente dal codice, che invece risulterebbe più incline a liberalizzare tali passaggi. Tra le misure richieste rientrano: controlli rafforzati, responsabilità di filiera, cantieri digitali, tracciabilità dei flussi di manodopera e formazione obbligatoria.

La relazione propone anche presìdi più robusti e l’integrazione della “patente a punti” per i cantieri con le banche dati dell’ANAC. L’obiettivo è ridurre gli effetti di un subappalto che non nasce da esigenze tecniche reali, ma da un dimensionamento ritenuto scorretto della gara.

Secondo l’impostazione esposta, la conseguenza sarebbe una perdita di benefici e garanzie per più soggetti: i piccoli operatori chiamati a sacrificare margini nei confronti dell’appaltatore principale, i lavoratori con garanzie fondamentali depauperate, e la collettività privata di servizi di qualità.

digitalizzazione sì, ma concorrenza in calo

Viene riconosciuto un avanzamento legato alla digitalizzazione delle procedure, mentre resta il principale punto critico relativo alla compressione della concorrenza. L’innalzamento delle soglie per l’obbligo di gara avrebbe favorito un incremento delle procedure senza gara e degli affidamenti diretti, con una quota che arriverebbe al 95% delle acquisizioni totali.

La relazione evidenzia anche un addensamento a ridosso della soglia tra 135.000 e 140.000 euro. In questo intervallo, si registra un forte aumento degli acquisti: dai 1.549 nel 2021 ai 13.879 nel 2025.

titolare effettivo e commissari straordinari

Busia richiama poi il tema della mancata previsione dell’obbligo di dichiarare il “titolare effettivo” delle società che partecipano agli appalti pubblici. Viene descritta come un vuoto normativo che impedirebbe di comprendere realmente, oltre gli schermi societari, con chi l’amministrazione si rapporta e con quali rischi, tra cui infiltrazioni criminali, offerte combinate e intese occulte.

In parallelo viene ribadita la richiesta di limitare il ricorso ai “commissari straordinari” in opere considerate grandi o piccole. La criticità individuata riguarda la capacità di distinguere tra ciò che risulta davvero strategico e ciò che è percepito come urgente: in tale scenario i commissari diventerebbero, secondo la relazione, un veicolo per attribuire precedenze.

persona al centro della relazione

La relazione si concentra in modo specifico su:

  • Giuseppe Busia
  • Sergio Mattarella
Gli allarmi di Busia (Anticorruzione): “Esplosione di appalti con affidamenti diretti. E l’abrogazione dell’abuso d’ufficio ha creato un vuoto di tutela”
Categorie: NewsPolitica

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