Biennale di Venezia, ministro Giuli non partecipa all inaugurazione dopo le polemiche sul padiglione russo

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Biennale di Venezia, ministro Giuli non partecipa all inaugurazione dopo le polemiche sul padiglione russo

La partecipazione italiana alla Biennale di Venezia entra in una fase decisiva e politicamente delicata: il ministro della Cultura Alessandro Giuli non sarà presente né nelle giornate di pre-apertura né alla cerimonia di inaugurazione prevista per il 9 maggio. La scelta si inserisce in una vicenda maturata nelle settimane precedenti, quando i padiglioni sono diventati il centro di una polemica incrociata legata alla presenza russa e alle sue implicazioni geopolitiche.

alessandro giuli non parteciperà alla biennale di venezia

Alessandro Giuli resterà lontano da Venezia sia durante le giornate dedicate alle pre-aperture dell’Esposizione d’Arte sia durante l’evento inaugurale del 9 maggio. Di conseguenza, non presenzierà ai passaggi istituzionali che tradizionalmente accompagnano l’avvio dei lavori della Biennale, lasciando emergere la volontà di prendere le distanze dalla gestione della controversia esplosa sul ruolo della Russia nell’esposizione.

la polemica sui padiglioni e l’assegnazione del ruolo della russia

Il nodo riguarda i padiglioni divenuti oggetto di contestazione, innescata da una profonda polemica tra il direttore Pietrangelo Buttafuoco, lo stesso ministro Alessandro Giuli e l’Unione Europea per la presenza della Russia. La vicenda ha poi assunto rilievo anche sul piano finanziario, con l’avvio dell’iter da parte di Bruxelles mirato a tagliare i fondi destinati all’esposizione.

iter europeo e rischio di tagli ai finanziamenti

La questione della presenza russa ha portato a conseguenze formali: l’Unione Europea ha avviato un procedimento per ridurre o tagliare i fondi all’esposizione. Sullo sfondo resta l’impatto politico e istituzionale della decisione contestata, interpretata come elemento collegato agli equilibri tra cultura, regole comunitarie e sanzioni.

le reazioni politiche interne e il passaggio sul cda

Di fronte alle scelte associate a Pietrangelo Buttafuoco e alla gestione della controversia, ampi settori di maggioranza e governo avevano espresso indignazione. Il presidente della Commissione Cultura Federico Mollicone aveva indicato che non sarebbe stato aperto, motivando la posizione con il carattere geopolitico della questione.

tamara gregoretti e la richiesta di passo indietro

Successivamente Giuli aveva chiesto il passo indietro di Tamara Gregoretti, rappresentante del ministero della Cultura nel Consiglio di amministrazione. La richiesta si fondava su due elementi: da un lato la mancata informazione della possibile presenza; dall’altro l’assenza di un’opposizione formale durante la seduta del Cda, nonostante la “consapevolezza della sensibilità internazionale della questione”.

condanna dell’unione europea e richiamo alle sanzioni

Anche l’Unione Europea ha espresso una posizione molto netta. La vicepresidente esecutiva della Commissione Henna Virkkunen e il commissario alla Cultura Glenn Micallef avevano condannato “fermamente” la decisione di consentire a Mosca di riaprire il padiglione, pur in presenza del continuare della guerra in Ucraina.

obbligo di allineamento e sospensione dei finanziamenti

Nel quadro delle dichiarazioni, era stato sottolineato che gli Stati membri, le istituzioni e le organizzazioni devono agire in linea con le sanzioni dell’Ue ed evitare di offrire spazio a soggetti che hanno sostenuto o giustificato l’aggressione del Cremlino contro l’Ucraina. Le stesse posizioni avevano inoltre preannunciato la sospensione o la cessazione di un finanziamento, collegando il dossier alla cornice sanzionatoria.

lettera firmata da 22 paesi europei a sostegno dei valori culturali

Accanto alle prese di posizione dell’Unione Europea, era intervenuta una lettera sottoscritta da 22 Paesi europei indirizzata a Pietrangelo Buttafuoco e ai membri del Consiglio di amministrazione. Nel documento, firmato da ministri della Cultura e degli Affari esteri, i firmatari affermavano l’intento di ribadire l’impegno verso i “comuni valori europei”, richiamando libertà artistica e libertà di espressione, oltre al rispetto della dignità umana.

biennale come simbolo di libertà artistica

La lettera ricordava inoltre che la Biennale di Venezia rappresenta da oltre un secolo una delle più prestigiose espressioni di libertà artistica al mondo. Tra i Paesi firmatari figuravano Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania, Spagna e Svezia.

personaggi citati nella vicenda

  • Alessandro Giuli
  • Pietrangelo Buttafuoco
  • Federico Mollicone
  • Tamara Gregoretti
  • Henna Virkkunen
  • Glenn Micallef
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