Asili nido in italia, perché l’Italia è in fondo alla classifica in Europa e come cambiare offerta e accesso
L’Italia affronta una sfida complessa nella fascia 0-3 anni, con un sistema educativo per l’infanzia che, secondo la ricerca “Partire bene: i sistemi educativi per l’infanzia in Italia e in Europa” della Fondazione Agnelli, risulta tra i meno accessibili tra i principali Paesi europei considerati. Il confronto con Francia, Germania, Inghilterra, Spagna e Italia mette in evidenza criticità su tre piani: disponibilità dei posti, tempistiche di accesso collegate ai congedi e qualità dei servizi, fortemente condizionata dalla carenza di personale.
posti di asili nido: l’italia tra le disponibilità più basse
La ricerca descrive una situazione sfavorevole per l’Italia sul numero di opportunità educative per i bambini sotto i tre anni. Tra i cinque Paesi analizzati, l’Italia risulta quello con l’offerta di posti di asili nido più limitata, pari a circa 32 posti ogni 100 bambini di età inferiore ai tre anni. La conseguenza evidenziata sono lunghe liste d’attesa.
Il confronto internazionale amplia il quadro: in Germania l’accesso ai servizi per l’infanzia è un diritto universale dal 2013; in Spagna i servizi sono integrati nel sistema educativo e garantiti gratuitamente con un’offerta prevalentemente pubblica. In Italia, invece, le rette a carico dell’utenza, in particolare nei servizi privati, possono risultare elevate e il testo sottolinea come i servizi privati abbiano un peso relativo maggiore al Sud.
continuità tra congedo parentale e accesso: un gap temporale molto ampio
Un ulteriore elemento di criticità riguarda la capacità del sistema di garantire continuità tra fine del congedo parentale dopo la nascita del figlio e accesso ai servizi dell’infanzia. La ricerca evidenzia che l’Italia presenta il gap più ampio tra i Paesi considerati.
La possibile azione di medio periodo del Pnrr non viene indicata come risolutiva del problema. Secondo le analisi richiamate nella ricerca, l’espansione dei posti è considerata necessaria, ma non sufficiente per:
- garantire una maggiore equità di accesso;
- ridurre le disuguaglianze legate ai criteri di accesso;
- migliorare la condizione di chi vive il passaggio tra congedo parentale e posto disponibile.
Nel testo sono indicate ulteriori leve di intervento, includendo politiche mirate ai criteri di accesso, la riduzione del divario tra congedo parentale e garanzia del posto, la riduzione delle rette per le famiglie a basso reddito, e la previsione di meccanismi di monitoraggio e valutazione continuativi.
disuguaglianze di partecipazione: il divario cresce nel tempo
Uno dei dati più allarmanti riguarda l’evoluzione del divario di partecipazione tra bambini sotto i tre anni appartenenti a famiglie di reddito più alto e famiglie di reddito più basso. In vent’anni, secondo la ricerca, la distanza si presenta come più che raddoppiata in favore dei primi.
Il testo riporta che nel periodo 2005-2006 la differenza era di 7,5 punti percentuali, quando la partecipazione complessiva era ancora inferiore al 25%. Successivamente, nel periodo 2023-2024, la differenza raggiunge 19 punti: circa 35 bambini su 100 di quell’età frequentano l’asilo nido o servizi assimilabili.
qualità dei servizi e personale: salari e carenza di risorse umane
La ricerca colloca anche la qualità dei servizi al centro del confronto e mette in evidenza una criticità condivisa: tutti i Paesi analizzati soffrono una grave carenza di personale, indicata come fattore direttamente collegato alla qualità.
La carenza viene ricondotta, nel testo, anche alle condizioni retributive. In quattro dei cinque Stati considerati (con mancanza di informazioni affidabili sull’Inghilterra), le retribuzioni medie nei servizi per l’infanzia risultano relativamente basse rispetto ai segmenti successivi del sistema educativo. Inoltre, viene specificato che nel settore privato le retribuzioni sono inferiori rispetto a quello pubblico, con riferimenti espliciti a Francia e Spagna.
spesa per l’infanzia: differenze tra paesi e livelli di investimento
La ricerca include anche elementi di confronto sulla spesa pubblica. Nel dato 2019 (ultimo disponibile comparabile), la Germania risulta il Paese che investiva di più, con una spesa pro capite pari a 98.000 USD PPA secondo i dati Ocse. A seguire c’è la Francia, mentre Inghilterra e Italia sono indicate come più distanti; per l’Italia la spesa pro capite è pari a 60.760, valore che nel testo viene descritto come più che raddoppiato rispetto al 2001. La Spagna si colloca all’ultimo posto.
Per la spesa pubblica in percentuale del Pil nel 2021, Francia e Germania risultano con i livelli più alti, pari a 3,4% del Pil. Insieme a Inghilterra e Spagna, l’Italia si attesta invece intorno al 2,0%. Nel confronto con venti anni prima, il testo evidenzia l’incremento percentuale più modesto per l’Italia, pari a +0,2, mentre la Spagna mostra il valore più significativo, pur con un forte declino della natalità in entrambi i Paesi.
priorità emerse dalla ricerca: accesso e qualità come obiettivi centrali
Le conclusioni riportate nel testo individuano due priorità principali. La prima riguarda l’estensione dell’accesso ai servizi educativi per l’infanzia, con particolare attenzione ai bambini provenienti da contesti socioeconomici svantaggiati, considerati sia beneficiari di vantaggi specifici sia esposti a rischio di esclusione. La seconda priorità riguarda la promozione della qualità dei servizi.
Nel perseguimento di questi obiettivi, la ricerca segnala la presenza di dilemmi o trade-off di policy, legati alla struttura istituzionale dei sistemi zero-sei e ai cambiamenti demografici e del mercato del lavoro.
fondazione agnelli e figure citate nella ricerca
La ricerca riporta posizioni e responsabilità interne alla Fondazione, con un riferimento a direttivo e responsabile della ricerca.
- Andrea Gavosto (direttore della Fondazione Agnelli)
- Francesca Bastagli (responsabile per la Ricerca della Fondazione Agnelli)
