Anno nero medio oriente e nordafrica nel rapporto amnesty le notizie oscurate conflitti

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Anno nero medio oriente e nordafrica nel rapporto amnesty le notizie oscurate  conflitti

Nel 2025, nell’area Medio Oriente (o Asia sudoccidentale) e Africa del Nord, si è intensificato un insieme di misure che colpiscono i diritti umani e restringono gli spazi di libertà. Tra conflitti, crimini di diritto internazionale e pratiche autoritarie in espansione, le notizie più difficili da intercettare sono rimaste spesso confinate ai margini. Amnesty International ha pubblicato un Rapporto che fotografa la situazione globale e, in parallelo, il focus si concentra su quanto accaduto nella regione.

diritti umani nel medio oriente e nord africa: bavaglio al dissenso nel 2025

Negli Stati della regione il 2025 ha segnato l’estensione del bavaglio al dissenso, anche attraverso canali online. In Tunisia le autorità hanno intensificato la repressione contro chi difende i diritti umani, contro organizzazioni non governative e contro oppositori politici. A novembre, una corte d’appello di Tunisi ha confermato condanne fino a 45 anni di carcere nel procedimento giudiziario noto come “caso del complotto”.

In Egitto la pressione è proseguita contro associazioni della società civile e media indipendenti. Le autorità hanno continuato a punire le critiche al governo e, secondo quanto riportato, le forze di sicurezza hanno operato detenzioni arbitrarie nei confronti di giornalisti, ricercatori e dissidenti, includendo sparizioni forzate, detenzioni senza contatti con il mondo esterno e torture.

repressione del dissenso negli stati del golfo: libertà d’espressione sotto pressione

Una repressione massiccia del dissenso ha continuato a diffondersi anche negli Stati del Golfo. In Arabia Saudita sono state imposte forti limitazioni alla libertà di espressione e di associazione: persone che avevano rivolto critiche al governo o che erano impegnate nella difesa dei diritti umani hanno subito lunghe pene detentive, processi gravemente viziati, divieti di viaggio e anche condanne a morte.

Nel Oman è stata introdotta una nuova legge sulla cittadinanza che permette la revoca della cittadinanza a persone che “offendono” lo Stato o il sultano, oppure che appartengono a un gruppo, partito o organizzazione che abbraccia princìpi definiti come “danneggianti” per gli interessi del paese.

libertà di stampa e informazione: blocchi, norme vaghe e condanne basate su accuse pretestuose

Le limitazioni alla libertà di stampa hanno riguardato diversi paesi. In Iraq, le autorità hanno impiegato norme legali presentate come vaghe, utilizzandole per criminalizzare i “contenuti indecenti” e le violazioni della “morale pubblica”. Tali strumenti sono stati usati per colpire voci critiche, l’attivismo per i diritti umani e l’informazione indipendente.

In Giordania, la Commissione per i mezzi d’informazione ha bloccato 12 portali, includendo media locali ed esteri, con la motivazione di aver diffuso “veleno mediatico” e di aver attaccato il paese e i suoi simboli nazionali.

Secondo quanto riportato dal Centro palestinese per lo sviluppo e le libertà dei media, in Palestina 12 giornalisti e giornaliste sono stati trattenuti dalla polizia palestinese per periodi compresi tra poche ore e due settimane. Durante questi fermi, le persone sarebbero state interrogate in relazione al lavoro svolto.

kurdistan iracheno: condanna di sherwan sherwani e prosecuzione della detenzione

Nella Regione del Kurdistan iracheno, il giornalista Sherwan Sherwani è stato condannato a scontare un nuovo periodo di carcere di quattro anni e sei mesi. Le accuse indicate risultavano inventate e la condanna sarebbe arrivata pochi giorni prima della prevista scarcerazione ad agosto.

proteste pacifiche e arresti: divieti e dispersione con la forza

In tutta la regione le autorità hanno represso le proteste pacifiche vietandole o disperdendole con la forza. In Algeria, la polizia ha proceduto con arresti di manifestanti pacifici durante le proteste e gli scioperi per i diritti dei lavoratori all’inizio del 2025.

sistemi di giustizia penale: detenzioni arbitrarie e processi iniqui

I sistemi di giustizia penale sono stati descritti come strumenti repressivi nelle mani dei governi. Oltre al caso già citato in Tunisia, in Egitto e Libia migliaia di persone risultano arbitrariamente detenute senza base legale o in seguito a processi iniqui, nonostante alcune scarcerazioni dovute da tempo.

La fonte evidenzia anche il mirare avvocati difensori di oppositori politici e di vittime di violazioni dei diritti umani. Le indagini sarebbero state basate su accuse pretestuose, come la “diffusione di notizie false” in Egitto, oppure “terrorismo”, con l’effetto di limitare la tutela legale e aumentare la pressione sul dissenso.

detenzione amministrativa, equità del processo e discriminazioni: impatti trasversali su diritti e libertà

In Giordania migliaia di persone sono rimaste in detenzione amministrativa, considerate “pericolose per il popolo”. In Algeria le autorità giudiziarie avrebbero ripetutamente violato il diritto a un processo equo: persone accusate sarebbero state portate in tribunale senza che i loro legali ne fossero informati, con udienze accelerate.

La fonte segnala inoltre un quadro di discriminazioni che coinvolge donne e ragazze, con ripercussioni su libertà di movimento, espressione, autonomia sul proprio corpo, eredità, divorzio, cariche politiche e opportunità d’impiego. La violenza di genere resta un fenomeno radicato e diffuso, insieme ai femminicidi.

Le persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate sono state arrestate, processate e condannate per relazioni omosessuali consensuali, descritte come l’unica motivazione alla base dei procedimenti.

yemen e normative su relazioni omosessuali: criminalizzazione e rischio di condanna

Nel codice penale dello Yemen le relazioni omosessuali consensuali e il sesso anale risultano criminalizzati anche con la pena di morte. In Algeria e Marocco, le autorità avrebbero continuato a dare la caccia ad adulti coinvolti in rapporti sessuali; in Tunisia invece i procedimenti giudiziari per reati di questo tipo sarebbero aumentati.

personalità citate e riferimenti diretti

Le informazioni riportano la presenza di una figura mediatica direttamente coinvolta in un procedimento giudiziario:

  • Sherwan Sherwani

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