Amy winehouse finisce in tribunale: padre perde contro due amiche della figlia, accuse per 1,4 milioni di dollari
La gestione del patrimonio di Amy Winehouse continua a far discutere, con un passaggio decisivo arrivato davanti all’Alta Corte di Londra. La controversia, legata alla vendita all’asta di numerosi oggetti attribuiti alla cantante, ha visto il padre Mitch Winehouse confrontarsi con due persone coinvolte nelle procedure e nel ricavato della vendita. La decisione del tribunale chiarisce aspetti centrali su trasparenza, diligenza e responsabilità legate alle contestazioni presentate.
mitch winehouse perde la causa all’alta corte di londra
Mitch Winehouse, padre della cantante Amy Winehouse, è morto il 23 luglio 2011 all’età di 27 anni. Prima della morte, aveva promosso un’azione legale davanti all’Alta Corte di Londra contro due ex amiche della figlia. In qualità di amministratore del patrimonio di Amy, aveva citato in giudizio la stilista Naomi Parry e l’amica Catriona Gourlay, accusandole di aver tratto profitto dalla vendita all’asta di decine di oggetti negli Stati Uniti nel 2021 e nel 2023.
Secondo quanto riportato, il giudizio si è concluso con la perdita della causa: il tribunale ha respinto le contestazioni formulate dal ricorrente, basandosi anche su quanto emerso riguardo al catalogo d’asta e alla gestione delle informazioni sugli articoli.
catalogo d’asta e ricavi: 834 articoli e 1,4 milioni di dollari
Durante il processo è emerso che il catalogo d’asta conteneva 834 articoli. La vendita complessiva avrebbe fruttato 1,4 milioni di dollari (equivalenti a 1,05 milioni di sterline) destinati al patrimonio di Amy Winehouse, con una ripartizione in cui il 30% è andato alla fondazione collegata.
il miniabito di seta a belgrado aggiudicato per 243.200 dollari
Tra gli articoli venduti risultava anche un miniabito di seta indossato da Winehouse durante la sua ultima esibizione a Belgrado, in Serbia. Questo capo è stato aggiudicato per 243.200 dollari.
motivazioni della sentenza: nessun occultamento deliberato
Nella sentenza, il giudice supplente dell’Alta Corte Sarah Clarke KC ha affermato che né Naomi Parry né Catriona Gourlay avrebbero deliberatamente nascosto gli oggetti contestati al ricorrente. Il ragionamento della corte ha tenuto conto anche del profilo della diligenza: anche nel caso in cui l’interpretazione fosse risultata differente, il giudice ha indicato che Mitch Winehouse avrebbe potuto identificare quali oggetti fossero in possesso delle convenute con la dovuta attenzione.
accuse in tribunale: “gelosia meschina” e proposta di 250.000 dollari
Nel corso del processo, gli avvocati di Parry hanno accusato Mitch Winehouse di aver intentato la causa per “meschina gelosia”. La contestazione è stata respinta dallo stesso Mitch Winehouse.
È emerso anche che, secondo quanto dichiarato in tribunale da Parry, Mitch Winehouse le avrebbe offerto 250.000 dollari sia in relazione al ricavato della vendita sia con l’obiettivo di far cadere la causa. La stilista ha sostenuto inoltre di aver preferito non accettare, dichiarando di voler “dare fuoco ai soldi” piuttosto che concedergliene anche solo una parte.
persone coinvolte nella controversia
La causa e le relative contestazioni hanno riguardato i seguenti soggetti, menzionati nel contesto del procedimento:
- Mitch Winehouse
- Naomi Parry
- Catriona Gourlay


