Abito quando il corpo diventa casa: palomba e serafini uniscono moda e design al salone 2026

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Abito quando il corpo diventa casa: palomba e serafini uniscono moda e design al salone 2026

Un abito non si limita a coprire: comunica, impone o libera, definisce posture e relazioni con lo spazio. Lo stesso vale per un oggetto di design, che non è soltanto funzione e materia, ma anche narrazione del tempo, dei modi di vivere e delle possibilità offerte ai corpi. ABITO nasce proprio da questa convergenza: una mostra curata da Palomba Serafini Associati per il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, presentata al Salone del Mobile 2026 come prima tappa di un percorso itinerante destinato a proseguire in ambasciate, consolati e Istituti Italiani di Cultura.

abito: il linguaggio doppio tra vestito e abitare

Il titolo funziona come chiave interpretativa. Abito è il vestito, cioè ciò che aderisce al corpo, lo protegge e talvolta lo comprime. Ma abito è anche il verbo: abitare, inteso come occupare uno spazio, viverlo e costruire attorno a sé un sistema di relazioni fatto di oggetti, ritmi e gesti. È in questa doppia accezione che matura l’idea del progetto, elaborata da Roberto Palomba e Ludovica Serafini.

La base concettuale è esplicitata con chiarezza: corpo e spazio non sono mai separati e moda e design non rappresentano due mondi distinti, bensì due sistemi paralleli attraverso cui una società racconta se stessa. La mostra articola quindi l’esperienza umana secondo due indicatori centrali: ciò che viene portato sulla pelle e ciò che viene disposto attorno al corpo. Elementi che evolvono insieme ai cambiamenti sociali, alla percezione di sé e alle possibilità concrete di fare determinate azioni piuttosto che altre.

moda e design come sistemi che cambiano con la società

Il percorso mette in evidenza un principio operativo: diversi abiti consentono diverse azioni. In parallelo, anche gli oggetti e i mobili incidono sul modo in cui si sta nello spazio. Moda e design sono quindi letti come strumenti capaci di modificare la relazione tra persone e ambiente, non soltanto come prodotto di estetiche differenti.

evoluzione del ruolo della donna: dal busto alla fluidità

Il fulcro della mostra è una rilettura di oltre un secolo di storia attraverso una lente precisa: l’evoluzione del ruolo della donna. Moda e design vengono presentati come due linee che scorrono in parallelo, riflettendo conquiste sociali, costrizioni e liberazioni del corpo femminile. Per i curatori, il ruolo della donna è indicativo rispetto all’evoluzione di una società: una società considerata evoluta costruisce parificazione; dove ciò non avviene, l’evoluzione risulta incompleta.

All’inizio del Novecento, la condizione viene descritta tramite l’immagine dei busti soffocanti, strumenti che subordinavano e impedivano la respirazione. La rigidità richiesta dagli arredi si rifletteva anche nelle posture: non era possibile una posizione rilassata, perché la costrizione fisica rappresentava una figura relegata alla sfera domestica, evocando un parallelo con pratiche di immobilizzazione del corpo in altri contesti. Il cambiamento si accelera quando l’abito muta: nel 1919 Poltrona Frau progetta una seduta con un assetto differente, collegato alla perdita del punto vita costretto e alla liberazione dal busto.

evoluzione parallela: oltre le somiglianze formali

Uno dei tratti distintivi del progetto consiste nel rifiuto di una lettura superficiale del rapporto fra moda e design. Non si tratta, come viene chiarito, di somiglianze formali, citazioni reciproche o parallelismi soltanto estetici. La mostra mette in scena un’evoluzione più profonda, capace di investire anche significati, valori e la grammatica delle epoche. L’attenzione si concentra sul fatto che abiti e oggetti non cambiano soltanto aspetto: cambiano ciò che comunicano.

decadi in dialogo: dal modernismo alle icone geometriche

Il percorso espositivo procede per decadi, in un parallelismo che unisce forma e idee. Negli anni Quaranta l’abito si “apre” attraverso scollature e spaccature, liberando la fisicità dall’umiliazione del nascondimento. La stessa logica viene messa in relazione con il Modernismo di Le Corbusier e Charlotte Perriand, descritto come un’apertura delle strutture di edifici e arredi: lo scheletro strutturale diventa parte visibile e l’estetica assume una postura antidecorativa.

Negli anni Novanta, il tema diventa geometrizzazione e iconizzazione. Vengono citate le giacche destrutturate ma geometriche di Giorgio Armani, interpretate come trasformazione totemica della figura femminile. Il discorso dialoga con le gerarchie geometriche introdotte da Ettore Sottsass in opere come la libreria Carlton.

max mara e la contemporaneità: post-identitario e gender fluid

Per chiudere il cerchio viene selezionato un pezzo emblematico del traguardo contemporaneo: il cappotto continuativo di Max Mara, nato nel 1981. Il capo viene presentato come gender fluid, capace di essere indossato da un uomo o da una donna senza sessualizzazione. Il cappotto assume il ruolo di simbolo di uguaglianza, con l’idea di abbattere barriere e sostenere un’auspicata società paritetica.

soglie visive e archivi storici: la memoria della moda

La mostra è arricchita da dieci scatti d’autore realizzati dallo stesso Palomba, descritti come “soglia visiva” tra epoche. Gli abiti provengono dall’archivio storico della Collezione Quinto Tinarelli, indicato come testimonianza di stagioni passate, coerente con la natura effimera della moda. Il design, invece, viene associato alla costruzione della durata.

Nel percorso vengono esposti oggetti del passato ancora in produzione: la poltrona della fine dell’Ottocento viene indicata come utilizzata oggi in uffici e abitazioni. Il senso attribuito all’operazione è duplice: da un lato la continuità dei mobili che si riaggiornano senza perdere identità; dall’altro l’obiettivo di non disperdere la memoria storica della moda, restituendole dignità e immobilità simbolica propria del design.

palomba serafini associati e mostra abito: protagonisti e figure richiamate

Il progetto si appoggia su precise figure creative e su riferimenti nominativi funzionali alla narrazione storica e progettuale.

  • Roberto Palomba
  • Ludovica Serafini
  • Palomba Serafini Associati
  • Poltrona Frau
  • Le Corbusier
  • Charlotte Perriand
  • Giorgio Armani
  • Ettore Sottsass
  • Max Mara
  • Quinto Tinarelli
ABITO, al Salone del Mobile 2026 la mostra di Palomba e Serafini che rilegge un secolo di società attraverso la moda e il design
Abito quando il corpo diventa casa: palomba e serafini uniscono moda e design al salone 2026
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