25 aprile: perché va celebrato più intensamente dopo il referendum

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25 aprile: perché va celebrato più intensamente dopo il referendum

Il 25 aprile continua a dividere, ma quest’anno la ricorrenza richiede un’attenzione più intensa, anche per coerenza nel quadro seguito al referendum. La tensione nasce da una memoria storica ancora aperta: in Italia la liberazione dal nazifascismo non fu soltanto una guerra di liberazione, bensì anche una guerra civile, combattuta da chi scelse il campo opposto, con conseguenze profonde nella vita collettiva.

25 aprile e memoria collettiva: una ferita ancora aperta

La data del 25 aprile riporta alla luce un nodo mai completamente elaborato sul piano collettivo. Nel racconto della Resistenza, le formazioni partigiane più numerose e organizzate risultavano legate a tradizioni comuniste e socialiste. Nel dopoguerra, questo ha contribuito a far percepire la memoria della Resistenza come un patrimonio prevalentemente della sinistra.

Dalla prospettiva opposta, la destra post-fascista—confluendo prima nel Movimento Sociale Italiano e poi in Alleanza Nazionale—ha faticato per decenni a confrontarsi con quell’esito storico. Il risultato è stato un oscillare tra rimozione e rivendicazione di un’identità legata al lato sconfitto.

continuità istituzionale e mancata defascistizzazione sistematica

Un ulteriore paradosso riguarda la struttura dello Stato nel dopoguerra. L’Italia si colloca tra le poche democrazie occidentali in cui la continuità istituzionale con il regime precedente fu molto forte. Dopo il 1945, una parte delle élite fasciste rimase al proprio posto, trovando collocazione in magistratura, esercito, burocrazia e industria. A livello nazionale, non si realizzò una defascistizzazione sistematica paragonabile a quanto avvenne in Germania.

costituzione e liberazione: un legame genetico

Da questa dinamica deriva una conseguenza centrale: la Repubblica nacque su una frattura valoriale. Tale frattura si riflette nella Costituzione, che esprime valori non pienamente corrispondenti a una discontinuità di potere verificatasi sul piano pratico.

Il collegamento tra Costituzione italiana e festa della Liberazione viene descritto come genetico, poiché il 25 aprile è presentato come il momento fondativo in cui prendono forma scelte decisive.

valori costituzionali nati dalla scelta del 1945

La Liberazione del 1945 non rappresentò solo la fine dell’occupazione nazifascista: venne anche indicata come il momento in cui un popolo scelse consapevolmente di stare dalla parte della dignità umana, della libertà e del rifiuto della dittatura. Questa scelta si tradusse in diritto quando i protagonisti della Resistenza—partigiani, politici, giuristi e intellettuali—sedettero nell’Assemblea Costituente eletta nel 1946 e scrissero la Carta.

La Costituzione viene collegata a specifici articoli e principi richiamando un filo coerente tra esperienza storica e contenuto normativo:

  • articolo 11: ripudio della guerra.
  • articoli 1 e 4: centralità del lavoro, coerente con chi combatté davvero e con una Resistenza descritta anche come lotta di classi popolari—operai, contadini, giovani senza potere.
  • articoli 2 e 3: dignità umana violata con torture, leggi razziali e negazione dei diritti, come riferimento a quale abisso porta il disconoscimento della persona.
  • articolo 21: libertà di pensiero e di stampa, evidenziando che parlare, scrivere e dissentire non erano astrazioni, ma conquiste pagate con carcere e confino.
  • disposizione finale (articolo 1 e XII): la Repubblica “fondata sul lavoro” come opposizione esplicita al regime fascista, richiamando il divieto previsto dalla XII disposizione finale sulla riorganizzazione.

Le norme non vengono presentate come formule neutrali, ma come presa di posizione storica e morale incorporata nel testo.

valori e ideali: una bussola per il presente

Vengono distinte due categorie. I valori della Costituzione sono criteri che guidano il giudizio e l’azione nel presente: rappresentano una bussola per misurare come agire e come valutare l’agire proprio e altrui.

Gli ideali, invece, sono descritti come proiezioni verso ciò che ancora non esiste o appare incompleto: costituiscono la versione più alta, più pura e talvolta più utopica dell’aspirazione a libertà, giustizia e fratellanza universale.

In questa logica, i valori indicano come comportarsi oggi, mentre gli ideali spiegano perché vale la pena farlo. La ricostruzione attribuisce ai valori costituzionali il ruolo di “testamento” del 25 aprile, quando l’Italia li scelse.

referendum e domanda sui valori democratici

Nell’esito del recente referendum sulla giustizia viene individuata una risposta alla domanda su quanto i valori di uguaglianza, libertà, dignità e pace restino centrali nella vita democratica. Per evitare che tali valori venissero svuotati del tutto, viene riportata la scelta No.

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Figure citate:

  • Peter Gomez
  • redazione
Quest’anno il 25 aprile va celebrato più intensamente. Quantomeno per coerenza post referendaria
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