Umberto Bossi morto: addio al fondatore della Lega Nord e Senatur

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Umberto Bossi morto: addio al fondatore della Lega Nord e Senatur

Umberto Bossi viene ricordato come un politico dirompente, capace di trasformare un’idea in un simbolo condiviso e di far nascere, nel vocabolario comune, il concetto di Padania. La sua parabola personale e politica si intreccia con la crescita della Lega e con un percorso che, nel tempo, ha spinto lo schieramento verso obiettivi sempre più ambiziosi, fino a modificare gli equilibri del Paese.

La storia di Bossi è segnata dalla malattia dal 2004, quando un improvviso malore lo colpisce durante un duetto, e dal progressivo ridursi della capacità di esprimere compiutamente il proprio pensiero. Il finale della sua vicenda si consuma a Varese, in un ospedale che, secondo il racconto, aveva già avuto un ruolo decisivo anni prima. Accanto agli eventi pubblici, emergono anche abitudini, carattere e tratti considerati fuori dagli schemi, che contribuirebbero a definire il suo mito.

umberto bossi e la nascita del mito della padania

Umberto Bossi viene descritto come un “magico arruffone” dal fiuto politico finissimo e da modi valutati come barbarici. Il suo impatto viene legato alla creazione di un’immagine capace di dare forma a un sentimento: l’idea che esista un Paese dentro il Paese. In questo quadro, Bossi avrebbe contribuito a rendere centrale il termine Padania e la visione del grande Nord, trasformandola in elemento culturale e politico.

gli anni della crescita politica e la conquista del potere

Bossi entra nella scena istituzionale con la prima elezione al Senato nel 1987, evento che porta i giornalisti a conoscerlo e a citarlo con il soprannome “senatur”. L’attività politica si sviluppa poi con una rapida espansione sul territorio, sostenuta da una narrazione efficace e da un’azione organizzativa orientata alla creazione di consenso.

Nei contenuti viene anche richiamata la traiettoria che porta la Lega a puntare a obiettivi considerati difficili: sfondare la “linea del Piave”, bucare la Romagna, attraversare Firenze e arrivare a conquistare Roma. Nel giro di meno di venti anni, viene indicato che la Lega riesce a dominare e governare le regioni del Nord, motivando e formando centinaia di amministratori.

federalismo e consenso nei ceti produttivi

Nel racconto, il federalismo non appare come parola isolata ma come pietra miliare di una politica. La sua diffusione viene collegata alla capacità di raccogliere consensi in ambienti come ceti produttivi, partite iva e il mondo dei piccoli commercianti e artigiani. L’obiettivo diventa strutturare una traiettoria coerente con lo sviluppo di una narrazione capace di sostenere promesse e mobilitazione.

La formula ricorrente è che “conta il nord perché il nord produce”, con l’idea che la forza economica e la presenza sul territorio possano tradursi in peso politico.

alleanza e rottura con silvio berlusconi

La relazione politica con Silvio Berlusconi viene presentata come decisiva. Bossi, secondo il testo, prima si allea e realizza quello che viene descritto come “l’affare della vita”, arrivando al governo con il ruolo di ministro delle Riforme.

Successivamente, viene indicata la fase di rottura: Bossi avrebbe fatto fuori Berlusconi provocando una crisi di governo. Nel racconto compaiono anche soprannomi legati alla figura di Berlusconi, tra cui “Berluscaiser” e “Berluscaz”.

il 2004, il coccolone e la trasformazione del ruolo

Arriva il 2004, anno in cui Bossi viene colpito da un “coccolone”. Il testo lo colloca sul momento, durante un duetto in cui Mino Reitano canta con un motivetto che richiama “Italiaaa”, mentre Bossi lo rimbalzerebbe con il riferimento a “Padaniaaa”.

La narrazione sottolinea che da allora Bossi non ruggisce più come in passato: viene descritto come meno incisivo e come costretto a reggere un declino progressivo anche a livello comunicativo. In seguito, la Lega lo sopporta “a stento” fino al momento in cui, nel 2012, viene indicata una dichiarazione sostanziale di divorzio politico.

declino progressivo e rapporto con la comunicazione

Nel periodo successivo, Bossi continua a essere candidato ed eletto, ma viene specificato che gli viene meno, nella sostanza, il diritto di parola. Con Berlusconi, nel racconto, emerge una fase di pace ritrovata, descritta come tra vecchi amici, però il contesto politico cambia e la figura di Bossi perde progressivamente spazio.

La televisione non lo chiama più e il testo evidenzia anche una minore dimestichezza con la parola. Un ictus gli farebbe perdere progressivamente la capacità di esporre il pensiero in modo compiuto, portandolo a sillabare stancamente.

vita privata, stile pubblico e tratti caratteriali

Oltre alla politica, il racconto attribuisce a Bossi preferenze e abitudini: viveva maggiormente di notte e veniva riportato l’amore per il canto. È citata anche una partecipazione al festival di Castrocaro del 1961 con il nome “Donato”. Tra le abitudini quotidiane vengono menzionati pizza e cedrata.

Lo stile di vita include anche elementi considerati fuori dal comune, tra cui un disordine intestinale descritto in modo da rendere i suoi passi accompagnati da suoni ripetuti. Nel testo compaiono frasi attribuite a Montanelli (“Non si lava”) e una definizione attribuita a Pietro Citati che lo descrive come il perfetto uomo da bar. Il profilo viene completato con l’idea di un carattere al tempo stesso strambo e profetico.

manifesti politici e idea del nord contro il sud

Bossi viene collegato a una posizione politica netta anche attraverso un manifesto storico che richiama “Fora dai ball”. Il testo associa inoltre la sua azione alla costruzione di un sentimento identitario e a un’attività che includerebbe anche l’attacchinaggio curato personalmente.

La rappresentazione del conflitto Nord-Sud viene resa con un’immagine: il Nord come “mucca pregiata” e il Sud come chi “beve alla mammella” il latte. Nello stesso quadro, viene ricordata la presenza di figure legate a Roma e al governo, con un riferimento a Ciriaco De Mita e alla forza trainante della Dc campana.

la fine della storia

La fase finale della vicenda riporta Bossi a Gemonio. Il decesso avviene a Varese, in un ospedale che il testo collega a un episodio precedente: la possibilità che nel passato fosse riuscito a salvarlo.

personaggi citati

Nel racconto compaiono diversi riferimenti a figure legate a musica, politica e commento culturale, con ruoli che arricchiscono il quadro biografico e storico:

  • Umberto Bossi
  • Mino Reitano
  • Montanelli
  • Pietro Citati
  • Silvio Berlusconi
  • Ciriaco De Mita
Morto Umberto Bossi: il magico arruffone, il Senatur dal fiuto finissimo e dai modi barbarici
Categorie: Politica

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