Trump indaga 60 Paesi per lavori forzati: l'Ue tra i bersagli dei nuovi
Una cornice di misure e indagini focalizza l’attenzione sul lavoro forzato come cardine delle dinamiche commerciali internazionali. Da decenni gli Stati Uniti vietano l’importazione di beni prodotti con lavoro forzato, e sotto l’amministrazione Trump sono state avviate inchieste su numerosi partner, inclusa l’Unione Europea. In parallelo, una legge approvata durante la presidenza di Joe Biden amplia l’interpretazione del concetto, preparando il terreno per una possibile applicazione permanente dei dazi indicati inizialmente come temporanei.
dazi globali e lavoro forzato: inchieste e strumenti permanenti
La strategia annunciata punta a riattivare la politica tariffaria dell’amministrazione, riportando al centro la Sezione 301 del Trade Act del 1974 come strumento per rendere permanenti i dazi di fronte a pratiche commerciali considerate ingiuste. Le indagini, però, non si propongono di valutare condizioni interne nei Paesi esteri, bensì le leggi adottate da tali Paesi per regolare il lavoro forzato nelle esportazioni.
ambito e obiettivi delle nuove inchieste
Il progetto riguarda procedure normative internazionali e coinvolge circa 60 Paesi, inclusa l’Unione Europea, il Canada, la Norvegia, il Regno Unito, la Cina e l’Arabia Saudita. L’obiettivo è disporre di strumenti per contenere pratiche che alterino in modo ingiusto la competizione, sfruttando contesti normativi sui quali intervenire con misure di controllo degli scambi.
tempi, prospettive e strumenti
La timeline prevede la permanenza delle sanzioni in una prima fase di 150 giorni, periodo durante il quale si valuta la possibilità di estenderle o potenziarle. La scadenza di luglio è cruciale perché coincide con la durata prevista delle misure temporanee, che potrebbero essere trasformate in strumenti duraturi se le condizioni lo permetteranno. In parallelo, si è aperta la porta a un ampliamento degli strumenti disponibili per imporre dazi, in vista di una cornice tariffaria stabile anche senza ulteriore consenso congressuale.
Un numero di azioni è stato affidato a Jamieson Greer, rappresentante Usa per il Commercio, che ha indicato l’intenzione di accelerare le nuove inchieste per predisporre un insieme di strumenti pronti all’uso al termine del periodo temporaneo. La logica rientra nel tentativo di preservare una politica economica coerente con l’obiettivo di ridurre l’impatto del lavoro forzato sulla competitività americana e sulla redditività delle aziende nazionali.
Nominativi citati nel testo:
- Donald Trump
- Jamieson Greer