Trump colloqui con Iran per chiudere la guerra: Teheran nega, spunta la chiave

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Trump colloqui con Iran per chiudere la guerra: Teheran nega, spunta la  chiave

La scena internazionale cambia ritmo mentre Donald Trump annuncia una svolta nella gestione del conflitto con l’Iran. L’amministrazione statunitense parla di colloqui e di un possibile avvio verso una risoluzione complessiva, con effetti immediati sul piano militare. A Teheran, però, la risposta resta parziale e orientata a distinguere tra contatti e negoziati, presentando una versione dei fatti che non coincide con quella fornita dagli Stati Uniti.

annuncio trump: stop alle ostilità e rinvio degli attacchi alle infrastrutture

Donald Trump comunica che, negli ultimi due giorni, Stati Uniti e Iran avrebbero avuto colloqui “molto positivi e produttivi” mirati a una risoluzione completa delle ostilità in Medio Oriente. Il primo risultato indicato riguarda lo stop all’attacco minacciato contro le centrali elettriche iraniane.

Il presidente statunitense afferma di aver disposto il rinvio di qualsiasi azione militare contro centrali elettriche e infrastrutture energetiche per cinque giorni. Nelle ricostruzioni riportate dai media israeliani emerge anche una data legata al calendario dell’amministrazione: il 9 aprile, indicata come momento per chiudere la guerra.

de-escalation e crisi di hormuz: scenario di riapertura e controllo congiunto

Trump collega la de-escalation a una possibile soluzione rapida della crisi dello Stretto di Hormuz, descritto come di fatto bloccato da settimane con conseguenze sul traffico di petrolio e sui prezzi dei carburanti. Secondo la linea del presidente degli Stati Uniti, lo Stretto dovrebbe “aprirsi molto presto” se i contatti con l’Iran proseguono a ritmo sostenuto.

Nel quadro futuro, Trump delinea un assetto di controllo: “Sarà sotto controllo congiunto” e collega la gestione politica a un rapporto personale con la guida iraniana e a un riferimento all’ayatollah, con la formulazione: “Io e l’ayatollah”, citando anche la possibilità del prossimo ayatollah.

accordo e nucleare: 440 chili di uranio e ruolo di un interlocutore “rispettato”

Nel racconto di Trump, la svolta sarebbe partita da una dinamica di iniziativa iraniana: “Hanno chiamato loro”, con l’indicazione che l’obiettivo sarebbe stringere un accordo. La posizione statunitense presuppone lo smantellamento del programma nucleare della repubblica islamica e punta a ottenere 440 chili di uranio prodotti da Teheran. Trump afferma: “Vogliamo l’uranio arricchito”.

Per delineare il canale comunicativo, l’amministrazione collega la trattativa a un interlocutore definito “il più rispettato e il leader”. Secondo quanto riportato dai media israeliani, in particolare Ynet, l’identikit sarebbe quello di Mohammed Bagher Ghalibaf, indicato come 64 anni e presidente del Parlamento dal 2020. Nel racconto di Trump risulta inoltre escluso un riferimento diretto alla Guida Suprema: su Mojtaba Khamenei vengono riportate parole che ne segnalano la scarsa conoscenza pubblica della condizione attuale.

diplomazia multilivello: mediatori, mosse regionali e possibile meeting a islamabad

La dinamica diplomatica descritta si sviluppa su più canali. Vengono indicati contatti riconducibili agli inviati della Casa Bianca: Jared Kushner e Steve Witkoff. Nelle ultime 48 ore, sarebbero stati riallacciati contatti con Teheran, con un riferimento diretto al ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi.

Per i messaggi interposti, il quadro include anche Turchia, Egitto e Pakistan, presentati come canali di trasmissione tra Stati Uniti e Iran e come soggetti coinvolti in colloqui separati con Witkoff e Araghchi. La mediazione avrebbe inoltre come obiettivo l’organizzazione di un incontro a Islamabad tra Iran e Stati Uniti.

Secondo la deadline di cinque giorni indicata da Trump, la ricostruzione attribuita a Axios suggerisce una convocazione già in settimana. Nella delegazione iraniana, oltre a possibili altri componenti, sarebbe presente in particolare Ghalibaf. Sul versante statunitense, oltre a Witkoff e Kushner, viene citato anche Jd Vance, indicato come vice presidente, che nelle ore precedenti avrebbe discusso con Benjamin Netanyahu anche basi di un eventuale accordo.

continuità militare: marines, navi e valutazione di forze d’intervento

Anche con l’avvio di una fase di contatti, la linea militare statunitense resterebbe invariata. Non viene indicata alcuna modifica ai piani per l’invio di ulteriori forze in Medio Oriente: sono previsti circa 2.200 Marines e l’arrivo di altre 3 navi.

Le unità dei Marines sarebbero attese a destinazione a partire da venerdì, lo stesso giorno fissato da Trump come scadenza per riaprire lo Stretto di Hormuz. Parallelamente, il Pentagono valuta l’invio di circa 3.000 paracadutisti della 82esima divisione aviotrasportata, descritta come forza di pronto intervento con l’obiettivo, se necessario, di occupare Kharg, indicata come principale hub per l’export petrolifero iraniano.

teheran risponde: contatti senza negoziati e messaggi pubblici del parlamento

Da Teheran arrivano dichiarazioni che separano il concetto di comunicazione da quello di trattativa formale. L’indirizzo ufficiale sostiene che siano stati ricevuti messaggi tramite “Paesi amici” con riferimento a una richiesta degli Stati Uniti per colloqui finalizzati a porre fine alla guerra, pur negando l’esistenza di negoziati in corso.

Il ministero degli Esteri iraniano, tramite il portavoce Esmaeil Baqaei, afferma che, negli ultimi giorni, messaggi tramite alcuni Paesi amici avrebbero indicato una richiesta statunitense per colloqui. Nella stessa comunicazione viene però negato: qualsiasi negoziato o colloquio con gli Stati Uniti durante gli ultimi 24 giorni della guerra descritta come imposta.

Allo stesso tempo, una conferma parallela arriva da un alto funzionario iraniano che, nelle stesse ore, dichiara ad Al Jazeera che negli ultimi giorni sarebbero stati trasmessi tramite Egitto e Turchia messaggi tra Teheran e Washington in uno spirito di buona volontà per allentare le tensioni.

messaggi pubblici su x: ghalibaf respinge i negoziati e rivendica la linea iraniana

Nel quadro delle dichiarazioni pubbliche, Ghalibaf interviene direttamente su X. Il presidente del Parlamento afferma che “il popolo iraniano” chiede una punizione completa e severa per gli aggressori e dichiara che tutti i funzionari iraniani sostengono la guida suprema e il proprio popolo fino al raggiungimento di tale obiettivo.

Ghalibaf sostiene inoltre che non sarebbero stati condotti negoziati con gli Stati Uniti e qualifica le notizie diffuse come “fake news”, indicate come strumenti per manipolare mercati finanziari e petroliferi e per uscire dalla situazione di stallo in cui sarebbero intrappolati Stati Uniti e Israele.

figure citate nella dinamica tra usa e iran

Nel racconto delle comunicazioni e degli incontri presi in considerazione emergono diverse personalità direttamente collegate ai canali di contatto e alle posizioni pubbliche.

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