Stretto di Hormuz, piano Usa e svolta di Londra: Trump lancia la fase 2

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Stretto di Hormuz, piano Usa e svolta di Londra: Trump lancia la fase 2

Gli Stati Uniti accelerano la nuova fase della campagna militare avviata alla fine di febbraio contro l’Iran, superando la soglia di tre settimane di operazioni. In parallelo alle dichiarazioni del presidente Donald Trump, il Pentagono prepara ulteriori movimenti e aumenta l’intensità dei raid, con l’obiettivo strategico di riaprire lo Stretto di Hormuz, rimasto sotto pressione per il blocco delle comunicazioni marittime legato all’attività iraniana.

guerra contro l’iran e svolta oltre le tre settimane

La campagna iniziata il 28 febbraio con l’operazione Epic Fury entra in una fase di consolidamento e rilancio. Donald Trump sostiene che la superiorità militare statunitense abbia portato a un esito già favorevole, opponendosi all’idea di un cessate il fuoco. Nel discorso pubblico ribadisce la necessità di proseguire l’azione finché l’avversario non viene indebolito in modo determinante.

Al centro del nuovo passaggio c’è la possibilità di riaprire lo Stretto di Hormuz. La posizione di Teheran, descritta come un blocco della via del petrolio, viene collegata a effetti immediati sull’offerta di greggio: viene indicato un impatto pari al 20% del mercato mondiale. Trump afferma inoltre che lo stretto, secondo la sua impostazione, servirebbe soprattutto a Europa, Cina e Giappone, aggiungendo che l’accesso finirebbe per sbloccarsi senza ulteriori forzature.

coalizione e basi britanniche per operazioni contro obiettivi iraniani

Il piano operativo trova un ulteriore elemento di sostegno nella collaborazione del Regno Unito. Londra ha infatti autorizzato gli Stati Uniti a utilizzare basi britanniche per raid finalizzati a colpire obiettivi iraniani. L’autorizzazione viene estesa anche ad attività statunitensi definite “difensive”, orientate a colpire capacità impiegate da Teheran per attaccare le navi nello Stretto di Hormuz.

La reazione iraniana arriva subito tramite il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, che sostiene che “l’ampia maggioranza del popolo britannico” non desideri un coinvolgimento nella guerra tra Israele e Stati Uniti contro l’Iran. Nel messaggio indirizzato al premier britannico Keir Starmer, Araghchi afferma che consentire l’uso delle basi per l’aggressione all’Iran metterebbe a rischio vite britanniche, citando il diritto di Teheran all’autodifesa.

fase 2 e variazioni di missione: uomini e piattaforme in arrivo

Il quadro in evoluzione include la predisposizione di un dispiegamento più ampio, interpretato come “fase 2” dell’offensiva. Secondo quanto riportato da CBS, il Pentagono avrebbe preparato passaggi dettagliati per il possibile invio di forze di terra statunitensi.

Nelle ore successive, la posizione pubblica di Trump viene descritta come soggetta a cambiamenti rapidi: viene indicata la negazione di un invio immediato di truppe americane sul terreno, pur restando “aperto uno spiraglio”. Parallelamente, vengono evocati elementi operativi che renderebbero possibile modificare strategie e impegni in tempi relativamente brevi.

dispiegamento verso il medio oriente: navi e unità dei marines

Nel nuovo ciclo di mobilitazione, il Pentagono sta inviando tre navi da guerra e altre migliaia di Marines in Medio Oriente, in un secondo dispiegamento nella regione avvenuto negli ultimi giorni. Circa 2.200 militari del gruppo tattico USS Boxer amphibious, basato in California, e l’11ma Marine Expeditionary Unit, originariamente destinata all’area dell’Indo-Pacifico, vedono la missione modificata e accelerata. Le unità risultano ora dirette verso il teatro di guerra.

Restano aperti due elementi: quando le unità arriveranno effettivamente nella regione e quale sarà la loro missione specifica. Il dispiegamento segue il trasferimento di un precedente gruppo tattico, il Tripoli amphibious ready group con la 31ma Marine Expeditionary Unit, composta da 2.200 militari. La USS Tripoli è stata segnalata vicino a Singapore all’inizio della settimana. Non è chiaro se le due unità opereranno in contemporanea e per quanto tempo.

raid aerei più intensi: A-10 e Apache contro navi, mine e missili

Accanto ai movimenti navali, il mosaico operativo include l’incremento di operazioni aeree condotte dagli Stati Uniti e da alcuni alleati, senza indicazione dei Paesi coinvolti. L’obiettivo dichiarato è la neutralizzazione di navi, mine e missili da crociera impiegati dall’Iran.

impiego dei velivoli: attacchi a bassa quota e copertura contro droni

Nel dettaglio, vengono citati A-10 impiegati per volare a bassa quota sul tratto di mare e interdire le navi da attacco iraniane. Accanto a questi, sono indicati elicotteri Apache, utilizzati per colpire droni. A descrivere l’impostazione è il generale Dan Caine, a capo degli stati maggiori riuniti Usa, in conferenza stampa.

L’uso di A-10 e Apache viene ricondotto a condizioni operative particolari: si tratta di piattaforme con profili di volo coerenti con bersagli in aree dove la difesa aerea risulterebbe meno articolata. Viene sottolineato che, in questo contesto, le difese aeree efficienti sarebbero difficilmente decisive contro obiettivi alla portata.

risultati dei raid: oltre 120 unità navali iraniane danneggiate o distrutte

Dan Caine spiega che un A-10 Warthog è schierato sul fianco sud e colpisce navi da attacco veloci nello Stretto di Hormuz, mentre gli Apache partecipano alle operazioni. Alcuni Paesi alleati, secondo quanto riportato, impiegano a loro volta Apache per colpire droni descritti come a perdita.

Nel computo degli effetti fin qui prodotti, il Pentagono riferisce che i raid aerei statunitensi hanno distrutto o danneggiato più di 120 unità navali iraniane. Nonostante l’intensificazione, Teheran risulta ancora in possesso di un vasto arsenale di missili montati su camion e di centinaia di navi nascoste in siti sotterranei lungo la costa e in isole. Farzim Nadimi, analista dell’Institute for Near East Policy, sostiene che sarebbero necessarie altre settimane per poter riaprire lo Stretto.

assetti strategici per riaprire hormuz

La componente terrestre resta oggetto di predisposizioni, mentre l’azione aerea e la presenza navale costruiscono la pressione sul controllo della rotta petrolifera. In parallelo, viene evocata anche la possibilità di azioni rapide verso l’isola di Kharg, indicata come elemento chiave del sistema petrolifero iraniano. Anna Kelly, vice portavoce della Casa Bianca, afferma che le forze armate statunitensi possono conquistare l’isola di Kharg in qualsiasi momento se il presidente impartisce l’ordine.

Persone citate:

  • Donald Trump
  • Abbas Araghchi
  • Keir Starmer
  • Anna Kelly
  • Dan Caine
  • Farzim Nadimi
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