Strage di Altavilla, assolta la figlia di Barreca: era incapace di intendere

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Strage di Altavilla, assolta la figlia di Barreca: era incapace di intendere

La Corte d’Appello di Palermo ha deciso di assolvere una ragazza coinvolta nella strage di Altavilla Milicia, riconoscendole, al momento dei fatti avvenuti nel febbraio 2024, una incapacità temporanea di intendere e di volere. Una decisione che ribalta l’esito del primo grado, nel quale la stessa giovane era stata condannata a 12 anni e otto mesi, con conseguenze dirette sulla sua posizione processuale e sulla valutazione della responsabilità penale.

assoluzione per incapacità temporanea di intendere e di volere

Nel giudizio di secondo grado, i giudici della sezione per i minorenni hanno escluso la sua imputabilità. La ragazza, all’epoca dei fatti ancora minorenne, viene ritenuta non in grado di comprendere e di autodeterminarsi durante la settimana in cui si sono consumati gli eventi. Le conclusioni si basano su perizie mediche svolte in due distinti momenti, che hanno confermato la condizione incapacitante.

La Corte ha inoltre valutato la capacità solo parzialmente presente e, considerando l’età compresa tra più di 14 anni e meno di 18, ha applicato gli articoli 98 e 530 del codice penale. Ne deriva l’esclusione della responsabilità penale della giovane imputata.

strage di altavilla milicia: accuse e ricostruzione dei fatti

Il procedimento riguardava episodi di eccezionale gravità legati a un presunto rito di liberazione dal demonio, durante il quale sarebbero stati torturati e uccisi una donna e i suoi due figli: madre e sorella delle vittime. La ragazza era accusata di omicidio plurimo aggravato e occultamento di cadavere.

Nel corso del primo grado, la giovane aveva dichiarato di voler rifare tutto. Inoltre, secondo quanto emerge nel procedimento, avrebbe mantenuto questa posizione anche davanti alle suppliche della madre, che l’avrebbe pregata di chiamare i carabinieri.

responsabilità in primo grado e svolta nel processo

All’esito del giudizio di primo grado, la giovane era stata ritenuta responsabile della morte della madre, Antonella Salamone, e dei fratelli Kevin ed Emanuel, rispettivamente di 16 e 5 anni, uccisi in quella che i periti avevano definito un rito esoterico nella villetta di famiglia.

Le indagini erano partite anche da elementi emersi sul posto. I carabinieri avrebbero trovato la ragazza nel suo letto, mentre a pochi metri erano presenti i corpi dei fratelli. In una fase iniziale, si era ipotizzato che potesse trattarsi dell’unica sopravvissuta alla strage; successivamente, nel procedimento, la stessa giovane avrebbe ammesso di aver preso parte a torture e omicidio dei familiari.

processo ancora in corso: troncone principale e imputati

La decisione della Corte d’Appello riguarda la posizione della ragazza, mentre il troncone principale del processo prosegue. Al centro dell’istruttoria rimanente c’è la figura del padre, Giovanni Barreca, per il quale è prevista e risulta già disposta una perizia psichiatrica.

Continuano inoltre le posizioni di Massimo Carandente e Sabrina Fina, indicati come presenti al momento della strage e per i quali l’impianto accusatorio li vede imputati davanti alla Corte d’Assise.

persone coinvolte nel procedimento

  • Giovanni Barreca
  • Massimo Carandente
  • Sabrina Fina
  • Antonella Salamone
  • Kevin (16 anni)
  • Emanuel (5 anni)
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Categorie: Cronaca

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