Starmer non consultò Mandelson prima della nomina, limitando a tre le domande al futuro ambasciatore Usa

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Starmer non consultò Mandelson prima della nomina, limitando a tre le domande al futuro ambasciatore Usa

Nel dicembre 2024 il governo laburista annunciò la nomina di Peter Mandelson a ambasciatore britannico negli Stati Uniti, con la finalità di attingere a un patrimonio di esperienza politica ed economica ritenuto unico. L’obiettivo dichiarato era accompagnare il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca e rinforzare la relazione speciale tra Regno Unito e Stati Uniti in una fase contraddistinta da protezionismo e tensioni globali.

caso mandelson: nomina, ruolo e rischi politici

Nella cornice di questa scelta, la gestione della procedura apparve orientata a valorizzare competenze di alto livello, ma fu esposta a critiche sul piano etico e politico per i legami con Epstein. La nomina, definita da alcuni come una mossa determinante, finì per aprire una ferita politica che continuò a sanguinare dentro un governo già fragile.

Prima dell’annuncio, il Cabinet Office allestì una due diligence checklist che segnalava esplicitamente un general reputational risk, riferito alla relazione tra Mandelson ed Epstein. Il premier ammise di conoscere parte dei rapporti, ma sostenne di essere stato ingannato sulla profondità e sulla continuità di tali legami. In Parlamento, il 10 settembre 2025, garantì che era stato seguito un full due process, la procedura prevista per le verifiche dei candidati a incarichi pubblici, ma documenti resi noti successivamente dalla Commissione Parlamentare e un’esclusiva del The Times descrissero un iter percepito come opaco e affrettato.

La procedura di verifica non prevedeva un contatto diretto tra Mandelson e il premier: la valutazione fu affidata a due figure di fiducia vicine al politico, Morgan McSweeney e Matthew Doyle. A Mandelson furono poste solo tre domande sul rapporto con Epstein: le risposte furono valute come> soddisfacenti da Doyle e non espresse giudizi definitivi da McSweeney. Il National Security Adviser Jonathan Powell definì il processo come “weirdly rushed”, ovvero stranamente affrettato. Riserve emersero anche da figure che avevano conoscenze istituzionali, come Sir Philip Barton e Dame Karen Pierce, entrambe segnalarono i rischi politici negli Stati Uniti.

Mandelson rimase in carica solo sette mesi: fu rimosso nel settembre 2025, dopo l’emergere di email che indicavano legami più stretti di quanto dichiarato. Per disposizione dei contribuenti ricevette un’indennità di 75.000 sterline, pur avendo chiesto una cifra molto più elevata. L’indagine della Metropolitan Police per presunta cattiva condotta in un ufficio pubblico resta aperta, mentre Mandelson ha affidato la difesa allo studio Mishcon de Reya, noto per la sua aggressività processuale. Secondo le ricostruzioni, durante una visita ufficiale a Washington, Mandelson organizzò un incontro negli uffici di Palantir, colosso della Difesa che in seguito ha stipulato contratti miliardari con il governo britannico. Palantir era cliente di Global Counsel, la società di consulenza fondata da Mandelson e chiusa a febbraio, al momento della caduta.

Dal lato politico, Starmer chiese scusa alle vittime di Epstein e assunse piena responsabilità per la nomina. Le rivelazioni successive hanno intaccato ulteriormente la credibilità del leader laburista, incidendo su un’immagine costruita attorno al cambiamento, al rigore e alla trasparenza. La decisione è stata percepita come un’anticipazione di una prassi diversa dalla tradizione, con potenziali costi politici legati a una gestione ristretta a cerchie personali. I conservatori hanno chieso dimissioni, e dentro il Labour si parla di arroganza e di una gestione centralizzata del partito; le sconfitte elettorali recenti hanno alimentato dubbi sul futuro della leadership.

La vicenda ha avuto riflessi sul piano internazionale: tra i timori di una influenza politica in una destinazione chiave e i segnali di fragilità interna, la gestione ha alimentato discussioni su trasparenza, accountability e competenza nell’assegnazione di incarichi pubblici ad alto profilo.

Nel complesso, l’episodio ha evidenziato la necessità di criteri di valutazione pubblica rigorosi e di una gestione aperta delle relazioni potenzialmente rischiose, soprattutto quando si tratta di ruoli di grande rilevanza diplomatica e protagonista in un panorama globale dinamico.

Nominativi principali coinvolti

  • Peter Mandelson
  • Keir Starmer
  • Jeffrey Epstein
  • Morgan McSweeney
  • Matthew Doyle
  • Jonathan Powell
  • Sir Philip Barton
  • Dame Karen Pierce
  • Palantir
  • Global Counsel
Epstein file, Starmer non parlò mai con Mandelson prima della nomina. E al futuro ambasciatore negli Usa vennero poste solo tre domande

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