Soia in Europa a rischio con la legge UE anti

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Soia in Europa a rischio con la legge UE anti

Negli Stati Uniti si intensifica il confronto con Bruxelles per modificare l’impianto della legge europea anti-deforestazione, con l’obiettivo di alleggerire gli obblighi legati alla tracciabilità e alla comunicazione dei dati lungo le filiere. Il nodo centrale riguarda l’applicazione del regolamento Eudr e le conseguenze sulle esportazioni di prodotti strategici, tra cui la soia, impiegata in larga misura nei mangimi per gli allevamenti europei.

pressioni degli stati uniti su bruxelles e revisione eudr

Washington sta esercitando pressioni sull’Unione Europea affinché vengano annacquate le regole previste dalla legge anti-deforestazione. Il provvedimento impone agli importatori di sette materie prime—caffè, cacao, olio di palma, bovini, soia, legname e gomma—oltre ad alcuni prodotti derivati, di dimostrare che le rispettive catene di approvvigionamento non siano collegate alla deforestazione.

A dicembre 2025 Europarlamento e Consiglio Ue hanno approvato una revisione che semplifica gli obblighi del dovere di diligenza e che, su richiesta dell’industria, ha rinviato di un anno l’applicazione del regolamento Eudr. Si tratta del secondo rinvio: il testo approvato a maggio 2023 era entrato in vigore a giugno 2023, con l’applicazione inizialmente prevista dal 30 dicembre 2024 per le grandi aziende e sei mesi dopo per le piccole e medie imprese. In base all’assetto attuale, le norme dovrebbero diventare effettive dal 30 dicembre 2025 per le grandi imprese e dal 30 giugno 2026 per le Pmi.

commissione ue, analisi entro il 30 aprile e richieste aggiuntive usa

Secondo quanto emerso, la revisione annunciata dagli Stati Uniti non è considerata sufficiente. Il motivo principale è la presenza di obblighi considerati troppo onerosi per le esportazioni statunitensi di alcuni prodotti, tra cui la soia. La Commissione Ue, entro una scadenza ravvicinata, deve svolgere una nuova valutazione: una relazione da presentare entro il 30 aprile con l’analisi di oneri e impatto della revisione, insieme a eventuali ulteriori proposte.

Per questo, funzionari del Dipartimento dell’Agricoltura e dell’Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti—come riferito—hanno svolto una serie di incontri recenti in diverse città europee: Madrid, Roma, Berlino, Parigi e Bruxelles. La finalità indicata è ottenere ulteriori modifiche in grado di incidere sull’attuale impostazione, pur con il rischio di rallentare o compromettere un iter legislativo durato anni.

incontri con funzionari europei e conferme di preoccupazioni

La delegazione Usa ha incontrato a Madrid María Jesús Rodríguez de Sancho, direttrice generale spagnola per la biodiversità. In seguito, il 13 marzo, Jason Hafemeister, alto funzionario del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA), ha tenuto un incontro con i media. In quell’occasione sono state ribadite perplessità già espresse in precedenti occasioni e documenti, sostenendo che non sarebbe arrivata una rassicurazione da parte della Commissione Ue.

La Commissione Ue si sarebbe orientata su modifiche più leggere, definite come ritocchi tecnici legati all’elenco dei prodotti interessati, includendo ad esempio caffè istantaneo e sapone a base di olio di palma. Per gli Stati Uniti, però, l’intervento su singoli elementi non cambierebbe il punto decisivo: la revisione richieste coinvolgerebbe il sistema di tracciabilità e l’obbligo di comunicare specifici dati agli importatori.

categoria di rischio e revisione della metodologia di calcolo

Il regolamento, così com’è, prevede una divisione dei paesi in base al livello di rischio di deforestazione: basso, standard e alto. Gli Stati Uniti risultano già inseriti nella categoria a basso rischio, con conseguenti minori obblighi. Tra i cambiamenti proposti da Washington, secondo le informazioni riportate, rientrerebbe l’introduzione di una nuova fascia definita “rischio trascurabile”, pensata per collocare gli Stati Uniti in un’area che comporterebbe un’attenuazione drastica della documentazione richiesta.

La proposta includerebbe variazioni nella metodologia di calcolo usata per classificare gli stati e toccherebbe anche la soglia di 70mila ettari all’anno legata alla deforestazione. La combinazione di questi interventi mirerebbe a escludere un paese dalla lista di quelli a basso rischio.

soia statunitense, possibile interruzione per l’allevamento europeo

Il rischio paventato riguarda possibili interruzioni dell’approvvigionamento di soia dagli Stati Uniti da parte degli allevatori europei. Negli ultimi decenni la richiesta globale di soia è aumentata rapidamente, mentre la produzione si è mantenuta concentrata in pochi paesi, tra cui Stati Uniti, Brasile e Argentina. Il quadro produttivo è cambiato: in passato il maggiore produttore di soia erano gli Stati Uniti, mentre oggi la leadership spetta al Brasile, con oltre 120 milioni di tonnellate all’anno.

Il tema della soia è al centro di discussioni anche per il metodo di coltivazione: viene spesso coltivata in monoculture, con ricadute su deforestazione e biodiversità. Un ulteriore elemento di rilievo è l’elevata diffusione di coltivazioni Ogm. In Argentina la quota è indicata come quasi totalitaria, negli Stati Uniti sarebbe pari al 90%, mentre in Brasile si attesterebbe intorno al 70%.

Secondo le informazioni riportate, negli Stati Uniti quasi tutti i semi sarebbero Ogm perché le piante sarebbero progettate per resistere agli erbicidi, agli insetti e ai cambiamenti climatici. Ne deriverebbe la possibilità di coltivare in aree molto estese anche dove una volta sarebbe stato difficile farlo. In Europa, l’Italia risulterebbe il primo produttore di soia, con un divieto di coltivazione della varietà transgenica, che però resterebbe importabile.

Si indica inoltre che l’80% della soia utilizzata nel paese sarebbe importata. Ne conseguirebbe che carne, uova e latte acquistabili al supermercato potrebbero derivare da animali nutriti con mangimi contenenti Ogm.

posizione wwf e impatto del ritardo nell’eudr

Il Wwf segnala rischi e mette in evidenza l’esigenza di mantenere le priorità ambientali, sociali ed economiche dell’Ue. Anke Schulmeister-Oldenhove, responsabile per le foreste del Wwf Ue, afferma che l’Unione Europea non dovrebbe mettere in secondo piano tali priorità per assecondare interessi esterni. L’attenzione si concentra anche sul fatto che il regolamento ha già dovuto superare più di un passaggio prima dell’entrata in vigore.

Nel quadro riportato, viene richiamato un dato sull’abbattimento degli alberi: circa un albero al secondo sarebbe tagliato per soddisfare i consumi dell’Ue delle materie prime individuate dal regolamento. In aggiunta, il ritardo nell’entrata in vigore dell’Eudr avrebbe già prodotto conseguenze misurabili: viene indicata la perdita di circa 100 milioni di alberi, oppure, in termini di superficie, il “consumo” di un’area forestale equivalente all’intera Valle d’Aosta.

figure coinvolte negli incontri citati

  • María Jesús Rodríguez de Sancho, direttrice generale spagnola per la biodiversità
  • Jason Hafemeister, alto funzionario del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA)
  • Anke Schulmeister-Oldenhove, responsabile per le foreste del Wwf Ue
  • Edoardo Nevola, responsabile Foreste del Wwf Italia
Gli Stati Uniti fanno pressione per indebolire la legge europea anti-deforestazione che non piace ai produttori di soia

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