Referendum per il no 5,5 milioni di voti in più rispetto a pd m5s e avs alle europee
Il No ha preso 3,9 milioni di voti in più rispetto a quelli ottenuti alle politiche 2022 dalle liste che lo sostenevano, mentre il Sì 2,4 in meno rispetto ai partiti che erano a favore della riforma.#MaratonaYoutrend pic.twitter.com/pTjkBUuZNZ
— Youtrend (@you_trend) March 24, 2026
Il referendum sulla riforma della giustizia ha prodotto un risultato netto e polarizzato, con il no che si impone in modo significativo. Le elaborazioni disponibili mettono a fuoco non soltanto la consistenza numerica dei consensi, ma anche la dinamica dei voti rispetto alle elezioni precedenti e le possibili ricadute sugli equilibri politici.
no alla riforma della giustizia: 15 milioni di voti e distacco di quasi 2 milioni
Il dato più rilevante riguarda la somma complessiva dei voti: il no ha ottenuto oltre 15 milioni di preferenze, staccando di quasi 2 milioni i voti favorevoli al sì. Gli italiani che hanno votato contro la riforma risultano quindi quasi 5 milioni e mezzo in più rispetto agli elettori che, nelle Europee del 2024, hanno scelto Partito democratico, Movimento 5 stelle e Alleanza Verdi-Sinistri, cioè i tre partiti che avevano sostenuto il no.
Il confronto con le Politiche del 2022 evidenzia un ulteriore ampliamento: il fronte del no totalizza 3,9 milioni di voti in più rispetto a quelli raccolti dalle liste che lo sostenevano in quell’occasione.
analisi di youtrend: parte dei voti no non si collega automaticamente ai partiti
Secondo le analisi riportate da Youtrend, almeno 4-5 milioni di elettori che hanno scelto il no non sono riconducibili ai partiti promotori della posizione contraria. Sul versante opposto, i voti per il sì risultano 2,4 milioni in meno rispetto a quelli ottenuti dal centrodestra e da Italia-Viva, Azione e +Europa alle Politiche, con un’ulteriore differenza stimata di circa 400mila unità rispetto alle scorse Europee.
compattezza del no e defezioni nel sì: come cambia l’elettorato
La tornata referendaria è descritta come una fotografia in cui il no resta più compatto, mentre il sì perde consistenza. Youtrend segnala che Pd, M5s e Avs hanno mantenuto oltre l’80% della propria base. Al contrario, il campo del sì presenta defezioni più significative.
In particolare, viene evidenziato che Forza Italia mostra un tasso di caduta verso il no non trascurabile. La lettura proposta collega questo fenomeno a un elettorato moderato e urbano che avrebbe scelto di esprimere una forma di freno. Anche per Azione, Italia Viva e +Europa la situazione appare spaccata: risulta il no prevalere tra gli elettori di Italia Viva e +Europa, mentre negli altri segmenti emergono differenze rilevanti rispetto alle attese di schieramento.
istituto cattaneo: voto divergente minimo e eccezione al Sud
Secondo l’analisi dell’Istituto Cattaneo, gli elettori di Pd, M5s e Avs hanno votato in modo piuttosto compatto, seguendo la posizione prevalente del proprio campo. La quota di “voto divergente” viene indicata come minima sia tra le fila del no sia tra quelle del sì.
L’eccezione segnalata è collegata alla dimensione territoriale. Nelle città del Sud una quota variabile tra 10% e 30% di elettori del centrodestra ha scelto il no. La dinamica si ripete, a parti invertite, anche per gli elettori del centrosinistra. L’interpretazione riportata evidenzia un voto nel Sud caratterizzato da un legame più debole con la contrapposizione ideologica, con un livello di polarizzazione meno frontale rispetto ad altre aree.
il voto no si trasferisce alla politica? dubbi su conversione e predittività
La questione centrale riguarda se i milioni di voti in più del no rispetto ai partiti possano tradursi in un vantaggio per la coalizione del campo progressista. Gli stessi sondaggisti sollevano dubbi sulla trasferibilità automatica del voto referendario.
Un elemento portato come conferma viene dalle elezioni suppletive tenute lo stesso giorno in due collegi veneti. I risultati indicano che il voto referendario non si converte automaticamente in consenso partitico: circa 30.000 elettori che hanno votato no non hanno scelto il centrosinistra nelle suppletive.
Youtrend sintetizza il punto evidenziando che votare no si presenta come una scelta facile, con una forza binaria; la traduzione in un’adesione a una coalizione, invece, è un processo differente. Anche l’Istituto Cattaneo mette in guardia sull’uso del risultato come indicatore per future elezioni politiche, spiegando che anche volendo interpretare il referendum come una misura del consenso verso le linee politiche di governo e opposizione, l’esito potrebbe condurre verso maggioranze risicate o, al massimo, a maggioranze relative.
affluenza e partecipazione: astensioni del centrodestra e stime di crescita del sì
Un ulteriore passaggio riguarda i flussi di affluenza rispetto ai partiti. Le stime indicano che gli elettori di Pd e Avs (ma anche Azione e Italia Viva) avrebbero partecipato in modo massiccio al voto. Per il centrodestra emerge invece una maggiore astensione: tra 12% e 15% rispetto alle Politiche.
Quota simile viene riportata per gli elettori del M5s, con una considerazione specifica: la partecipazione al referendum è stata in misura significativamente superiore rispetto alle Europee del 2024. L’Istituto Cattaneo stima che, se la partecipazione dell’elettorato di centrodestra al referendum fosse stata pari a quella dell’elettorato di centrosinistra, il sì avrebbe potuto contare su circa 4 punti percentuali in più.
istituti e centri di analisi citati nelle valutazioni
- Youtrend
- istituto cattaneo

