Referendum, montanari no dei giovani destra trasuda odio per la diversità

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Referendum, montanari no dei giovani destra trasuda odio per la diversità

La politica italiana si trova di fronte a un confronto generazionale destinato a lasciare tracce profonde. Tomaso Montanari, rettore dell’Università per Stranieri di Siena, descrive la generazione che ha contribuito in modo determinante alla vittoria del No al referendum sulla giustizia, mettendo al centro un cambiamento culturale netto tra la destra al governo e i giovani italiani.

Secondo Montanari, questi ragazzi sono cresciuti con punti di riferimento forti come Greta Thunberg e con Papa Francesco, che ha invitato a fare chiasso per il pianeta. Questo passaggio educativo e simbolico viene presentato come uno spartiacque capace di influenzare scelte e partecipazione civica, soprattutto quando il dibattito pubblico tocca temi etici e sociali.

giovani e referendum sulla giustizia: il significato della vittoria del no

Nel racconto di Montanari, la vittoria del No al referendum sulla giustizia non è letta soltanto come un fatto elettorale, ma come il risultato di una sensibilità maturata nel tempo. La generazione chiamata in causa viene dipinta come formata da esperienze condivise e da una visione del mondo in cui la partecipazione non appare episodica.

Nel delineare il contrasto, Montanari collega l’impegno giovanile a un contesto culturale in cui in piazza per il pianeta è diventato un elemento ordinario della socialità scolastica e giovanile, con un’attenzione costante alle questioni globali.

giorgia meloni e giovani: la critica su piazze e voto dei fuorisede

Montanari concentra poi la propria analisi sulle posizioni di Giorgia Meloni, descrivendone l’impatto sul rapporto con i giovani. In particolare, viene ricordata la critica rivolta a chi è sceso in piazza contro il genocidio a Gaza, a cui si aggiunge un’ulteriore azione: “ha fatto di peggio”, con il tentativo di impedire in parte il voto ai fuorisede.

La misura relativa al voto dei fuorisede viene indicata come una scintilla capace di alimentare l’indignazione sui social da parte dei diretti interessati. Montanari sostiene che la retorica politica basata su odio e paura non riesca a trovare spazio tra i più giovani, richiamando una conoscenza pregressa del comportamento elettorale nella fascia giovanile.

fascia giovanile e retorica politica: perché l’odio non funziona

Secondo Montanari, nel 2022 nella fascia giovanile i consensi sarebbero stati pochissimi, e la politica lo saprebbe. La spiegazione proposta è chiara: una narrazione fondata su paura dell’altro non risulta efficace presso chi, invece, tende a riconoscere nella diversità un valore centrale.

divario culturale tra generazioni: valori, linguaggio e distanza

Il rettore sottolinea che il divario generazionale non è soltanto numerico, ma profondo e culturale. Secondo la lettura di Montanari, chi si rivolge ai ragazzi non può ricorrere a toni negativi facendo leva sul timore, perché per loro la diversità rappresenta un riferimento prioritario.

In questa prospettiva, i giovani vengono descritti come portatori di un linguaggio che non si lascia intercettare da formule di contrasto: non hanno parole per parlare con atteggiamenti percepiti come ostili o alimentati dall’esclusione.

l’esempio di Filippo: partecipazione e idee morali diverse

Per rendere l’idea della trasformazione, Montanari porta l’esempio di suo figlio Filippo, che a 18 anni avrebbe votato per la prima volta al referendum. La traiettoria personale viene presentata come emblematica: durante la scuola media, Filippo sarebbe sceso in piazza per il pianeta e avrebbe trovato Papa Francesco accanto al percorso civico, senza vincoli religiosi e con idee sulla morale sessuale differenti rispetto ad alcuni modelli tradizionali.

Nonostante la pluralità delle posizioni, il punto comune individuato è la capacità di convergere su un movimento generale: l’aggregazione nasce su un terreno più ampio della sola cornice ideologica.

episodi politici e percezione dei giovani: l’odio per la diversità come fattore decisivo

Montanari attribuisce poi ad alcuni episodi un ruolo ulteriore nell’allontanamento dei giovani dalla destra al governo. Viene citato il “tradimento” denunciato in Parlamento riguardo al consenso della donna nello stupro. Il tema viene indicato come particolarmente rilevante per i ragazzi, più che per altri passaggi del confronto politico.

Il rettore collega questa percezione alla presenza, nella visione giovanile, di un odio per la diversità che genererebbe una distanza emotiva e culturale. Da qui l’idea che il governo abbia ritenuto di non consentire il voto ai fuorisede perché avrebbe saputo che mancava un linguaggio comune tra istituzioni e giovani.

messaggio conclusivo: i giovani come risorsa decisiva

Chiusura improntata all’ottimismo nel quadro delineato da Montanari. L’attenzione si sposta sulle possibilità offerte dalle nuove generazioni: i ragazzi vengono definiti un enorme patrimonio.

Su Gaza, Montanari afferma che sono stati i ragazzi delle università a indicare all’Occidente “da che parte stare”. Il messaggio finale ribadisce che, nella sua esperienza, il cambiamento può essere insegnato e trasmesso: la capacità di incidere verrebbe dai suoi studenti e studentesse, presentati come protagonisti attivi di un percorso che può fare la differenza.

Personaggi menzionati:

  • Tomaso Montanari
  • Lilli Gruber
  • Giorgia Meloni
  • Greta Thunberg
  • Papa Francesco
  • Filippo (figlio di Tomaso Montanari)
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