Processo a 28 anarchici per devastazioni dopo il corteo a sostegno di Cospito a Torino
Tre anni dopo i disordini registrati durante il corteo torinese del 4 marzo 2023, ventotto anarchici sono destinati a un processo per i fatti violenti che accompagnarono la protesta chiesta per la liberazione di Alfredo Cospito. L’inchiesta punta a far luce su dinamiche, materiali e condizioni che hanno portato a scontri con le forze dell’ordine, con una cornice giudiziaria che coinvolge anche parti civili di rilievo. Il procedimento proseguirà con la prima udienza fissata per il 2026 e vede una presenza diffusa di enti pubblici e istituzioni cittadine come parti lese.
processo ai ventotto anarchici per i disordini del corteo del 4 marzo 2023 a torino
contesto e imputazioni
L’ipotesi accusatoria riguarda devastazione, resistenza e lesioni in relazione ai disordini verificatisi nel percorso della manifestazione torinese. Secondo gli investigatori, i partecipanti avrebbero portato in strada fumogeni, materiale esplosivo e infiammabile, oltre a caschi, guanti, maschere antigas, scudi di plexiglass e strumenti contundenti come mazze e martelli. Una parte del materiale, sequestrato dalla Digos, sarebbe stata occultata in un furgone parcheggiato non lontano dal punto di partenza del corteo. L’azione avrebbe mirato a provocare uno scontro aperto con le forze dell’ordine all’arrivo ai giardini Lamarmora.
dinamiche dell’azione e coinvolgimento nel corteo
Secondo la ricostruzione investigativa, alcuni manifestanti si sarebbero travisati dietro un telone bianco e avrebbero cambiato abiti per non essere riconosciuti, prima di prendere posizione all’inizio, al centro e in coda rispetto alla testa del corteo. All’atto iniziale dei disordini, la situazione avrebbe visto l’uso di segnali visivi e tattiche coordinate che hanno favorito la disseminazione di elementi potenzialmente offensivi lungo il percorso, con il coinvolgimento di diverse aree della dinamica cittadina.
danni e parti civili
Durante gli scontri si sarebbero registrati danni a vetrine di negozi, l’imbrattamento di una chiesa e danni a veicoli parcheggiati lungo il tragitto. A sostegno della pubblica accusa, figure istituzionali e socio-economiche hanno avviato azioni di tutela: il ministero dell’Interno, il Comune di Torino, alcune banche e il Gruppo torinese trasporti hanno costituito parte civile nel procedimento.
stato dell’inchiesta e prossime udienze
La fase processuale è guidata dal pubblico ministero Paolo Scafi, con la prima udienza fissata per 11 novembre 2026. Il contesto giudiziario resta attentamente monitorato dal punto di vista procedurale, con l’istruttoria che procederà per definire responsabilità e responsabilità dirette nell’ambito di quanto contestato dall’accusa.
fattori processuali e prospettive
La vicenda richiama l’attenzione sull’organizzazione di azioni durante manifestazioni pubbliche e sull’equilibrio tra diritto di espressione e ordine pubblico. Le iniziative legali sono orientate a stabilire i ruoli specifici degli imputati, nonché la portata dei danni materiali e delle intrusioni in spazi pubblici e privati.
Personaggi principali:
- Paolo Scafi — pubblico ministero titolare dell'inchiesta
